Mezzo pieno. Mezzo vuoto. Dipende.

La vignetta di Alice scelta per questo mese dice tutto o quasi. Dipende.

Di certo, l’estate appena passata non ci ha permesso la noia. O forse sì.

Anche qui, dipende.

Il carattere torrentizio di tutte le parole che ci sono piovute addosso ha fatto tanto per stordirci fino alla nausea: ma  un Paese normale a noi toccherà mai?

Nel breve volgere di un paio di stagioni politiche, tutte fatalmente dimenticabili, siamo passati dal bunga bunga al Papetee, per tornare a echi proporzionali da prima repubblica.

Tra autogol, ribaltoni, il certo divenuto incerto e l’incerto fattosi sempre più certezza, il mese d’agosto ha visto schiattare alcuni burattinai, un presunto burattino diventare cigno, cardine dell’ennesimo tentativo di rinascita, con fronde sparse qua e là a ipotecare il nostro futuro.

Del doman non v’è davvero certezza, e il costante amaro in bocca permane.

Tranne chi s’è esaltato per vecchie frasi muscolari ad effetto, chi s’è davvero convinto che ci necessitasse un uomo forte a cui consegnare ciò che resta della nostra Italia, tutti gli altri hanno avuto la schiena scossa da brividi al solo pensiero che il 2019 ci portasse in dono i prodromi e ciò che avvenne dal 1919 in avanti.

Poi si è tornati, come in un perverso gioco dell’oca, esattamente ad un quadro che poteva già delinearsi  quattordici mesi fa, con gli stessi dubbi e le stesse alleanze tenute su col bostik.

Se c’è un nome che ha invaso e pervaso  questo arco temporale, quello è stato senza ombra di dubbio Matteo.

 Dalla scaltrezza sparsa  a piene mani da quello barbuto davanti a folle adoranti da possedere, a quella sparsa nella guerra di mina per fa saltare il banco dal puntuto fiorentino, per fortuna s’è inserito un terzo Matteo, quello che più mi piace e mica solo perché sa giocare a tennis come pochi. Matteo Berrettini nel torneo di New York, una delle tappe del Grande Slam e major quant’altri mai, ha presentato la faccia di un’Italia che tutti vorremmo: giovane, capace, vincente e forte.

“Berretto” è un ragazzo come tanti dei nostri. È romano ma non ha nulla delle mollezze da fine impero che albergano da sempre nella nostra capitale. Crede nel lavoro, sa imparare dalle sconfitte e non si piange mai addosso: arriva a dirti che bisogna ringraziare d’aver vissuto gli episodi negativi perché solo conoscendoli sai come affrontarli, aggirarli e poi domarli.

Ha solo 23 anni, ha il volto buono e bello della nostra meglio gioventù; la determinazione che cogli nel suo sguardo è pari alla capacità di saper ascoltare chi lo prende per mano e lo aiuta nel difficile mestiere di dover crescere.

Ecco, di tutti i Matteo io prendo questo e mi piacerebbe un sacco che il suo modo di essere e di provare ad avere diventasse comune, ecumenico: poche chiacchiere, tanti fatti.

Del resto, di questo mesto bicchiere costantemente mezzo vuoto, di una nazione dalle incredibili potenzialità che invece non sa che produrre caste sempre più voraci, nani e ballerine, vorrei davvero farne a meno.

Venendo a cose nostre, per chiudere, sarà interessante vedere che cosa succederà nella Sala Consiliare di palazzo Mosca: l’avvocato Chiappero lascia e cederà il posto a Mauro Esposito: fuochi pirotecnici previsti. Il Conte 2 porta in dono la nuova alleanza 5 stelle/PD: come reagirà il MoVimento casellese nei confronti della nuova realtà? Ai prossimi mesi l’ardua sentenza.

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Elis Calegari
Elis Calegari è nato a Caselle Torinese il 24 dicembre ( quando si dice il caso…) del 1952. Ha contribuito a fondare Cose Nostre, firmandolo sin dal suo primo numero, nel marzo del '72, e, coronando un sogno, diventandone direttore responsabile nel novembre del 2004. Iscritto all' Ordine dei Giornalisti dal 1989, scrive di tennis da sempre. Nel corso della sua carriera giornalistica, dopo essere stato anche collaboratore di presdtigiose testate quali “Match Ball” e “Il Tennis Italiano”, ha creato e diretto “Nuovo Tennis”, seguendo per più di un decennio i più importanti appuntamenti del massimo circuito tennistico mondiale: Wimbledon, Roland Garros, il torneo di Montecarlo, le ATP Finals a Francoforte, svariati match di Coppa Davis, e gli Internazionali d'Italia per molte edizioni. È tra gli autori di due fortunati libri: “ Un marciapiede per Torino” e “Il Tennis”. Attualmente è anche direttore responsabile di “0/15 Tennis Magazine”.

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