Non è semplice: ho provato a pensarci, ma non c’è traccia di attività umana che non abbia fatto i conti col morbo. Nulla, niente è rimasto fuori dalla sua portata, è dentro di noi, se non come infezione, come pensiero fisso. Sempre.
Bene, dopo questa botta di sana allegria vediamo su cosa discorrere.
A parte Lui (sempre maiuscolo perché lo temo), le notizie senza le quali non potremmo vivere ci sono: le vicissitudini di Harry e Meghan, per alcune settimane, hanno preso il posto dei comuni lassativi, specialmente dopo la loro ospitata dalla grande Oprah Winfrey; l’Inghilterra per alcuni giorni ha distolto lo sguardo dai problemi reali per dedicarsi ai Reali, questi ultimi di caratura veramente infima: ne escono due personaggi in cerca di ulteriore notorietà, ma l’ombra di Lady Diana li oscura, giustamente, e la storia della povera ragazza che non sopporta le ferree tradizioni della corte non regge.
Buttiamoli nel dimenticatoio.
Una notizia mi ha rasserenato, togliendomi gli affanni: Pirlo è confermato, così come Ronaldo. Sono contento, perché se il primo con la sua strabordante ilarità e vivacità riuscirà a tenere in pugno lo spogliatoio, il secondo ci porterà (è sicuro, è sceso a Torino proprio per quello) la coppa con le orecchie sotto la Mole!
Ovviamente aspettiamo, noi bianconeri , che il regalo di Pasqua fatto all’attaccante del Benevento Gaich, venga ricambiato. Si chiama Adolfo il giovane, ma è argentino; chissà, qualche nonno nostalgico del passato? In fondo, quanti nazisti sono scappati in Sudamerica…
Altra notizia che sa di riciclo: l’ennesimo condono fiscale. Non riguarda pagamenti inesigibili dell’ultimo periodo, che poi sarebbe comprensibile vista l’economia alla canna del gas, bensì cartelle esattoriali tra il 2000 e il 2010, quando la parola Corona faceva pensare solo alla birra, all’alpinista o al fotografo; certo sono alterato, deluso, e mi sento pirla all’ennesima potenza, perché la semplice ricetta è non pagare, aspettare, non farsi intimidire dai solleciti. Arrivare ad un livello di menefreghismo senza confini, serenamente, tanto prima o poi arriva l’ennesimo regalo agli evasori seriali. Occorre solo perseveranza.
Andiamo avanti: Enrico, dai, ma veramente? Hai lasciato una carriera a Parigi, dove gli studenti ti adoravano, ti sei commosso nel lasciarli, e adesso una sorte misteriosa ed inaspettatamente burlona ti ha portato alla guida del PD. Sei troppo pulito, onesto, sensibile e moralmente integro per mischiarti con quei personaggi che litigherebbero anche giocando a freccette.
Non so, ma ti vedo come uno dei protagonisti del film “Il dottor Stranamore” mentre cavalca il missile atomico appena sganciato  sul bersaglio urlando di gioia; mi auguro tu possa scrivere una storia di successi e di non rivederti tra qualche tempo seduto sui gradini di Montmartre col viso rigato di pianto, magari ripensando al passaggio del campanellino tra te e il Bomba.
Potremmo chiudere con Angela: chiedeva una chiusura draconiana, ma ha cambiato idea: nella sua giacchina sobria, di fronte agli oltre 80 milioni di tedeschi ammette di aver sbagliato, e lì, chiede scusa per l’errore.
Non aggiungo altro.
E qualcosa di bello? C’è ovviamente: è stato per i pochi minuti di un brano di Sanremo, quando due giovani sicuramente emozionati, Francesca e Fausto, i Coma _Cose, si sono guardati negli occhi con una dolcezza infinita; uno sguardo prolungato, bello come

un dipinto. Quanto vorremmo per noi uno sguardo come quello, fiamme negli occhi!

Sono Luciano Simonetti, impiegato presso una azienda facente parte di un gruppo americano. Abito a Caselle Torinese e nacqui a Torino nel 1959. Adoro scrivere, pur non sapendolo fare, e ammiro con una punta di invidia coloro che hanno fatto della scrittura un mestiere. Lavoro a parte, nel tempo libero da impegni vari, amo inforcare la bici, camminare, almeno fin quando le articolazioni non mi fanno ricordare l’età. Ascolto molta musica, di tutti i generi, anche se la mia preferita è quella nata nel periodo ‘60, ’70, brodo primordiale di meraviglie immortali. Quando all’inizio del 2016 mi fu proposta la collaborazione con COSE NOSTRE, mi sono tremati i polsi: così ho iniziato a mettere per iscritto i miei piccoli pensieri. Scrivere è un esercizio che mi rilassa, una sorta di terapia per comunicare o semplicemente ricordare.

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