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venerdì, Giugno 14, 2024

    Arianna Negri e la geo-diversità: “Rocce e minerali sono i nostri narratori più antichi” 

    Scriveva Tiziano Terzani che nella varietà, bellezza, nell’infinita e ineguagliabile grandezza della natura,  c’è tutto il senso della vita. Più che mai ora, al tempo dei grandi cambiamenti climatici, occorre far crescere pensieri e azioni atte a conoscere, proteggere e preservare l’ambiente nella sua globalità e complessità. Arianna Negri, casellese, classe 1996, ci accompagna alla scoperta di un aspetto ancora poco conosciuto del mondo naturale : la geo-diversità, aiutandoci a comprendere l’importanza del nostro patrimonio geologico.
    “La geo-diversità- racconta Arianna- comprende tutte le parti non viventi della natura  come rocce, minerali, fossili, si occupa del suolo, delle forme del terreno, dei processi geologici e degli elementi idrologici come laghi e fiumi. Oggi è più conosciuto il termine biodiversità che riguarda gli esseri viventi, in realtà i due termini non sono altro che le due facce della stessa medaglia: la varietà delle forme viventi necessita di un territorio diversificato ed entrambi s’influenzano a vicenda. Il mondo della geo-diversità è molto affascinante ma  ancora tutto da scoprire per i più. Fin  da piccola erano le rocce più che gli animali ad attirare la  mia curiosità: le osservavo e mi chiedevo quale fosse la loro origine e che storia nascondessero. Quando ho dovuto scegliere l’università da frequentare, la facoltà di scienze naturali è stata quella che meglio rispecchiava le mie aspettative, dopo la laurea triennale ho proseguito  gli studi in geografia  e scienze territoriali, occupandomi prevalentemente di geo-morfologia del  territorio. La passione per lo studio della Terra  e la geo-diversità  mi ha portata a scegliere di occuparmene fin dalla tesi di laurea che  verteva  sulla valorizzazione del patrimonio geologico e del geo-turismo in Valchiusella. Una valle selvaggia, ritenuta minore rispetto ad altre ma che offre inaspettate  potenzialità, a partire  dalle antiche miniere di Traversella e Brosso fino  alle incisioni rupestri del “Sentiero delle anime”. Grazie al relatore con cui ho discusso la tesi sono stata inserita in un progetto di ricerca del dipartimento di scienze della Terra che mi ha permesso di scoprire il geo-parco della Val Sesia e Val Granda. I geo-parchi  in Italia sono di recente istituzione e attualmente se ne contano 11, il loro scopo è quello di preservare la varietà di elementi geologici, favorendo uno sviluppo sostenibile nelle zone interessate. L’area della Valsesia e Val Granda, riconosciuta dall’Unesco nel 2013,  si estende dal Lago Maggiore  al confine con la Svizzera, fino al Monte Rosa al confine con la Val d’Aosta. È una zona  da tutelare per le sue formazioni geologiche uniche al mondo , che hanno deformato la crosta terrestre tanto da farne emergere le parti più profonde: qui si trova infatti  una delle più spettacolari sezioni della crosta terrestre, al cui interno  è possibile vedere il sistema di alimentazione di un supervulcano fossile, dalle rocce più superficiali della caldera fino a 25 km di profondità. È stata una scoperta importantissima in una regione, il Piemonte, che risulta essere una delle aree con la maggior geo-diversità al mondo: si va dai ghiacciai del Monte Rosa, al Lago Maggiore passando per la Pianura Padana e le colline di Langhe e Monferrato, alla catena delle Alpi dove sono racchiuse testimonianze dell’oceano che separava l’Europa dall’Africa, alla linea insubrica. Nell’ottobre del 2023 è stata approvata la prima legge regionale  a tutela del patrimonio geologico e della geo-diversità, un passo fondamentale  per riconoscere l’importanza di quest’aspetto del mondo naturale che guarda al “passato” della Terra ma che ci aiuta anche a prevedere le evoluzioni nel futuro e quindi anche a gestire i rischi non solo in ambito locale ma anche su scala mondiale. In questo momento mi sto occupando della valorizzazione della miniera di Boca, che si trova all’interno del geo-parco,  da cui si estraggono argille utilizzate per la produzione di ceramiche e piastrelle. La miniera, la cui concessione di estrazione risale ai tempi di Cavour,  è gestita in maniera eco-sostenibile in quanto si occupa del recupero e riutilizzo dei rifiuti e della riqualificazione delle aree dismesse al fine di tutelare il paesaggio.  Sempre in questa zona crescono i famosi  vigneti dell’Alto Novarese, dove si producono vini di nicchia molto pregiati e particolari dove, dalle analisi sensoriali, è stata rilevata la stessa presenza di ferro contenuta nelle rocce sottostanti. L’ennesima conferma di come la tutela del territorio sia fondamentale anche  per la produttività. Tra le priorità  del gruppo di ricerca c’è stato quello di sensibilizzare e rendere partecipi dei progetti anche la popolazione del luogo, sta crescendo il senso di appartenenza al geo-parco  da parte degli abitanti tanto che, negli anni, i confini si sono estesi includendo più di 100 comuni. Divulgare per far conoscere e preservare questo è l’obiettivo principale, perché rocce e minerali sono i nostri narratori più antichi”

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