Fa effetto, in questi giorni di caos, parlare di eccellenze, eppure scoprire che un nostro giovanissimo concittadino ha portato a casa la medaglia di bronzo alle Olimpiadi Internazionali di Matematica, è una notizia che riaccende speranze  e ci fa esclamare, come Archimede: “Eureka!”

Matteo Palmieri, 18 anni, ha appena conseguito la maturità scientifica  ed è, per la seconda volta, salito sul podio con un bronzo. Dopo il Brasile nel 2017 e la Romania nel 2018, quest’anno è stato il Regno Unito ad ospitare, a Bath, l’Olimpiade Internazionale di Matematica (IMO). Hanno partecipato 112 nazioni e 621 concorrenti, di cui 65 ragazze.

Di questi, 144 sono tornati a casa con una menzione d’onore, 156 con una medaglia di bronzo, 94 con una medaglia d’argento e 52 con una medaglia d’oro.

L’Italia che vi partecipa dal 1983, si è collocata alla 27esima posizione nella classifica per nazioni, dominata da Cina e Stati Uniti, primi pari merito con 227 punti totali, con il podio completato dalla Corea del Sud con 226 punti. Nella classifica dei concorrenti, in cima ci sono 6 vincitori a pari merito con punteggio pieno, 42 punti: due cinesi, due statunitensi, un coreano e un polacco. Nella squadra italiana, tutti i partecipanti sono tornati con una medaglia al collo. Matteo ce ne parla con grande umiltà, senza nessun vanto, come fosse assolutamente normale  portare a casa un’altra vittoria.

“Partecipare alle Olimpiadi – spiega Matteo – è stata una  sfida ed un gioco, mi sono appassionato ed anche molto divertito. La competizione non è mai stata esasperata, anzi è stato particolarmente interessante confrontarsi e discutere insieme sui vari quesiti proposti, con ragazzi provenienti da tutto il mondo. L’opportunità me l’ha offerta la scuola superiore: ho partecipato nel primo biennio, alle gare promosse dal mio Istituto, il liceo scientifico Galileo Ferraris, qui è avvenuta una prima selezione e la formazione di una squadra d’istituto, poi ci sono state le gare provinciali, quindi quelle nazionali ed infine, dopo l’ultima selezione, sono entrato a far parte della squadra italiana alle olimpiadi internazionali, che ogni anno si tengono in una nazione diversa.
La finale nazionale si svolge ogni anno, nel mese di maggio, a Cesenatico; qui le gare sono sia individuali che a squadre, queste ultime sono particolarmente entusiasmanti, un po’ caotiche e, proprio per questo, piacevoli. Ogni squadra è formata da sette persone tra cui un capitano, col ruolo di coordinare il gruppo ed un consegnatore, colui che porta il foglietto con la soluzione numerica al tavolo della giuria. Dalle gare individuali vengono scelti alcuni ragazzi per le gare internazionali. Si partecipa a diversi stage di allenamento con lezioni frontali e momenti più liberi in cui ci si può confrontare con gli altri partecipanti. I “commissari tecnici” della nazionale utilizzano i risultati delle gare e degli stage per formare la squadra italiana.

Nel 2018 ho preso parte alla mia prima Olimpiade, svoltasi in Romania, a Cluj-Napoca; sono stato scelto all’ultimo, per uno scarto di pochi punti, per cui ero un po’ teso  ma me la sono cavata meglio di come pensassi, sono riuscito a portare a casa la medaglia di bronzo. L’Italia si è classificata al 17esimo posto nella graduatoria finale. La gara olimpica è sempre individuale, sono due giorni intensi: occorre avere intuito, prontezza, flessibilità, nulla a che fare con le nozioni e i teoremi insegnati scuola. Si tratta di risolvere, in massimo 4 ore e mezza, 6 problemi, trovando tecniche creative e dimostrazioni valide. Di solito ci sono almeno due possibili soluzioni, ma non è detto che qualcuno non riesca a trovarne anche altre. Il divertimento sta proprio in questo. Trascorsi i giorni delle gare c’è tempo per partecipare a tornei sportivi e  a gite organizzate dal  luogo in cui  si è ospiti.

Quest’anno, a luglio, ho partecipato alla 60esima Olimpiade tenutasi a Bath. Questa volta ho affrontato le prove con maggior sicurezza. Gli studenti partecipanti erano 600 (sono stati i problemi 3 e 6 i più difficili un po’ per tutti, quelli che hanno mietuto più vittime: solo 28 partecipanti hanno realizzato punteggio pieno sul 3 e 27 sul 6, mentre più di 500 non hanno ottenuto nessun punteggio. I premi consistono nelle medaglie e in libri con temi matematici, in Italia il MIUR, cioè l’Ente del Ministero dell’Istruzione, elargisce anche un riconoscimento in denaro ai vincitori. Al di là del risultato ottenuto, per me è stata un’esperienza fantastica, vissuta con entusiasmo e molta convivialità, oltre che un’ occasione per visitare bei posti  come Oxford e i suoi dintorni. Quest’anno  ha mancato l’oro per 1 solo punto una ragazza serba, Jelena Ivancic, vincitrice più volte delle ultime EGMO (Olimpiadi per le ragazze). Persiste tuttavia un numero ancora basso di ragazze che partecipano alle olimpiadi, divario che si sta cercando di colmare incoraggiando le ragazze a partecipare con nuove iniziative. Con Bath si è conclusa questa bellissima esperienza poiché il prossimo anno inizierò l’Università ma spero che la passione per la matematica diventi anche un’occasione di lavoro per il futuro. Per ora tenterò il test d’ammissione alla Normale di Pisa e quello ad Ingegneria al Politecnico di Torino. La matematica continuerà a far parte della mia vita.“ 

“Risolvere un problema, di cui si sa che c’è una risposta, è come scalare una montagna con una guida, lungo un sentiero che qualcun altro ha tracciato. In matematica, la verità è da qualche parte, là fuori, in un luogo che non si conosce, al di là di tutti i sentieri battuti. E non è sempre in cima alla montagna. Potrebbe essere nella fessura di una roccia o da qualche parte in fondo alla valle.”  
(Yōko Ogawa)

 

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