aerei_e_dIntorniWEB

La Thales Alenia Space ha approntato l’involucro Bishop

L’altra importante notizia, avvenuta il 20 marzo presso gli stabilimenti della Thales Alenia Space di Torino, è stato l’annuncio che l’involucro per il Modulo Airlock di NanoRacks è pronto per essere inviato presso il centro di integrazione della NanoRacks a Houston, in Texas.

Il modulo Bishop

Il modulo, chiamato Bishop, è il primissimo Airlock commerciale che opererà sulla Stazione Spaziale Internazionale (ISS), è di proprietà della NanoRacks e gestito dalla medesima. Bishop sarà un modulo commerciale permanente a bordo della Stazione Spaziale e impiegato per le future piattaforme commerciali e fa parte del Programma Space Outpost di NanoRacks.

Questo modulo sarà in grado di offrire un dispiegamento satellitare di volume cinque volte più grande rispetto a quello attualmente disponibile sulla ISS, e sarà pronto per il lancio con la missione di servizio SpaceX CRS-21 prevista a gennaio 2020.

La Thales Alenia Space ha prodotto e testato l’involucro pressurizzato per Bishop, così come ha contribuito alla costruzione di diverse strutture secondarie, inclusi gli scudi per Micrometeoriti e Detriti Orbitanti (MMOD), i pannelli Multistrato Isolanti (MLI), la struttura di supporto delle linee video e di potenza del dispositivo di aggancio ed altri componenti.

Walter Cugno durante l’intervista stampa

Il Responsabile Esplorazione e Scienza di Thales Alenia Space, Walter Cugno, durante la nostra visita ha affermato che: “Siamo molto orgogliosi di questa pietra miliare, cooperare con NanoRacks è una grande opportunità per condividere i nostri quarant’anni e oltre di esperienza nel design e nella produzione di soluzioni ad alta tecnologia legati alla Stazione Spaziale Internazionale e per aprire la strada a nuove opportunità di business future in nuovi mercati commerciali”.

Continuano gli incendi, salviamo i nostri monti dai piromani

Purtroppo, data la siccità persistente, negli ultimi mesi in Piemonte si sono contati non meno di 350 incendi di cui circa 150 nella sola provincia di Torino, incendi di natura dolosa salvo rare eccezioni, incendi attizzati da persone senza scrupoli; scovarli è difficilissimo e le pene, se arrestati, purtroppo molto blande.

Il Canadair sui monti di Givoletto durante lo sgancio della “bomba d’acqua”

Le zone più colpite sono state quelle nei comprensori di Casellette, Val della Torre, Givoletto, Cafasse, Corio, Ritornato, Giaveno, il Sacro Monte di Belmonte, quest’ultimo uno degli eventi più drammatici distruggendo alberi secolari.

Oltre alla forze di terra sono intervenuti per giorni i mezzi aerei, sia con elicotteri di società private, sia con i velivoli dei Vigili del Fuoco che ha impiegato soprattutto i Canadair CL-415 ed i grossi Erickson S-64F Sky-Crane.

Nel mese di novembre 2017, su questo giornale, avevamo dato ragguagli sui mitici bimotori Canadair, dalla vivace colorazione giallo-rossa, ora invece desideriamo soffermarci sui grossi elicotteri derivati dal Sikorsky S-64.

Erickson S-64F Skycrane, l’elicottero pompiere

La possibilità di impiegare l’elicottero come “gru volante”, risale ai tempi della seconda guerra mondiale, quando i progettisti aeronautici tedeschi stavano studiando ad un mezzo in grado di rimanere in volo stazionario trasportando carichi pesanti.

Anche negli Stati Uniti, dopo il conflitto, vennero costruiti alcuni grossi elicotteri, quasi tutti rimasti allo stato di prototipo, e solo alcuni costruiti in grandi serie come il Boeing/Vertol CH-47.

Era l’epoca della sanguinosa guerra del Vietnam, e le forze armate americane necessitavano di un elicottero pesante per il trasporto rapido delle truppe, così, dopo la richiesta da parte dello United States Army, la società americana Sikorsky estrapolò dalla versione S-60 (primo volo 25 marzo 1959) un elicottero biturbina a sei pale, propulso da due Pratt & Whitney JFTD-12A, con la denominazione S-64 Skycrane, in grado di trasportare anche un grosso “container” su cui potevano salire fino a 90 persone, tra cui 87 soldati completamente equipaggiati.

Il primo esemplare dell’S-64, effettuò il volo di collaudo il 9 maggio 1962, e dopo una attenta valutazione, l’US. Army nel giugno del 1968 stilò un primo ordine con la denominazione militare CH-54A “Tahre”, dal nome di un celebre capo tribù del XVII secolo, detto anche “the crane” (la gru), della tribù indiana dei Wyandot, anche conosciuta come Uroni.

Finito il conflitto orientale, la Sikorsky smise di produrre l’elicottero e nel 1992 cedette la licenza di produzione alla Erickson Air-Crane, ancora oggi il più grande utilizzatore e costruttore dello “Skycrane” (letteralmente gru volante).

