Eccoci qua, l’estate è ufficialmente arrivata e anche il bonus vacanze…
Tutti in Italia, tanto non ci sono soldi… Quindi tutti a casa… Pare di no, spiagge affollate, più di prima, lo stesso per parchi acquatici, tematici, itinerari green e similari, montagne e campagne, rigorosamente di prossimità, che mai avevano avuto tanti estimatori e tanti incidenti e infortuni. Ci sono bonus per tutte le occasioni; sono uno dei pochi italiani che non ne ha diritto: non vado in monopattino, non ho nipotini, nemmeno lontani, l’isee mi penalizza per il bonus vacanze e per l’acquisto del televisore ultima generazione; non devo cambiare l’auto, ho appena terminato la fruizione dei un bonus ristrutturazione, ovviamente con le vecchie regole… Mi piace camminare, spero in un bonus “monsu sola” come si dice da queste parti e sarebbe arrivare a destinazione con le scarpe. In tutto questo turbinare un punto fisso sembra destinato a dileguarsi: la mascherina e il distanziamento sociale, uno alternativo all’altro, salvo pochi casi. In realtà la prima, dato anche il caldo, è sempre meno tollerata; il secondo, visti alcuni sblocchi e la voglia, di quasi tutti, di un ritorno alla normalità (ovviamente, quella che ci permetteranno e soprattutto quella che saremo disposti a riconoscerci), è sempre più difficile rispettare. In alcuni luoghi, mezzi e locali pubblici, seppur con le dovute cautele, la promiscuità involontariamente si rivela.
Ognuno ha ripreso, anche solo in parte, il piacere delle cose che ci piacciono. Io ho ripreso a camminare, ma senza allenamento per parecchi mesi è dura. Quindi percorsi brevi, pochi dislivelli, compagni comprensivi o giù di tono come me. Quest’anno la montagna è una meta ambita per il nostro territorio. Ci hanno anestetizzati con il turismo di “prossimità”, ottimo concetto, la nostra erba e non quella del vicino può essere la più verde, ma forse ci voleva un po’ di formazione. La montagna ha delle regole, inderogabili e insormontabili, in primis le calzature, ho visto “camminatori” salire con infradito e/o scarpe molto leggere, quindi pericolose, soprattutto nella discesa; ho visto turisti tagliare il filo che delimita i pascoli per preparare un barbecue, macchine parcheggiate ogni dove, perché camminare può essere letale, anche solo qualche passo, e non importa se il parcheggio ostruisce un passaggio per altri, o rende difficoltosa la sosta di un disabile. Lo stop forzato non ci ha migliorati, non ho questa impressione, ci ha solo resi più esigenti per riprenderci ciò di cui abbiamo dovuto rinunciare.
Ma questo periodo è stato funestato da alcuni fatti di cronaca devastanti. Vorrei soffermarmi su quanto accaduto ad Alex Zanardi,  il pilota automobilistico, paraciclista e conduttore televisivo.
Non seguo gli sport in generale ma il personaggio Zanardi è molto più di uno sportivo, è un campione di gioia di vivere, ottimismo, generosità, un esemplare raro, anche in questo periodo ha sempre trovato spunti positivi per un presente incerto e per un domani migliore.
Chi meglio di lui rappresenta la nostra povera scassatissima nazione, chi meglio di lui può unire quel coraggio, senso di patria e quella sottile ironia e soprattutto autoironia che non lo ha mai abbandonato. Il figlio Nicolò non lo abbandona mai; circola ancora nel grande pattume che è il web (spesso) una immagine della mano del figlio che stringe quella del padre, significativa ed esplicativa di un sano e profondo rapporto, speriamo che quanto prima entrambe le mani possano stringersi.
«È possibile che se il fulmine m’è arrivato tra capo e collo una volta mi colpisca nuovamente, ma rimanere a casa per evitare e scongiurare quest’ipotesi significherebbe smettere di vivere, quindi no, io la vita me la prendo…», ha detto una volta Zanardi. Speriamo ce la faccia anche questa volta.

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