Sono trascorsi quasi tre mesi da quando l’anno “duemila e venti” se ne è andato caricando sulle spalle del 2021 un pesante fardello pieno di incognite causate dalla pandemia cinese Covid-19, che proprio in queste ultime settimane si sta diffondendo con nuove varianti, creando ulteriori problemi.

Purtroppo il settore aeronautico con tutte le sue diramazioni (compagnie aeree, aeroporti, case costruttrici, tour operator, catene turistiche) si sono praticamente bloccate creando disagi impensabili all’inizio dello scorso anno.

Con la passata stagione estiva, e la parvenza di un calo dei contagi, un po’ ovunque si aprì uno spiraglio di ottimismo, purtroppo subito cancellato all’insorgere, in autunno, della seconda ondata, ed ora con la terza le cose si stanno mettendo veramente male con la prospettiva di un blocco totale dei movimenti delle persone.

Come prevedibile, l’industria del trasporto aereo, si sta muovendo per cercare di risolvere almeno in parte il blocco dei viaggi e quindi delle persone, chiedendo aiuti ai propri governi affinché mettano mano al portafoglio per evitare di soccombere, come in certi casi è già avvenuto.

La IATA (International Air Traffic Association), da mesi si sta adoperando richiedendo che si attuino con urgenza e in modo sistematico le campagne di vaccinazione, purtroppo a livello mondiale manca la coordinazione ed in pratica sembra che ognuno faccia per sé, complicando ulteriormente le cose per chi deve viaggiare.

Nei mesi scorsi la IATA, aveva preventivato un aumento per il 2021 del 50,4%, rispetto al 2020, purtroppo attualmente le previsioni si attestano solamente più al 3%, considerando che le performance dello scorso anno sono state le peggiori di sempre, con un RPK (Revenue Passenger Kilometer parametro che indica il numero di passeggeri paganti trasportati moltiplicati per il numero di km volati), in calo del 65,9% sul 2019; il dato peggiore di tutta la storia ultra centenaria dell’aviazione commerciale.

Sempre riferito al 2019, il calo della domanda internazionale di passeggeri, è stato inferiore del 75,6%, mentre la capacità, misurata in chilometri di posti disponibili, è diminuita del 68,1%.

Altro dato allarmante, sono le prenotazioni per i futuri viaggi, che sono calate del 75%, rispetto al 2019, con gravi pressioni sulle ormai esigue casse delle compagnie, tolto quelle che sono già state agevolate dai propri Governi, come la Air France-KLM, la Lufthansa e la nostra travagliata Alitalia-Ita, tanto per rimanere nei dintorni di casa nostra.

Dall’ACI Europe dati allarmanti

Nulla di nuovo sotto il sole anche per l’ACI Europe, che denuncia un trend negativo, secondo gli ultimi dati trasmessi ultimamente riferiti sempre al fatidico 2019.

Le previsioni per il 2021, evidenziano una fievole richiesta per il primo e secondo trimestre di quest’anno, in previsione di una ripresa della domanda nel terzo trimestre (quello estivo), purché vengano introdotte in modo consistente le vaccinazioni. Inoltre devono essere allentate almeno parzialmente le restrizioni di viaggio, altrimenti saranno guai seri e imprevedibili in tutto il comparto aeronautico.

Le stime dell’ACI Europe per il terzo trimestre (rispetto al 2019) prevedono un calo del 40% del traffico, ma se persistono le attuali restrizioni di viaggio, il calo è stimato addirittura del 57% mentre per il quarto trimestre la previsione al ribasso varia dal 45% al 57%.

Lo scorso anno gli aeroporti europei hanno movimentato 1,73 miliardi di passeggeri in meno se confrontati con il 2019, in pratica come se fossimo ritornati ai tempi del 1995, ventisei anni fa.

Con queste cifre negative da capogiro, le finanze degli aeroporti sono allo stremo, con il rischio chiusura come già avvenuto in casi estremi, considerando che la perdita nel 2020, è stata di oltre 30 miliardi di euro (rispetto all’anno prima), ovvero il 60% in meno di ricavi annuali. Quest’anno le previsioni sono tutt’altro che rosee ed una ulteriore perdita di altri 25 miliardi.

