Percorsa la strada provinciale 460, giunti a Rivarolo si devia a destra sulla SP222 in direzione Catellamonte. Prima del paese, con un’altra svolta a destra, ci si immette sulla SS565 per raggiungere Ivrea e proseguire per la Valle d’Aosta sulla SS26.

La percorriamo fino a Settimo Vittone dove, sulla piazzetta di fronte al Comando dei Carabinieri, parcheggiamo l’auto ed iniziamo il nostro cammino dirigendoci verso il centro del paese. Il suo nome pare derivi dalla sua posizione situata nei pressi della settima pietra miliare dell’antica via consolare romana che portava da Ivrea ad Aosta.

Superata a destra la chiesa di Sant’Andrea Apostolo proseguiamo fino ad imboccare alla destra la via Castello.

Seguendo il percorso in salita e le edicole della Via Crucis incontriamo ed attraversiamo la SP72 raggiungendo la chiesa della Madonna delle Grazie.

Continuando a salire superiamo il Rio Calamia e in breve si ritorna sulla SP72. Proseguendo sull’asfalto in direzione nord si superano la case Crest; poco oltre imbocchiamo una mulattiera che dalla strada scende alla frazione Cesnola, la superiamo lasciandola alla nostra sinistra.

Superato il Rio Sparavera si prosegue sulla mulattiera 852 raggiungendo un pianoro controllato dai desolanti ruderi dell’ex castello dei Palma di Cesnola, detto il Castelletto (402 m s.l.m.). Un sentierino alla sinistra permette di visionare il risultato di secoli di abbandono. Continuando sulla mulattiera, superiamo le case Panieglio (425 m s.l.m.) e poi proseguendo quasi in piano, ecco ingegnosi terrazzamenti viticoli realizzati dall’uomo con molta fatica, quando escavatori e pale meccaniche neanche sfioravano i pensieri: argini formati da muretti a secco sulla scoscesa roccia per livellare dapprima le pendici con lavori di scavo e poi, con un successivo massiccio riporto di terra, ottenere fertili terrazze.

Un’ulteriore astuta pensata suggeriva come accessorio i caratteristici “topioni”, piloni tronco conici costruiti con calce e pietra con il duplice scopo di sorreggere l’intelaiatura dei pergolati e mitigare la temperatura notturna cedendo il calore accumulato di giorno. Proseguendo scopriamo i resti di una fornace per produrre in loco calce viva dalla cottura del calcare. Raggiungiamo Balma Gemma, Pisapolla e Tassonera (509 m s.l.m.) dove ad un bivio è possibile scendere a sinistra verso Senge, lo ignoriamo andando dritti in direzione nord per raggiungere il successivo bivio dove svoltiamo decisamente a destra sulla mulattiera 854 che seguiremo oltre Panvoglio (874 m s.l.m.) fino ad immetterci su di una  strada sterrata per poche decine di metri lasciandola poi per il sentiero E5 che scende alle case Guarda sup. (752 m s.l.m.) e Guarda inf.

Da quest’ultime case diparte una traccia di sentiero che permette di salire ai 744 m del Monte Guarda per una panoramica veduta. Ritornati sulla E5 scendiamo alle case Sparavera sup. e inf. oltre alle quali ad un bivio si devia a destra sulla mulattiera E3 per raggiungere nel centro di Cesnola (314 m s.l.m.) la chiesa di Sant’Agata e la piazzetta della caratteristica fontana con vasca di raccolta ricavata da un unico blocco di pietra e dall’ingegnoso leveraggio che permette di appendere il secchio da riempire e nel contempo azionare il rubinetto della cannella. Lasciamo la piazzetta seguendo le indicazioni della Via Francigena che, scendendo al piano, riporta in circa due chilometri al punto di partenza.

L’escursione si svolge sulle pendici soleggiate del versante orografico sinistro della Dora Baltea. Il percorso di circa dieci chilometri per un dislivello di poco più di ottocento metri si snoda tra vigneti di uve Nebbiolo dalle quali si ottiene l’apprezzato vino DOC “Carema”.

Numerosi sono i terrazzamenti dedicati all’ulivo. Prevalentemente il cammino è su mulattiere lastricate in buona condizione.

 

Cartografia: edizioni MU 1:20.000 Valle Dora Baltea Canavesana n°02

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