Roc delle masche tra Chialamberto e Vonzo ( fonte Gulliver)

Prima puntata
In questo numero inizia una nuova rubrica: “Storie di masche”. Di volta in volta si tratteranno vicende che hanno appunto come tema centrale le masche: ci saranno casi in cui si guarderà alla leggenda – che in Piemonte ha nella masca una figura rilevante – in altri invece ci si rivolgerà alla storia, trattando alcuni casi tristemente reali dei secoli in cui una parte dell’Europa fu attraversata dalla folle caccia alle streghe.
Per cominciare però soffermiamoci sul termine masca, cercando di conoscerne genesi ed effettivo significato.
Dopo tanti anni di ricerca sulle nostre tradizioni, mi devo arrendere: le masche non passeranno mai di moda. Ho incontrato veramente tante persone che hanno visto in queste figure fantastiche, qualcosa di più di un semplice mito; per molti esseri reali, conosciuti, temuti e anche odiati, ma sempre sfruttati perché il loro valore simbolico era tale da asservirle alle tante evoluzioni narrative della leggenda e delle credenze.
Spesso, ragionando con la gente che ti racconta qualcosa sulle masche – nella maggioranza dei casi per sentito dire, o perché ancora riverberano nelle loro memorie ricordi trasmessi da nonni e anziani parenti – mi chiedo se ha ancora senso indagare intorno a questo mito, o se siamo giunti ormai a un punto fermo, senza nulla di nuovo da aggiungere.
Cercare oggi di salvaguardare le tradizioni su quelle che di fatto sono le streghe della leggenda, significa soprattutto rivolgersi a quanti, in modo diverso, si sforzano di mantenere viva la tradizione. Sono loro che possono, con la ricerca e soprattutto la passione, contribuire a salvare figure mitiche colme di importanti risvolti culturali che sono utili per comprendere meglio il carattere autentico della nostra gente.
Un contributo importante giunge da ormai qualche decennio anche dalle tesi di laurea, che sempre più spesso considerano le tradizioni sulle masche un importante soggetto di studio. Fondamentali anche gli apporti dei cosiddetti “studiosi locali”, oggi provvisti di strumenti critici sempre più calibrati e in armonia con i metodi scientifici.
Dobbiamo però constatare che spesso non mancano, nella pubblicistica sull’argomento, accenni tendenti ad ammantare con toni eccessivamente enfatici tracce di tradizioni di cui non si possiedono fonti certe e gli unici riferimenti giungono da azzardate interpretazioni basate su una neo-mitologia la cui origine è da ricercare nella cultura romantica.
Studiare le tradizioni sulle masche corrisponde a guardare dentro la parte fantastica della cultura popolare, avendo così modo di conoscere la dimensione immaginaria del mondo contadino. Le ricerche hanno modo di avvalersi di una serie di fonti da sempre fondamentali nello studio del folklore e che, in modo diverso, risultano preziose per cogliere lo sviluppo, la trasformazione e l’affermazione di figure mitiche come le streghe della tradizione popolare. La maggioranze di questi fonti è costituita da leggende, proverbi, detti, fiabe e da formalizzati orali di diversa tipologia. Utilissima anche la toponomastica, ma non per dirci che in un certo luogo c’era una di queste figure, ma per indicarci che quel luogo, per qualche sua peculiarità è diventata un posto ad hoc per personaggi del mito. Naturalmente possono costituire utili indicazioni anche le informazioni che rinveniamo nelle tradizioni folkloriche come feste, Carnevale, rievocazioni, che hanno il ruolo di segnalarci il peso esercitato, in una data località, dall’immaginario stregonesco. Sono utili strumenti conoscitivi anche quella testimonianze archeologiche che nella tradizione locale sono diventate “tracce” delle masche: in genere incisioni rupestri, siti antropizzati nel passato, alcuni documenti della cultura materiale.
L’analisi del tessuto mitologico che ha offerto un fertile terreno all’affermazione di molte di questi ambigui personaggi, pone in evidenza che essi possono risultare le creature più idonee per rispondere alle necessità mitiche di quell’area, mentre, in altri luoghi, un ruolo analogo può essere svolto dalle fate, donne selvatiche, ecc.
A questa considerazione va comunque aggiunto che le streghe mitiche possono presentare una connessione con qualche fatto o personaggio storico legato (o anche solo presupposto) con la località dove la narrazione si è diffusa; oppure un masso di forma strana, un’incisione rupestre, o addirittura un edificio, diventano elementi concreti per certificare la presenza di una bàsura malvagia, o di una masca capace di volare e distruggere i raccolti.
Si aggiunga che alcune delle figure mitiche femminili sono state considerate una sorta di trasformazione, in positivo o in negativo, di divinità precristiane di varia natura, entrate dalla finestra nella tradizione locale e sedimentatesi con una parziale nuova fisionomia nel folklore. Si tratta di un aspetto di grande fascino, ma che spesso rischia di essere facile preda dei riverberi di un approccio romantico all’universo del nostrano.

1 commento

  1. Bellissima iniziativa! L’argomento è interessante e curioso. Ci riporta a conoscere il nostro passato, alcune delle nostre tradizioni e a riscoprire una cultura che ormai non possediamo più.
    Grazie a chi ha avuto questa idea e grazie a Massimo Centini.

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