FortissimaMenteWEBSiamo in un’epoca di continuo e rapido cambiamento. Cambia il modo di comunicare, il modo di conoscersi, cambiano i valori e, ovviamente, cambiano anche i rapporti all’interno dei membri di una famiglia. Da oltre cinquant’anni vi è stato un mutamento di come gli uomini e le donne fanno il padre e la madre. Si è passati dalla famiglia “normativa” alla famiglia “affettiva”. Nella famiglia normativa, quella diffusa fino alla metà del secolo scorso, il ruolo di padre e madre erano ben definiti. Il padre si occupava del principale sostegno economico della famiglia ed era una figura autoritaria, che dava delle regole a cui bisognava obbedire e non poteva essere messo in discussione. L’obiettivo della famiglia normativa era trasmettere dei valori attraverso l’uso di regole e di punizioni per diventare dei bravi cittadini. Ci si concentrava su che cosa era “giusto” fare, piuttosto su che cosa si “desidera” fare. La madre era la figura dedita alla cura dei figli e della casa e, anche se aveva una vita lavorativa, non era certo per conseguirne una realizzazione personale. La famiglia “affettiva” dell’epoca post moderna funziona in modo assai differente. Nella famiglia affettiva si dà totale importanza alla felicità e alla realizzazione dei figli stando molto attenti a coltivare i loro talenti e competenze, qualunque esse siano. I ruoli parentali non sono più così distinti: padre e madre si dedicano entrambi alla cura dei figli, spesso alternandosi tra loro a seconda di quanto concesso dagli obblighi lavorativi. Nella famiglia post moderna, la madre efficiente è paragonata ad un acrobata perché trascorre le sue giornate pienissime a destreggiarsi in ambiti differenti della vita, in ognuno dei quali deve garantire prestazioni eccezionali. Deve essere abile sul lavoro, attenta alla cura dei figli, dedicare del tempo alle sue passioni e non trascurare le amicizie. Questo non facile districarsi tra vari contesti porta stanchezza e sensi di colpa, perché in questa società così complessa non è più possibile fare la mamma seguendo i valori che sono stati inculcati a suo tempo, ovvero della donna totalmente dedita alla famiglia. Anche la figura del padre è cambiata, non è più una figura autoritaria e temuta, ma è un papà affettuoso e innamorato dei figli. Il valore educativo della famiglia di oggi è quello delle pari opportunità e della realizzazione di sé stessi: non vi è più la distinzione tra “cose per i maschi e cose per le femmine”. Questa tendenza può portare disagio nei genitori, combattuti tra la necessità di far emancipare i figli e quella di proteggerli: da un lato li spingono ad uscire, perché devono avere tanti amici, tanti interessi, dall’altro sono in apprensione perché vorrebbero proteggerli, ma in questa società è malvisto l’eccesso di protezione. Le mamme post moderne hanno dovuto imparare a separarsi in fretta dai loro cuccioli. Si trovano costrette a condividere la cura dei loro figli con tate, educatrici, maestre, nonni e padri. I bambini conoscono il mondo esterno già da piccolissimi, mentre prima di questi forti cambiamenti non era raro che i bambini si staccassero dalla madre solo al raggiungimento dell’età della scuola dell’obbligo. Come conseguenza è cambiato il rapporto tra le generazioni: nelle famiglie di oggi i figli non sono più angosciati dalla paura di punizioni qualora non rispettino le regole, ma temono di deludere le attese dei loro genitori.
 
Nella nuova famiglia affettiva i genitori fanno sentire da subito i loro bambini persone “speciali” e può capitare che i figli, diventati grandi, cadano in depressione per non corrispondere nella concretezza a questa immagine. Nella mia piccola realtà posso confermare che il disagio delle famiglie con i figli, specie se adolescenti, è in aumento. Sono sempre di più i genitori che richiedono un sostegno psicoterapeutico, sia per sé stessi che per i loro figli. Il disagio psicologico dei ragazzi è ormai così grande che tutte le scuole sono dotate di sportelli di ascolto a cui i ragazzi possono rivolgersi spontaneamente. Spesso questi sportelli di ascolto sono il primo passo per chiedere aiuto. Dopo qualche colloquio di sostegno i ragazzi sentono il bisogno di andare più a fondo ed esprimono il desiderio di fare un percorso psicoterapeutico, che i genitori sostengono volentieri. Il maggior disagio che sperimentano è la confusione, non sanno più verso che direzione andare, ed il senso di colpa: hanno avuto tanto ma temono di non poter rendere. Purtroppo i modelli proposti dalla società e la vita reale possono essere troppo discrepanti. A volte il lavoro dello psicologo è semplicemente quello di far accettare che non si può essere sempre eccellenti, non è possibile essere sempre tra i primi. L’importante è fare il meglio che si può ed è perdonabile fare degli errori. Questo vale sia per i figli che per i genitori.
 
Per maggiori informazioni visita il sito: www.psicoborgaro.it
 

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