Cenni di storia sulle pestilenze a Caselle

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La storia si ripete, è un detto che fa testo. Infatti il momento buio che attraversiamo con la pandemia in corso ha molte similitudini con le epidemie di peste che segnarono la Storia nei secoli scorsi, in particolare la nostra Caselle. Ecco allora qui alcuni cenni di storia tratti in buona parte dal libro “Caselle e la storia” del sottoscritto, grazie anche ai dati degli storici locali Miniotti e Novero.

La prima peste, nel Cinquecento
Fu la gravissima epidemia di peste che colpì Caselle e dintorni nel 1564 e 1565.

Prima peste, dice il nostro sottotitolo, e questo perché negli anni che vanno dal 1630 al 1640 la pestilenza fu quanto mai familiare nelle nostre zone. Ma di questa parleremo più avanti, qui, in quello dedicato al Cinquecento, raccontiamo la pestilenza avvenuta nella metà del XVI secolo. Intanto diciamo che la peste è una malattia ormai debellata in quasi tutto il mondo, e questo grazie agli antibiotici e ai sulfamidici .È una malattia infettiva e contagiosa di breve incubazione caratterizzata da febbre alta, dolori, vertigini e delirio con una mortalità intorno al 50 per cento.

La peste ha tragicamente accompagnato l’uomo fin dalla più remota antichità. Già nel 1348-49   la peste fece strage a Caselle. All’inizio del ‘400 imperversò con nuova violenza nella vicina Ciriè. A Caselle si sparse il morbo tanto che nel 1415 la popolazione era scemata a causa della peste.  Per tutto quel periodo l’epidemia serpeggiò nei dintorni: a S. Maurizio nel 1430, nel 1480 e poi la più grave nel 1524; a Front nel 1480.

Gravissima fu per Caselle la peste degli anni 1564-65. Sono diversi i documenti che testimoniano che l’epidemia passò “lasciando pochi vivi”. E questo veniva scritto anche perché le autorità ne tenessero conto per attenuare le imposte a queste famiglie duramente provate. Ma anche verso la fine del secolo altre epidemie colpirono Caselle. Un fatto curioso rilevato dai registri parrocchiali dell’epoca è che la peste faceva più vittime nel sesso maschile, tant’è che nel periodo 1593-94 su 10 matrimoni cinque furono contratti da vedove, particolare questo che scompariva negli anni seguenti.

Da ricordare che non solo dalle nostre parti imperversavano le pestilenze, ancora famosa è quella di San Carlo del 1598-99 che infierì a Torino e in quasi tutta l’Italia.

A Lanzo e nei dintorni la peste del 1599 registra che nessun battesimo, cioè nessuna nascita, venne registrata in quel periodo. I paesi cercavano di difendersi dalla peste con cordoni sanitari severissimi, ma era tutto inutile.

Altra peste, nel Seicento
All’inizio del secolo XVII, in numerosi paesi ritornò la peste. A Lanzo, Coazze, Giaveno, Piossasco, Orbassano, Cumiana e altri paesi della zona. E’ in questo periodo che inizia la tradizione delle processioni votive in santuari e nelle parrocchie.  Anche Caselle entra in questo filone e dai primi del ‘600 inizia la tradizione annuale della processione penitenziale del 14 maggio alla Cappella propiziatrice di san Vittore al Cimitero, dal 1621 patrono della città.

Nel 1630 la peste annuncia il suo grande ritorno a Torino, Caselle e valli. Il morbo avanza insieme all’avanzata delle soldatesche francesi, spagnole e alemanne (tedesche). La pestilenza, secondo le cronache del tempo, provocò a Torino circa 8.000 morti degli 11.000 abitanti rimasti in città. Essendo gli altri 20.000, compresa la corte, la nobiltà, l’alto clero, i ricchi in genere, riparati altrove. Nel culmine della pestilenza morivano 200 persone al giorno.

A Caselle i mesi peggiori furono quelli di novembre e dicembre. Fu necessario istituire un vero Lazzaretto che si formò in aperta campagna, e più precisamente in strada Venaria, angolo via alle Fabbriche.  Già nel mese di gennaio, dell’anno seguente, la peste cominciò a diminuire.

