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Comune di Caselle Torinese
giovedì, Aprile 18, 2024

    La storia di Sanaa Hantash

    L'intermediazione, ponte di cultura e integrazione

    Sempre più sovente le incontriamo a fare la spesa o fuori dalla scuola. Sono  le tante  donne di origine straniera che vivono a Caselle, una minoranza silenziosa che nel tempo, attraverso il proprio lavoro e i propri figli, è entrata a far parte della nostra città.  Di loro conosciamo a volte il nome ma poco o nulla della  loro vita. Consapevoli che una comunità cresce nella misura in cui sa mettersi in ascolto e farsi ponte tra culture diverse, abbiamo voluto dar voce ad una di loro, come esempio di integrazione e solidarietà.
    “Mi chiamo  Sanaa Hantash, sono nata e cresciuta in Egitto ma da 33 anni sono casellese e come tale mi sento parte attiva di questa comunità. Sono originaria di Tanta, la quinta città più abitata d’Egitto, nel governatorato di  Al Gharbia, nel cuore del delta del Nilo. La mia infanzia è stata serena  e spensierata, trascorsa con mia sorella e i miei tre fratelli,  in una bella casa con un grande giardino dove passavamo molto del nostro tempo insieme a tutta la mia famiglia che era molto unita. Come figlia maggiore, piuttosto testarda e curiosa, ho goduto di molta libertà, grazie soprattutto a mio padre, un uomo dolce che ha saputo guidarmi senza troppe imposizioni così che  potevo uscire con le amiche, andare alle feste o in gita al canale di Suez. Il vero capo della famiglia, colui che prendeva le decisioni più importanti però era mio nonno, viveva con noi e possedeva molti terreni in cui coltivava agrumi da vendere ai commercianti del posto. Anche dal punto di vista economico sono stata fortunata perché tutti noi figli abbiamo potuto studiare, ho frequentato le scuole superiori e mi sono diplomata in ragioneria. In quegli anni  ho conosciuto Khalid, il  mio futuro  marito e, visto che le rispettive famiglie si conoscevano e lo apprezzavano, mi è stato proposto il matrimonio. Io ho accettato, certa che avrei sposato un uomo buono ed onesto col quale infatti ho avuto due bellissimi figli. Sapevo anche  che  avrei dovuto lasciare la mia terra e seguirlo in Italia dove lui si era trasferito per lavoro. Un anno dopo  il matrimonio, nel marzo del 1991, sono atterrata all’aeroporto di Caselle, un po’ spaesata ma anche curiosa di conoscere un nuovo mondo. Sono rimasta colpita dalle case col tetto spiovente anziché con la terrazza come in Egitto, dalle montagne innevate e dal sorriso incoraggiante delle persone che incontravo, curiose di conoscere la mia cultura come io la loro. Mio marito, che già lavorava a Caselle presso una ditta di mobili, mi ha fatto conoscere i luoghi attorno a me; ricordo le belle gite in montagna e il mio entusiasmo nello scoprire insieme a lui paesaggi per me inconsueti. Poi mi ha spronata a imparare l’italiano. Questa è stata la mia prima priorità, non è stato facile ma, grazie al prezioso aiuto di un’insegnante casellese, Alida Visentin, ho incominciato a parlare e a sentirmi così pienamente accolta. Ho avuto la fortuna di incontrare anche un’altra donna italiana, Carla Granetto, che io considero una seconda mamma, forte e determinata, è stata per me un esempio, che  mi ha guidata e  aiutata ad aprirmi alla realtà. La nascita dei miei due figli, Faruk e Omar, mi ha permesso  di integrarmi ancor meglio, ho stretto amicizia con le mamme dei compagni di scuola, sono stata rappresentante di classe e ho cresciuto i miei figli nella cultura italiana fino ai 6 anni d’età. Conoscere le proprie radici è molto importante così, a partire dalle elementari, il sabato e la domenica Faruk e Omar  hanno frequentato la scuola araba a Torino. Per molti anni ho lavorato come insegnante di matematica in questa scuola e ho anche avuto la possibilità di aiutare molte famiglie in difficoltà. In questo contesto è nata la mia vocazione di mediatrice culturale, attività che  svolgo tutt’ora con grande passione: favorire l’inserimento delle persone, fare da ponte tra due culture è un’attività che mi gratifica e far parte della scuola per stranieri di Caselle è per me fonte di grande orgoglio. I miei figli  sono cresciuti assimilando entrambe le culture: Faruk ha frequentato un ambiente multiculturale come il Politecnico di Torino, dove si è laureato in ingegneria elettronica  ed ora è docente nei corsi serali della scuola Camerana e lavora per lo sviluppo di software presso un’azienda torinese. Omar, ha sposato Jasmine, una ragazza egiziana ed  è impiegato presso un’azienda di trasporti, è molto legato alle sue radici egiziane e, tra i suoi obiettivi futuri, c’è quello di impegnarsi dal punto di vista sociale per aiutare gli immigrati nel processo di integrazione. Da quasi  un anno Faruk si è sposato con Sara, una ragazza italiana: la nostra casa è diventata un mix delle due culture e aspettiamo con gioia  l’imminente arrivo della piccola Zahira. Tutti noi speriamo che lei cresca  con il meglio delle nostre culture, diventando un esempio di come l’inclusione e il rispetto delle differenze possano arricchire il mondo.”
    “Solo se riusciremo a vedere l’universo come un tutt’uno in cui ogni parte riflette la totalità e in cui la grande bellezza sta nella diversità, cominceremo a capire chi siamo e dove stiamo”(Tiziano Terzani)

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