Sulla carta dei sentieri dell’Istituto Geografico Centrale 1:50000 Valli
di Lanzo e Moncenisio, circa a metà della sua larghezza e poco sotto il
bordo superiore, quello a nord, troviamo sul confine con la Francia le
tre Levanne: Occidentale (3511 m) – Centrale (3619 m) – Orientale (3555
m). In questo punto ha origine la dorsale che separa la Valle di Locana a
nord con la Val Grande a sud. Sulla dorsale svettano da ovest a est i
monti Corno Bianco (2891 m), la Bellagarda (2901 m), l’Unghiasse (2939
m), il Bessun (2908 m), il Tovo Piccolo (2729 m), Cima Giardonera (2784
m), il Tovo (2673 m), la Cialma (2193 m). Ritornando verso ovest tra il
Bessun e l’Unghiasse notiamo una propaggine che volge a sud – est
elevandosi a spartiacque tra il Vallone di Vassola ed il Vallone di
Unghiasse, culminando ai 2747 m del Monte Gran Bernardè. È possibile
raggiungere il monte da entrambi i valloni, perciò optiamo per il
percorso più breve. Ci serviamo dell’auto per raggiungere Lanzo, poi
Germagnano, quindi, superato Pessinetto, al primo semaforo svoltiamo a destra
in direzione Forno Alpi Graie. A Chialamberto risaliamo alla nostra
destra la strada per Vonzo. Al secondo bivio andiamo a sinistra per
Pianardi – Ronco Bianco (1171 m). Lasciamo l’auto. Iniziamo l’escursione
immettendoci sul Sentiero Balcone  ch,e proveniente  dalla Madonna della
Frassa (nord – ovest), sale a nord per girare attorno alla Torre Marina
(1782 m) e ridiscendere nuovamente alla Frassa. La Torre Marina (43’),
come i vicini Torrioni del Biollè, il Bec di Mea ed il Roc du Crot, è una
parete rocciosa frequentata dagli appassionati dell’arrampicata; noi la
raggiungiamo seguendo il sentiero ben segnalato dal segnavia rosso –
bianco che sale a nord nel bosco. Superata a destra la balza, il sentiero
piega a sinistra per l’Alpe la Daia (1700 m) (30’/73’). Continuiamo a
seguire il sentiero sino alla quota di circa 1800 m s.l.m. dove lo
abbandoniamo per risalire, a nord – est, gli ampi pascoli in direzione
dell’alpe San Bernè (1969 m) (45’/118’), poi proseguendo verso ovest
raggiungiamo l’Alpe le Giornate (2287 m) (37’/155’). L’andare per monti
è ricerca di quiete, voglia di autentico, occasione per lasciare a valle
disparati pensieri, non in questa occasione. Un pensiero o meglio un
quesito ci accompagnerà al ritorno in pianura oltre al ricordo di uno
spettacolare paesaggio: gli “ometti” o meglio le torri presenti in
quest’ultimo tratto, erette accatastando con maestria sassi uno
sull’altro sino a superare i due metri di altezza, austere sentinelle
del nostro avanzare, perché sono li? Da quanto tempo? Chi le ha erette?
Il silenzio del luogo, l’aspetto di gigantesco monumento funerario
primitivo della vicina vetta sassosa, inducono ad associarle
all’esercito cinese di terracotta. Agli ottomila guerrieri appunto di
terracotta, armati e rivestiti da armature in pietra a guardia della
tomba del primo imperatore Qin Shi Huang, fissato ricercatore
dell’elisir dell’immortalità, famoso per la costruzione della Grande
Muraglia. Il belare e la corsa di alcuni mufloni richiamano alla realtà.
Molto, molto meno sono le torri. Ma il dubbio rimane: perché sono lì?
Forse il riporre in modo artistico il
risultato di un lontano spietramento, forse un modo per segnalare in
caso di nebbia i salti di roccia o per chi guarda da valle un mezzo per
stimare l’altezza della neve? Proseguiamo, il dislivello che separa
dalla cima è ancora notevole. Impieghiamo novanta minuti per giungere
sul monte Gran Bernardè (2747 m) (90’/245’). Cartina e bussola alla mano
in lotta con il vento riusciamo ad individuare le tre Levanne, la
Girard, la Ciamarella, la Clavarino, la catena del Martellot, Punta
Francesetti, la Bessanese, la Torre d’Ovarda, la Lera…Vediamo i laghi
Laietto, il lago Grande di Unghiasse, i due laghetti del Seone…Il
ritorno lo effettuiamo sulla via dell’andata.

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