Nell’anno 1630 a Caselle vi erano circa 2000 abitanti, nel 1640 il paese a causa della peste è ridotto a soli 7 capi famiglia, ossia a 37 persone; anno 1653 i capi famiglia sono 10; anno 1654 gli abitanti sono 2500.  Abbiamo molti dubbi sulla veridicità di questi dati, infatti sembrerebbe che in un anno una vera esplosione demografica colpì Caselle. Prendiamoli per buoni, ma i dati hanno credibilità solo a partire dal primo censimento avvenuto nel 1754 nel quale, contati uno per uno, risulta che i casellesi erano 3.941

Il Lazzaretto
La peste. Chi cadeva improvvisamente a terra, percosso come da un fulmine, chi si accasciava colpito dalla sete intensa e segnato da spaventosi deliri, gonfiori e lividi che annunziavano la morte. Dato l’ingente numero di morti, non bastando i piccoli cimiteri, si seppellivano i deceduti nel Lazzaretto. Questo è un posto un po’ speciale nel senso che è destinato ad isolare gli ammalati di forme gravi contagiose. Un campo con tante misere capanne che venivano bruciate quando l’ammalato moriva. Entrava in questo “ospedale” solo il medico, il frate e gli appestati.

A Caselle durante l’epidemia gravissima di peste del 1630 fu necessario costruire un Lazzaretto. Il punto scelto fu in regione Croce, che corrisponde oggi all’incrocio tra la via alle Fabbriche con l’angolo di via Venaria e via del Lazzaretto. Ma in quel posto durò poco perché le soldataglie straniere che imperversavano nella zona lo demolirono perché impediva loro i movimenti verso il Porto dei Gaj.  Fu spostato in un ex battitoio degli eredi di Raffaele Pastore. Nel 1975 la nostra Pro Loco  eresse un cippo a ricordo del Lazzaretto; la grande croce che campeggia nel 1956 si trovava sul campanile di San Giovanni e fu tolta per motivi di sicurezza

La Spagnola, 1918-1920
L’influenza spagnola, altrimenti conosciuta come la grande influenza o epidemia spagnola, fu una pandemia influenzale, insolitamente mortale, che fra il 1918 e il 1920 uccise decine di milioni di persone nel mondo, la prima delle due pandemie che coinvolgono il virus dell’influenza H1N1. Arrivò a infettare circa 500 milioni di persone in tutto il mondo, inclusi alcuni abitanti di remote isole dell’Oceano Pacifico e del Mar Glaciale Artico, provocando il decesso di 50-100 milioni su una popolazione mondiale di circa 2 miliardi. La letalità le valse la definizione di più grave forma di pandemia della storia dell’umanità: ha infatti causato più vittime della terribile peste nera del XIV secolo.

La malattia ridusse notevolmente l’aspettativa di vita dell’inizio del XX secolo che, nel primo anno dal diffondersi della pandemia, risultava diminuita di circa 12 anni. La maggior parte delle epidemie influenzali uccide quasi esclusivamente pazienti anziani o già indeboliti; al contrario, la pandemia del 1918 uccise prevalentemente giovani adulti precedentemente sani.

L’Asiatica, 1957-1960
L’influenza asiatica fu una pandemia influenzale di origine aviaria, che negli anni 1957-60 fece circa due milioni di morti  Fu causata dal virus A/Singapore/1/57 H2N2 (influenza di tipo A), isolato per la prima volta in Cina nel 1954. Nello stesso anno fu preparato un vaccino che riuscì a contenere la malattia. Il virus A/H2N2 fu poco virulento, come diffusione tra uomo-uomo e si manifestò stagionalmente fino al 1968. Più tardi l’H2N2 mutò nel virus A/H3N2 che causò l’influenza di Hong Kong negli anni 1968-1969. Nel 2005 vi fu una diffusione negli USA del H2N2 a seguito dell’invio del virus in provetta in alcuni laboratori, ma non vi fu nessun contagio.

COVID-19 – ovvero Coronavirus 2020
La malattia provocata dal nuovo Coronavirus ha un nome: “COVID-19” (dove “CO” sta per corona, “VI” per virus, “D” per disease e “19” indica l’anno in cui si è manifestata). Lo ha annunciato, l’11 febbraio 2020, l’Organizzazione mondiale per la sanità.

Gi.Ri.

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