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sabato, Giugno 22, 2024

    Bandiera bianca

    VenticinqueGocce2WebAnno 1981: Franco Battiato pubblica “La voce del padrone”. La seconda traccia è “Bandiera Bianca”. Lì dentro c’è già tutto, tutto ciò che ancora oggi vediamo attorno a noi. Ci sono i terroristi, i politici, il denaro, l’immoralità che impregna le nostre vite quotidianamente.

    Oggi la riscriverebbe allo stesso modo.

    Scorro le notizie principali: lo spread continua a salire e la guerra tra Italia ed Europa in merito alle scelte del nostro Governo continua e francamente proseguire la lettura in questo clima di eterna minaccia non è facile, ed inquieta, angoscia. Quanto resisteremo a questo bombardamento di cattive notizie, di difficoltà, di enormi problemi irrisolvibili… insomma non può non influire sul nostro stato d’animo; è ormai emergenza totale. Gli inviati al Senato, alla Camera, a Montecitorio, recitano la parte dell’informatore angosciato, urlando al microfono. All’Actors Studios verrebbero sicuramente allontanati.

    Ed è un clima irrespirabile quello che ogni giorno ci investe fin dal primo notiziario del mattino: certo abbiamo ormai degli anticorpi ben sviluppati, o forse siamo assuefatti alle cattive notizie. La nostra personale resilienza fa in modo che nonostante tutto si riesca ancora a tirare avanti.

    Quattro e trenta del mattino, mi devo alzare; i miei mici mi attendono davanti alla porta nell’attesa che io l’apra per poter salutare il nuovo giorno, di pioggia o di sole, caldo o freddo, ma liberi. A volte li invidio.

    Pillola per la pressione, brioches e due notizie per cominciare: la parola più detta, ascoltata e scritta mi colpisce come una fucilata. Spread. Con gli occhi cisposi metto a fuoco un grafico che mi ricorda quello dei guadagni a crescita esponenziale di Paperone nei fumetti Disney di molti anni fa; invece è proprio lui (lo spread) a salire così vertiginosamente, e in quel modo misura e ci indica la nostra crisi economica, e non solo. Sinceramente non riesco a comprenderne a fondo l’esatto significato ma il temine oggi muove paure e incubi tanto quanto la parola “peste” nei Promessi sposi, o nel ‘300.

    Di solito ad accompagnare questo flagello non certo divino ma ugualmente disastroso è la “recessione”, perché i timori frenano la “crescita”, gli acquisti, il lavoro, gli investimenti dei “mercati” che sono e rimarranno sempre creature spaventose ma anche spaventate. Spaventate ovviamente dal fatto di non poter calare su di un territorio come Unni, Vandali e Ostrogoti..

    Certo pare impossibile una eterna crescita, ma da Bruxlelles ci comunicano che è necessario, che se non cresciamo in eterno il nostro “PIL” ne risente.

    Quindi tutto deve crescere senza cedimenti, senza periodi di incertezza, lavorando e comprando e consumando sempre più col passare del tempo? La risposta che ci viene data è si, senza dubbio. Pensare che la nostra lavatrice sia durata venticinque anni, che la 500 di mia zia è del 1972 e ancora oggi passa la revisione sotto gli sguardi severi delle nuove smart car, che il mio vecchio PC con Windows 98 funzioni ancora oggi, è un male?

    Eppure qualunque organismo termina prima o poi la propria vita: un animale, un umano, una pianta, un insieme di tutto ciò, un intero pianeta pieno di gente che vuole e voleva ostinatamente crescere a dispetto del buon senso e alla faccia di una vita serena. Forse si dovrebbe puntare ad un aumento dei fattori umani e non materiali.

    Le parole dovrebbero essere: lavoro, quello vero, non in bicicletta sotto la pioggia di notte a portare pizze, speranza e fiducia per arrivare a momenti più tranquilli.

    La difficoltà oggi è valutare chi abbia ragione, e chi no, tra il seguire promesse vane e speranze effimere o cedere ad un eterno scontro tra buonsenso e burocrazia: quest’ultima vince a mani basse solitamente.

    Nel frattempo viviamo in una sorta di limbo: da marzo 2018 è accaduto nulla, o meglio, in ciò che è accaduto non rilevo nulla di buono. I nostri capi di governo incontrano ormai da mesi i vertici europei (tra l’altro personaggi di una antipatia e di una arroganza fuori dal comune), per spiegare loro la manovra. Due le cose: o noi ci spieghiamo male, o loro comprendono altrettanto male.

    Imparassero almeno ad usare i congiuntivi!

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    Luciano Simonetti
    Luciano Simonetti
    Sono Luciano Simonetti, impiegato presso una azienda facente parte di un gruppo americano. Abito a Caselle Torinese e nacqui a Torino nel 1959. Adoro scrivere, pur non sapendolo fare, e ammiro con una punta di invidia coloro che hanno fatto della scrittura un mestiere. Lavoro a parte, nel tempo libero da impegni vari, amo inforcare la bici, camminare, almeno fin quando le articolazioni non mi fanno ricordare l’età. Ascolto molta musica, di tutti i generi, anche se la mia preferita è quella nata nel periodo ‘60, ’70, brodo primordiale di meraviglie immortali. Quando all’inizio del 2016 mi fu proposta la collaborazione con COSE NOSTRE, mi sono tremati i polsi: così ho iniziato a mettere per iscritto i miei piccoli pensieri. Scrivere è un esercizio che mi rilassa, una sorta di terapia per comunicare o semplicemente ricordare.

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