Si sta avvicinando – come scrive Cose Nostre sul numero scorso – se non a grandi passi ma con una logica stringente il passaggio della sede del municipio di Caselle da piazza Europa al vecchio ospedale Baulino di via Torino, davanti al prato della fiera. Da circa otto anni quest’edificio è inutilizzato. Il progetto definitivo dell’opera di fattibilità tecnica ed economica, che prevede la ristrutturazione dell’edificio, per una spesa di 2 milioni e 485 mila euro per renderlo idoneo ad ospitare gli uffici comunali ora sparpagliati fra via Cravero, Palazzo Mosca e piazza Europa, è giunto lo scorso ottobre ed è stato approvato dalla giunta comunale ai primi di dicembre. Ora per partire manca solo l‘approvazione del progetto esecutivo che consentirà di bandire la gara d’appalto.

E allora in vista dell’addio qualche cenno di storia sul municipio di Caselle, che dal 1848 è stato il nostro Palazzo comunale, se lo merita tutto.

Per secoli il Comune ha cercato casa
Anticamente il Comune di Caselle non aveva una casa propria e perciò teneva le sue riunioni nella casa presa in affitto da un certo Battista Rosso, infatti da un documento del 1565 si può rilevare che il Comune pagava 48 fiorini annui a madama Domenica Rosso per locali adibiti ad uso amministrativo.

Nel 1580 si ha notizia di riunioni nella casa di Santo Spirito, precisamente nella bottega di Castel di Basso, l’attuale via del Teatro. Con il testamento del capitano Aquilante Demonte del 1600 la casa di S. Spirito venne divisa in due lotti: una parte alla Confraternita della Croce e l’altra per l’amministrazione del Comune e perché ne costruisse un ospedale. Pertanto in attesa del primo ospedale (1600-1619) venne usata per le riunioni consiliari una parte dello stesso edificio. Seguirono altri trasferimenti dei quali si sono perse le tracce.

All’inizio del 1700 si procedette all’acquisto di un fabbricato presso la bottega del fornaio di piazza (via Torino, angolo via Roma) e verso la metà del secolo (contratto del 3 luglio del 1764) si costruì una parte della casa comunale composta da tre arcate soltanto, in attesa che il proprietario attiguo, Gaspare Fenoglio, vendesse la proprietà confinante per completare l’opera; l’operazione fu conclusa nel 1792, ma a causa delle guerre napoleoniche i lavori rimasero bloccati

Palazzo Mosca
Nel 1821 – sindaco Bonifacio Gibellini – si riprese la costruzione fino all’approvazione dei lavori, del collaudo, data dall’ing. Brunati all’opera progettata dall’ing. Giuseppe Formento e realizzata dall’impresario Somazzi. Le linee dell’edificio ricopiano lo stile dell’ing. Carlo Bernardo Mosca, famoso in Torino per molte sue realizzazioni e in particolare del famoso ponte sulla Dora in corso Giulio Cesare. A Caselle l’edificio così realizzato fu chiamato Palazzo del Mosca o Palazzo dell’Ala per la protezione che offre con i suoi ampi portici. Negli ultimi anni del Novecento una profonda ristrutturazione rese lo storico palazzo più bello e prestigioso, senza contare che ha conservata la sua bella figura tutta ottocentesca.

Ma ritorniamo alla nostra casa comunale; a un certo punto, siamo nel 1848, si decise di lasciare Palazzo Mosca e di acquistare il convento dei Servi di Maria saccheggiato dalle truppe napoleoniche, il quale, dopo che nel 1801 fu sciolto l’ordine religioso possessore dell’edificio, fu requisito per far posto nel 1806 alla Giudicatura (Pretura), ad uffici di amministrazione, alla scuola e ad alloggi per i maestri.

Il convento
Eccolo allora il Convento dei Padri Servi di Maria che nel 1848 diventa il Municipio di Caselle.  Superfluo ricordare che in quel tempo si chiamava solo Caselle (l’aggettivo “Torinese” arrivò nel 1863) e non era ancora una città.  

L’edificio religioso costruito nel 1689 su progetto dell’ing. arch. padre Salvatore degli Agostiniani Scalzi di San Carlo di Torino fu ampliato e profondamente ristrutturato nel 1750 su disegno dell’architetto Carlo Emanuele Rocca. I monaci Servi di Maria giunsero a Caselle nell’anno 1501, per fondare nella parte di Levante, oltre le mura poste a difesa dell’antica rocca verso Porta detta del Prato della Cittadella (all’inizio di strada Leini) il Santuario della Madonna del Popolo ed il Convento.

