FortissimaMenteWEBOgni giorno osservo con interesse la fiorente produzione artistica di mia figlia di 4 anni che, come tutti i bambini della sua età, ama esprimersi con colorati disegni. Di settimana in settimana posso notare i suoi progressi, come piano piano le figura ritratte siano eseguite con sempre maggiore precisione e si arricchiscano di particolari. I disegni prodotti in età infantile sono stati per secoli considerati una forma mancata di espressione artistica e hanno suscitato molto l’interesse degli psicologi.

Le prime ricerche in ambito psicologico evidenziavano soprattutto le differenze tra disegno infantile e adulto nel tentativo di trovare delle regole generali per spiegare l’evoluzione dell’abilità grafica. Fra i primi studi in tale materia va sicuramente ricordato quello di Luquet (1913, 1927), secondo il quale, il bambino disegna con l’intenzione di rappresentare degli oggetti reali, e si fa guidare sia da come vede l’oggetto attraverso la vista, sia da cosa immagina di esso. Luquet distingue tre stadi, a cui corrispondono tre tipi di realismo: Realismo fortuito: il bambino nota delle somiglianze tra i segni apposti sul foglio e il mondo esterno. In questo primo stadio il bambino prima fa un disegno, poi cerca di interpretare ciò che ha disegnato; Realismo intellettuale: il bambino disegna tentando di rappresentare le proprietà dell’oggetto che gli sono intellettualmente note. Ad esempio, in questo secondo stadio, il bambino disegna senza tenere conto della prospettiva, le figure possono essere trasparenti per cui un oggetto nascosto dietro un altro è disegnato come interamente visibile; Realismo visivo: il bambino disegna le proprietà visibili dell’oggetto. Questo terzo stadio è considerato il punto di arrivo dell’evoluzione del grafismo. Il lavoro di Luquet influenzò il pensiero di Piaget (1948), uno dei più noti psicologi dello sviluppo, che ipotizzò un legame tra l’evoluzione del pensiero ed evoluzione del grafismo. Secondo Piaget, lo sviluppo intellettivo procede secondo una sequenza di stadi, dipendenti dall’età cronologica. Per questo autore, il perfezionamento delle produzioni grafiche con l’avanzare dell’età, sempre più dettagliate, realistiche, proporzionate, procede di pari passo con la crescita intellettiva del bambino. Sulla scia della teoria di Piaget, nascono molti tests per valutare l’intelligenza attraverso il disegno ma l’uso del disegno come misura dell’intelligenza non sempre è considerato affidabile, soprattutto se calcolata sulla base di più disegni prodotti dallo stesso bambino, tra i quali ci può essere una certa variabilità.

A partire dagli anni ’40 il disegno è stato utilizzato come possibile rivelatore della dimensione emotiva infantile. Prendendo spunto dalle teorie di S. Freud, il padre della psicoanalisi, l’individuo attraverso l’attività grafica riuscirebbe ad esprimere il proprio inconscio. Partendo da questa ipotesi, sono stati ideati numerosi tests che interpretano i disegni come espressioni di emozioni e bisogni lontani dalla consapevolezza. Il disegno in psicologia clinica ha anche assunto un certo valore terapeutico, perché consente di comprendere come un bambino si colloca nell’universo dei suoi affetti, usando una forma che per i bambini è preferibile rispetto alle parole, con le quali non si ha ancora molta dimestichezza. L’uso del disegno in terapia, nonostante la grande utilità, presenta un elevato rischio di arbitrarietà per la mancanza di indici standardizzati che possano garantire interpretazioni univoche. Nella mia esperienza ho notato che la terapia con l’uso dei disegni è molto gradita dai bambini fino agli 8/10 anni, un’età in cui è più facile disegnare cosa li preoccupa che non raccontarlo. Solo dopo aver finito il disegno, che producono con grande impegno ed attenzione, riescono a descriverlo e così a raccontare cosa loro pensano o provano. Nell’ultima seduta che faccio con ogni bambino, chiedo di disegnare come si sentono dopo aver lavorato con me: devo dire che i loro tratti di matita riescono sempre a farmi sentire utile, più di tante parole.

Bisogna ricordare che, al di là della possibilità di misurare l’intelligenza, o valore terapeutico del disegno, il bambino adora disegnare. Egli sarebbe spinto a disegnare per la soddisfazione che questa attività comporta. Molti studi mettono in evidenza che i bambini hanno preferenze stilistiche personali già in età precoce, mentre i canoni di giudizio estetico sarebbero influenzati dal contesto sociale, come confermano le ricerche sulla valutazione della bellezza di un disegno in differenti culture. Credo che per ora mia figlia stia vivendo appieno questa fase, disegna instancabilmente persone e animaletti, case e fiorellini, per poi mostrali a tutti con grande orgoglio. Una volta ricevuti i meritati complimenti, conferma a sé stessa di essere proprio una grande artista.

Per maggiori informazioni visita il sito: www.psicoborgaro.it

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