Essere giovani non è solo un fatto anagrafico ma anche un ritmo del cuore, un’aspirazione dell’anima, una peculiarità che accompagna coloro che sanno guardare al futuro con nuove prospettive, sapendosi mettere in discussione perché c’è sempre un’altra possibilità, un’altra strada, una nuova partita da giocare.

Massimiliano Bertini, uno che nella nostra città non ha proprio bisogno d’essere presentato, visto che è stato persona di spicco nel nostro panorama politico, è un “diversamente giovane” proprio per questo: ha saputo svoltare e ricominciare, gli siamo grati per aver voluto condividere i suoi pensieri e la sua storia. E’ da angolazioni diverse che s’impara a vedere con altri occhi anche il nostro presente. Grazie Max!

“Chi mi conosce – racconta Massimiliano – sa che ho una passione per le date e i ricorsi storici di esse.
Mentre apro il computer, mentre sono in vacanza in Puglia, focalizzo che oggi è il 2 agosto.
La mia avventura in Kuwait inizia proprio il 2 agosto dello scorso anno, quando una collega di HR mi telefonò mentre ero in ferie per propormi un’opportunità di lavoro in Kuwait. Ma il 2 agosto è stato anche il giorno in cui io e molti altri abbiamo scoperto l’esistenza di questo stato: era il 1990 e, quel giorno, l’esercito iracheno invase questo stato rimasto anonimo fino ad allora.
Nel gennaio del 1991 iniziò la guerra di liberazione del Kuwait da parte di una coalizione di Stati, tra cui anche l’Italia. Ricordo la notte dell’avvio delle ostilità; ero consigliere comunale da meno di un anno e  quella seduta prevedeva il dibattito sulle opportunità del coinvolgimento dell’Italia.
La discussione si protrasse nel corso della notte tra chi era a favore e chi contro, in un esercizio di democrazia a cui penso non ci dovremmo mai sottrarre, ma l’attualità ebbe il sopravvento… ”la guerra è iniziata” urlò entrando in aula un consigliere e tutti fummo messi a tacere.
Poi il Kuwait ridiventò un ricordo sbiadito fino a quel giorno in cui dovetti scegliere in quale nuovo binario far scorrere la mia vita: la noiosa routine professionale o nuovi orizzonti stimolanti?
L’opportunità nascente consisteva nel seguire un cantiere in Kuwait, questo voleva dire avere il coraggio di mettere un punto a capo. Prendere decisioni simili non è mai stato il mio forte, ma alla fine il confronto con i miei affetti mi ha spronato ad accettare la sfida.
In fondo non avevo mai lasciato la mia “comfort zone”, ero sempre stato in una sorta di limbo dove sapevo dare il meglio o dove gli altri avevano intuito che avrei potuto dare il meglio, sia nella mia vita professionale che in quella politica, sia nel bene che nel male (qualche volta avrei meritato o forse avrei potuto sperimentare nuovi orizzonti, ma queste sono storie del passato…).
A novembre dello scorso anno sono sbarcato in Kuwait timoroso, ma determinato a provarci con tutte le mie capacità. Le aspettative erano di un’opportunità lavorativa stimolante e di un’esperienza culturale e umana indelebile nei miei ricordi e in quelli delle persone che con me condividono la scelta e i periodi di soggiorno. Dopo un semestre di attesa per visti di lavoro ed altri aspetti burocratici, sono ormai quasi quattro mesi che sono residente.
La vita lavorativa scorre velocemente tra le attività in cantiere nel mezzo del deserto e l’ufficio in città, al 32° piano dell’Al-Hamra Tower, il 17° grattacielo al mondo in termini di altezza, una location veramente spettacolare.

Il Kuwait è una monarchia costituzionale, un emirato di giovane formazione, indipendente dal 1961, ma proiettato nel futuro, baciato dalla fortuna dell’ “oro nero”.
La scoperta dei giacimenti petroliferi ha sicuramente cambiato le prospettive di questa parte del mondo dando le possibilità di sviluppi economici e sociali diversamente immaginabili ma che, saggiamente amministrati, daranno possibilità di ulteriori sviluppi.
La guerra è stato un momento di arresto di uno sviluppo che è ripreso in pieno fermento: cantieri ovunque, un grandioso progetto per realizzare una nuova città: Silk City, al di là della baia su cui si affaccia Kuwait City, raggiunta da un lungo ponte di 32 km in mezzo al mare e realizzato da una ditta italiana.

Il Kuwait ha una popolazione di circa 4,5 milioni di abitanti di cui 1,4 milioni sono cittadini kuwaitiani e circa 3 milioni sono stranieri lavoratori.
Le etnie maggiormente rappresentate sono egiziani, indiani, filippini, pakistani, e poi tutto il resto del mondo: una società multiculturale e multirazziale, dove noi Italiani dovremmo essere meno di mille.

I miei colleghi, oltre ad un gruppo di italiani, sono kuwaitiani ed indiani, ma in cantiere i colleghi delle ditte fornitrici sono per la grande maggioranza egiziani, libanesi ed indiani.
Un’occasione di confronto e di conoscenza che mi sta accrescendo e che spesso mi permette paragoni con la nostra società e il nostro modo di vivere.
Mi sono reso conto che non conosciamo quasi nulla di questi Paesi; le informazioni che giungono in Europa sono scarse o filtrate, qui, come in tutto il Medioriente, ci sono culture, tradizioni, religioni, popoli in movimento, fermenti sociali che se fossero meglio conosciuti eviterebbero molti pregiudizi.

