Da Caselle ci trasferiamo sulla tangenziale nord poi proseguendo sull’autostrada Torino-Pinerolo raggiungiamo la Val Pellice. Si attraversano Luserna San Giovanni, Torre, Villar, superato Bobbio Pellice (744m s.l.m.) a circa un chilometro dal centro paese si giunge ad un bivio dove deviando a destra si rimane sul lato orografico sinistro del torrente Pellice per risalire la strada in direzione della sorgente. Sorgente costituita da piccoli rigagnoli che affioranti dalle pendici orientali del Monte Granero (Alpi Cozie) (3171m s.l.m.) vanno a formare il Lago Lungo a quota 2357m s.l.m. 
Questi rigagnoli, uscendo quali emissari, rafforzati dall’unione, danno poi vita ad una via a carattere torrentizio, esibendosi nel tratto montano, ricco di massi, in spettacolari salti d’acqua alternati a pozze di calma; il loro percorso di circa cinquantatré chilometri verso la foce situata sulla sinistra orografica del fiume Po nei pressi di Villafranca Piemonte. Serpeggiando tra prati e boschi si raggiunge Villanova (1231m s.l.m.) dove, affidata l’auto al parchimetro – tre euro la tariffa giornaliera -, ci incamminiamo verso la Conca del Prà. Un nuovo regolamento consente agl’autoveicoli di raggiungere ogni giorno della settimana la conca in determinate fasce orarie; per la salita dalle 8 alle 9, dalle 11 alle 12, e dalle 19 alle 20, per il ritorno a Villanova le fasce sono dalle 16 alle 17 e dalle 21,30 alle 24. La circolazione è pertanto a senso unico. Giornalmente potranno salire al massimo quaranta autoveicoli. Per ottenere il ticket di accesso, o cambiare in spiccioli il dovuto al parchimetro, bisogna rivolgersi alla trattoria situata all’inizio borgata al di là del ponte sul Rio Cambalera.
Si attraversa la piccola borgata giungendo ad un bivio dove un cartello ligneo presenta la possibile scelta tra due percorsi; il primo, sulla carta identificato da n°115 di facile percorrenza, è una mulattiera parzialmente alternativa alla strada sterrata che segue il lato orografico sinistro del torrente, mentre il secondo percorre il lato destro paesaggisticamente più bello e selvaggio ma alquanto impegnativo, dal fondo sassoso e sconnesso e da alcuni tratti esposti. Scelto il percorso n°115, si imbocca una comoda mulattiera scorciatoia la quale ci dispensa dal percorrere alcuni chilometri di sterrata, portandoci in breve sulla stessa a quota 1430m s.l.m. nei pressi di un tratto cementato e protetto da ringhiera in legno dove alcuni metri più in alto sulla parete rocciosa a fatica sono visibili alcuni resti del forte Mirabouc, teatro delle guerre religiose fatto costruire nel 1570 da Emanuele Filiberto di Savoia in guerra contro i Valdesi e smantellato dai Francesi nel 1794.
Proseguendo sullo sterrato a circa metà strada dalla conca è possibile ammirare alla destra la suggestiva cascata del Pis generata nel precipitare nel Pellice di un suo affluente di sinistra proveniente dalla Comba dell’Urina. Ad un chilometro circa dalla cascata un’altra leggera salita porta al Pian dei Morti nome a ricordo della tragedia avvenuta nella primavera del 1655 quando una slavina seppellì, uccidendoli, trentasei Valdesi in fuga verso la Francia dopo l’eccidio delle “Pasque Piemontesi” per sottrarsi alle truppe del marchese di Pianezza. Un’ultima salita porta a superare il Colle della Maddalena (1742m s.l.m.) soglia che da accesso alla grande Conca del Pra.
Un ultimo tratto di sterrata poi deviazione a destra di poche decine di metri per raggiungere in breve la trattoria Ciabota, l’agriturismo Catalin e il rifugio Willy Jervis (105′), tappa d’obbligo prima di riprendere il cammino per chi volesse salire sulla cresta di confine al Col dell’Urina (2523m s.l.m.) o al Colle della Croce (2301m s.l.m.) o sul versante opposto al rifugio Barant (2343m s.l.m.) o proseguire attraversando in tutta la sua lunghezza lo splendido piano verso sud per raggiungere il rifugio Granero (2377m s.l.m.) ed il Lago Lungo. Giunti alla meta, il ritorno sarà sullo stesso percorso.

Cartografia: ed. Fraternali 1:25 000 Val Pellice

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