Questo articolo lo scrivo in prima persona. Collaboro con Cose Nostre da un annetto, ma è come se questo articolo fosse di nuovo il primo. Il primo perché lo sto scrivendo da un contesto decisamente diverso dal mio studio, a Caselle.

Lo sto scrivendo da una città francese, conosciuta per il vino, le dune di sabbia, il surf e l’arte: Bordeaux. Non sono qui in vacanza, ma perché frequenterò un anno di università qui, grazie al programma Erasmus+. A partire da questo piccolo scorcio di vita personale, ho scelto di parlare dell’esperienza che l’Erasmus rappresenta per noi giovani.

Tra l’altro, sapete tutti, cari lettori, cos’è l’Erasmus? Per chi non lo sapesse, consiste nel frequentare un anno di università all’estero ricevendo un sostanzioso aiuto economico, che può arrivare fino a €800 al mese, dall’Unione Europea. Prima di tutto, è proprio “lei” che dobbiamo ringraziare.

Senza l’Europa non sarebbe possibile tutto ciò, dato che è “lei” che investe i soldi e mette in contatto le Università. Io sto iniziando quest’esperienza. Penso che sarà molto bella e molto utile, ma a fine anno vi dirò più esattamente. Per ora infatti non so esattamente cosa troverò, ma so bene cosa lascio qui in Italia. Mia nonna, che, abitando vicino al confine, era stata sfollata durante la guerra, diceva sempre che partire è un po’ morire. Aveva perfettamente ragione: partire per un anno di Erasmus non è per nulla facile.

Significa restare un anno lontano da casa, in un paese che non conosci, circondato da gente che parla una lingua che non è la tua, a studiare e possibilmente fare un po’ di amicizia. Bisogna lasciare a casa molte cose: la famiglia, gli amici, le attività di volontariato, gli affetti, gli amori…

Il mondo del lavoro di oggi, tuttavia, ripaga generosamente chi ha svolto esperienze di questo genere. Attraverso esse si dimostra infatti di sapersela cavare, di aver imparato perfettamente una lingua straniera, di essere dinamici e aperti. Tutte cose che ad un’azienda non dispiacciono mai.

In sostanza, credo che ci si debba buttare, scavalcando ogni paura senza troppo indugio. Inizialmente si potrebbe pensare che bisogna esser matti per farlo, ma ne vale la pena.

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