Nel 1848 il Comune di Caselle acquistò il Convento, cedendone una parte alla Parrocchia di San Giovanni, e stabilendo in questi locali la propria sede definitiva nella quale si trova tutt’oggi. Nel muro perimetrale, in via Gibellini angolo via Fabbri, è possibile ammirare una statuina di cotto che rappresenta la Vergine Addolorata posta a pietra angolare dell’edificio. Un’altra statuina, sempre di cotto, con la figura di una testa di monaco, sempre come pietra angolare ma anche come simbolo di proprietà, si trova nell’angolo di via Fabbri. 

Dopo l’acquisto dell’edificio da parte del Comune, siamo nel 1848, questi   installò nell’ex Convento – oltre che gli uffici amministrativi   comunali – il Tribunale, le Carceri ed altri servizi; mentre una parte dei locali dell’ex convento vennero ceduti alla parrocchia di San Giovanni. La Pretura e altri uffici destinati all’assistenza pubblica passarono a Palazzo Mosca. Tra l’altro, nell’ex Convento dal 1870 al 1887 ha avuto sede la Scuola Elementare; tra il piano terra e il primo piano hanno trovato posto circa 270 alunni.

Nel 1906 fu costruita la casa parrocchiale di San Giovanni. Nella quale allora era parroco l’arciprete Giovanni Mussa che ne fu il parroco per 44 anni, dal 1895 al 1940. Questa fu felicemente incastonata tra la chiesa e il convento; ne uscì – su progetto del geom. Andrea Gastaldi – una bella costruzione di stile liberty da due piani, che fu alzata a tre nel 1934.

Dal 1985 con l’unificazione delle due parrocchie in una sola e l’arrivo di don Claudio quest’ edificio divenne l’Ufficio parrocchiale di Caselle. Fino al 1960 l’ex Convento dei Padri Servi di Maria fu sede oltre che degli uffici comunali, dell’Ufficio postale, della Cassa di Risparmio di Torino, dei Vigili del fuoco, della Banda musicale.

Via il muro, siamo nel 1970
Nel 1970 arriva il tocco che cambia il tutto, nel senso che viene abbattuto il muro perimetrale sulla piazzetta di fianco alla chiesa di San Giovanni e in parte sulla via Fabbri liberando così alla vista esterna il cortile. Mossa azzeccata perché oltretutto da questo momento s’è potuto “vestire” la piazzetta con nuovi arredi urbani, ma soprattutto nel 1972 collocare nel posto giusto e visibile il monumento ai Caduti casellesi di tutte le guerre, opera dello scultore Giovanni Cantono.

Arrivano le ali del millennio
Ma il tocco finale al Municipio e dintorni – come lo vediamo oggi – ma soprattutto alla piazza, la quale tra l’altro, dal 1970 è intitolata Piazza Europa, fu sul finire del 1999 quando fu realizzato anche a Caselle il progetto Le ali del nuovo millennio in un angolo del Canavese che interessò ben 11 Comuni della zona. Si trattava di un progetto integrato di sviluppo turistico a cura della Regione Piemonte.

Ebbene in questo contesto e in questo progetto Caselle ha visto e attuato una vera e propria trasformazione soprattutto di piazza Europa, creando e liberando spazi, alzandola su due piani in modo da far risaltare l’area e l’edificio della casa comunale.  

Piazza Europa

Porfido, piante e arbusti sempre verdi e nuovi punti luce hanno completato il tutto. Valorizzato anche l’angolo con le due lapidi dedicate ai caduti casellesi in guerra.  Ma non solo la piazza del municipio è stata interessata al progetto urbano per valorizzare il centro storico, perché l’intervento che circoscrive il nucleo originario del centro si è sviluppato lungo il tracciato viario storico del nucleo originario del paese coinvolgendo le vie del Teatro, Guibert, e Torino tra piazza Boschiassi e Piazza Europa, fino allo imbocco della stessa via del Teatro, punto in cui l’anello ideale si chiude.

Cosa farà dopo l’ex municipio?
Comunque vada saranno tempi lunghi e l’addio al municipio per trasloco dall’edificio che un tempo fu il Convento dei Padri dei Servi di Maria avverrà non di certo in brevissimo tempo. Comunque fin d’ora i casellesi si augurano che una volta liberato l’ex convento questi trovi al più presto una sua precisa sistemazione, funzionale alla comunità, e non diventi invece col tempo un grande “ripostiglio” comunale.

Resta il fatto che sia per la sua storia che ha radici profondissime sul nostro comune, sia per la sua posizione – una location fatta su misura nel cuore del centro storico, dominante –  ma anche perché i cittadini la considerano un po’ anche casa loro, la sua fine rattrista un po’. È lì da tantissimo tempo, da 170 anni è il nostro Palazzo comunale, con tanti pregi e tanti difetti. Ma per noi era ed è ancora il nostro Municipio, quello con la “M” maiuscola.

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