La nuova società apportò oltre 1.350 varianti al modello originale per adeguarlo alle nuove esigenze operative, una avionica aggiornata e una maggior capacità di carico, che nell’attuale versione S-64F può trasportare, nel grosso serbatoio ventrale, fino a 10.000 litri di acqua o liquidi ritardanti per estinguere gli incendi di varia natura.

Questo imponente elicottero ben presto dimostrò, grazie alla sua grande capacità di carico, di essere un ottimo mezzo per la lotta antincendio, che è diventato oggi il suo principale impiego.

Viste le capacità del mezzo, e purtroppo l’aumento sempre più frequente degli incendi, anche l’Italia decise di dotarsi dell’S-64 a partire dall’anno 2000, da parte della Protezione Civile, con il noleggio iniziale di due esemplari dalla European Air-Crane, ramo dell’azienda americana nato nel 1999.

Visti i buoni risultati ottenuti, per via delle eccellenti qualità operative, l’Ente italiano, decise di acquistare alcuni esemplari, il primo consegnato il 12 ottobre 2004. Dopo alcuni passaggi di società la gestione fu presa in carico dal Corpo Forestale dello Stato, sciolto in questi ultimi anni, non senza contraccolpi, ed ora in forza dei Vigili del Fuoco. Gli S-64 nella versione “F” sono ancora con la vecchia colorazione del CFS, dove spicca lo stemma del corpo VVF, uguale a quello dei Canadair che però riportano la vistosa scritta dei pompieri.

Quasi tutti gli Skycrane italiani, forse memori del nome originale dell’elicottero, hanno nomi di capi tribù dei pellerossa americani: Nuvola Rossa, Toro Seduto, Geronimo, Cavallo Pazzo, quest’ultimo distrutto durante l’addestramento dei piloti, poi rimpiazzato da un altro velivolo questa volta battezzato “Orso Bruno” per ricordare un plantigrado italiano che dopo lo sconfinamento oltre confine fu abbattuto da cacciatori poco benevoli nei confronti di questi mammiferi.

L’elicottero S-64F, ha le seguenti caratteristiche dimensionali:

lunghezza massima

27,23 m

lunghezza fusoliera

21,41 m

altezza

7,82 m

diametro rotore principale

21,95 m

rotore di coda

4,88 m

superfice rotore

378,10 mq

peso massimo al decollo

21.319 kg

velocità di crociera massima

192 km/h

autonomia standard

470 km

autonomia con serbatoio supplementare

819 km

ore operative di volo standard

2 h e 28 m

estesa

4 h e 17 m

capacità serbatoio acqua

10,031 litri

serbatoio per la schiuma (ritardante)

265 litri

motorizzazione

due turbine Pratt &Whitney JFTD12-5A da 4.800 shp ciascuna

trasporto persone

fino a 5 persone, di solito sono 2/3

 

Per il risucchio dell’acqua dispone di un Hover Snorkel (tubo flessibile utilizzato per piccole superfici d’acqua) e di un Sea Snorkel (tubo rigido, per l’impiego su grandi superfici come laghi o mare).

Il serbatoio, della capacità di 10.000 litri, viene riempito in 45 secondi, e la bomba d’acqua sganciata in pochi secondi tutta insieme o in sequenza, disponendo di 8 livelli apribili separatamente secondo le esigenze operative.

In atterraggio a Caselle “Geronimo”, uno degli S-64F dei VVF.

La particolarità dello S-64F è anche la presenza di un Cannon Foam a prua, praticamente una lancia che può sparare il liquido in avanti per colpire con precisione un determinato punto dell’incendio.

L’S-64 è nel suo genere un elicottero dalle fattezze non bellissime ma caratteristiche che lo rendono unico ed insostituibile per le sue qualità intrinseche, di grande aiuto a tutti coloro che da terra con fatica si adoperano per salvaguardare il patrimonio boschivo della nostra regione e di quello italiano.


L’aeroporto di Caselle in aiuto a Malpensa

Come spesse volte è già successo nel passato, ancora una volta l’aeroporto di Caselle è stato di grande aiuto al fratello maggiore di Malpensa, che per due volte nella stessa settimana è stato coinvolto in una serie di dirottamenti per cause completamente diverse. Il giorno 1° aprile (quello del pesce, manco farlo apposta) dovuto al volo di un “drone” nei dintorni dello scalo varesino, che ha causato gravi disagi nelle operazioni di volo. Per sicurezza dalla Malpensa sono stati dirottati diversi velivoli tra cui alcuni sul nostro scalo che ha accolto alcune compagnie aeree come: Alitalia, EasyJet, Ryanair, TAP Air Portugal, Brussels Airlines. Invece il giorno 4, dopo mesi di siccità, un improvviso e violento nubifragio con grandine ha causato il dirottamento di due grossi bireattori, un Boeing 777-330 della Emirates Airlines proveniente da Doha (nella foto) ed un Airbus A330-200 della Air Italy (ex Meridiana), in arrivo da Dakar.

 

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here