Spesso leggo commenti sui social italiani circa la libertà di culto, ebbene forse pochi sanno ad esempio che in Kuwait, Paese mussulmano, esistono anche le chiese, quella cattolica, la cattedrale della “Holy Family in the desert”, è stata regalata da uno sceicco alla Città del Vaticano in segno di amicizia e di rispetto; quella evangelista trova le sue radici nell’opera missionaria dei primi evangelici che nel Paese crearono il primo ospedale, oggi diventato un interessante museo di archeologia.

Abito di fronte ad una delle più importanti moschee della città e, ogni volta che c’è una funzione religiosa, mi stupisco della grande e sentita partecipazione, paragonandola a quella del nostro Paese.
Stessa cosa dicasi sulla libertà delle donne; in Kuwait possono vestire con abiti tradizionali o con una moda moderna rivisitata nel rispetto delle tradizioni, guidano liberamente da sole, spesso auto di grandi cilindrate e sportive.
Il Paese è per lo più desertico e la concentrazione abitativa è nell’area metropolitana di Kuwait City, una metropoli moderna con un lungomare di circa venti chilometri, sulle spiagge è possibile fare vita di mare e sport acquatici anche se il mare purtroppo non è certo caraibico….
Lo skyline della downtown al tramonto non ha nulla da invidiare ad altre metropoli mondiali, il lungomare poi è segnato dalle due Torri con le sfere che si illuminano tutte le sere con colori ed immagini diverse.
Nel centro della città, proprio ai piedi della Torre della Liberazione, si possono far acquisti nel delizioso Souk di Mubarakiya, un luogo non solo di commercio, ma anche di aggregazione con molti ristoranti tradizionali.
Questo è uno dei luoghi più caldi della terra le temperature in alcuni periodi dell’anno superano i 50 gradi, infatti lo scorso luglio ho visto il termometro a 53 gradi!
Un caldo molto secco, ma che limita molto le attività all’aperto, per cui o ci si organizza a svolgerle nelle ore più fresche (si fa per dire…) della mattina e della sera o si fanno al chiuso.
In questo ultimo periodo abbiamo purtroppo spesso avuto giornate di vento “scacciapolvere”, termine tecnico per definire momenti di grande polvere di sabbia.
A maggio ho avuto anche l’ebbrezza di provare una tempesta di sabbia che in un attimo ha avvolto la città in una coltre nera con venti fortissimi.
Grandi centri commerciali o palestre attrezzate in ogni condominio aiutano a superare questo periodo infelice.
In inverno le temperature si fanno più miti e in un breve periodo anche un po’ fredde specie nel deserto dove possono anche toccare lo zero termico. Soprattutto nella zona del lungomare compresa tra il porticciolo del Marina Mall e l’Acquario molti residenti nel periodo invernale amano fare picnic nel weekend. Questa è anche la zona in cui moltissimi giovani svolgono attività sportiva, durante tutto l’anno anche nei periodi più caldi: ad un gruppo spontaneo i “Limitless”, che si ritrova tutte le sere ed alcune mattine, mi sono aggregato per correre in allegra compagnia.
I due appuntamenti per la corsa il lunedì sera e il sabato mattina (alle 5 per evitare il caldo) sono diventati due appuntamenti fissi della mia settimana, sia per lo sport che per le relazioni sociali con gli amici del gruppo che mi hanno accolto, unico europeo, con grande entusiasmo quando hanno saputo che ero italiano.
Spesso dopo la corsa e dopo un po’ di stretching ci fermiamo a fare quattro chiacchiere seduti sul prato dove ci ritroviamo.
Nonostante questo sia un periodo in cui essere italiani non è facile, per quanto accade nel nostro “bel Paese”, per le tragedie, per le tensioni che si percepiscono leggendo i social anche da così lontano, vi posso garantire che l’Italia resta nei sogni di tanta gente nel mondo.
Spesso l’approccio è semplicemente Italia, Torino, Juventus, Milan…ma poi con le persone con cui instauri rapporti più profondi ti chiedono delle città, della moda, dei musei, della nostra cucina, ma ti chiedono anche perché abbiamo chiuso i porti, non comprendendo perché un popolo sempre accogliente come quello italiano sia diventato così ostile.

Sheik Jaber Al-Ahmad Cultural

Altri luoghi di interesse sono alcuni musei, da segnalare quello di archeologia, quello di architettura e quello delle scienze di nuovissima costruzione, e centri culturali in particolare il Sheik Jaber Al-Ahmad Cultural Centre composto da una serie di complessi architettonici avveniristici le cui pareti esterne sono rivestite interamente in titanio, ove vengono organizzati eventi musicali e teatrali di livello internazionale, inaugurato con un concerto di Andrea Bocelli.
A fianco di questo centro culturale un complesso di ristoranti si affaccia su un laghetto artificiale dove tutte le sere avviene uno spettacolo di fontane musicali.
Un ultimo accenno alla Casa degli Specchi, una casa interamente rivestita di cocci di specchio in ogni sua parte, muri, porte, mobili e suppellettili realizzata da una simpatica signora italiana vedova di un famoso artista kuwaitiano.
Sono finite le  mie vacanze in Italia, torno in Kuwait, torno al mio lavoro.

Ho viaggiato molto negli ultimi anni; ho avuto modo di lavorare in molte regioni d’Italia, di conoscere persone e luoghi; ho la fortuna di avere amici in ogni parte del nostro Paese: il mio Paese sarà sempre l’Italia. Per ora non faccio piani per il futuro, voglio vivere  intensamente questo mio nuovo presente, consapevole che il mio bagaglio di vita sarà più ricco di esperienze e di umanità.

Esemplifica meglio di ogni dire una frase di Benazir Bhutto: “Una nave in porto è al sicuro, ma non è per questo che le navi sono state costruite.”

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