In questo pessimistico scenario anche lo scalo di Caselle sta subendo un pressing negativo, aggravato dal fatto che sono mancati i charter invernali della neve (un toccasana annuale per lo scalo), i voli regolari ormai ridotti al lumicino e il cargo praticamente inesistente.

L’Assaeroporti conferma il trend negativo degli scali italiani

L’Assaeroporti, l’ente che rappresenta 32 società di gestione di 42 aeroporti italiani, ha fatto richiesta al nostro governo di inserire gli aeroporti nel Recovery Plan o Fondo per la Ripresa.

Nella proposta nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), approvata dal Consiglio dei Ministri, lo scorso 12 gennaio, non viene contemplato alcun progetto che riguarda gli scali nazionali, e l’Ente richiede a gran voce l’inserimento da parte del governo di poter accedere ai finanziamenti previsti dal fondo speciale Next Generation UE.

In Italia è noto come Recovery Fund (Fondo per la Ripresa), in grado di finanziare, dal 2021 al 2027, la ripresa economica dell’Europa. Per l’Italia sono previsti gli ormai famosi 209 miliardi di euro sul totale di 750 destinati al vecchio continente.

Nel 2020, in Italia vi è stato un calo di 140 milioni di passeggeri, rispetto al 2019, pari ad un meno 72,6% del traffico, e se questa crisi continuerà ad imperversare comporterà una ricaduta negativa sui programmi di ammodernamento che era in atto o in previsione.

Bisogna considerare che le società di gestione degli aeroporti, come la Sagat di Caselle, operano come concessionarie dello Stato per la gestione e lo sviluppo di infrastrutture e beni demaniali, che garantiscono un servizio pubblico di primaria importanza.

Il traffico aereo in Italia incide per il 3,6% del PIL, e il settore aeroportuale consta di oltre 150.000 addetti, sostenendo con l’indotto oltre 880 mila lavoratori, una industria di primaria importanza che da lavoro anche ad una moltitudine di persone che vivono nelle vicinanze degli scali.

Gli aeroporti sono una delle più importanti porte d’ingresso del nostro Paese, sia per i viaggi d’affari, che per le movimentazione di merci, oltre che al turismo, quest’ultimo decimato dalla pandemia, se pensiamo che oltre il 40% dei turisti che giungono in Italia transita sugli scali nazionali.

Caselle sempre più fanalino di coda delle grandi città

Purtroppo continua la “sofferenza” del nostro scalo sia come traffico passeggeri (vedi Cose Nostre febbraio 2021) ma ancor più per quello merci, praticamente ormai inesistente.

Nel 2020 sono state movimentate 1.109,2 tonnellate con un calo rispetto al 2019, del -66,7% (media nazionale -23,7), attestandosi ormai al 18° posto (nel 2000 eravamo al 5° posto). Siamo stati battuti addirittura da Ancona (5.581,3 ton. -20,5%) e Lamezia Terme (1.860,3% +50,1%).

Una vecchia brochure della Sagat del 1988/89, giustamente reclamizzava “una moderna infrastruttura in grado di trattare 20 mila tonnellate/anno di merce”, anni in cui il trasporto merci via aerea era lontana dai livelli attuali, ed oggi dopo oltre 30 anni riusciamo a malapena a superare le 1.000 tonnellate. Per la cronaca la media annuale delle merci movimentata dal 1988 al 1992 fu di 20.235 tonnellate, con il picco nel 1996 di 55.952,3 t. durante il famoso “Ponte Aereo con Detroit”

In compenso la vicina Malpensa ha inaugurato, venerdì 5 marzo, il nuovo hub logistico della DHL Express Italy, presso il Cargo City, in grado di gestire la bellezza di 38.000 pacchi all’ora e una manodopera attuale di oltre 900 addetti, con una previsione di un ulteriore 10%. L’aeroporto nel 2020 ha movimentato 516.739,6 tonnellate (-7,5%).

Caselle dispone di ottime strutture per le merci, ma negli anni è mancata la volontà di incrementare i voli cargo, lasciando ad altri tal compito, ed oggi se ne pagano le conseguenze, mentre nel resto del mondo si assiste ad un incremento dei voli cargo per l’espansione del settore e-commerce.

Comunque per quanto riguarda il traffico passeggeri lo scalo, nonostante tutto, ha avuto si un decremento del -64,4% con 1.407.375 passeggeri, ma con una media leggermente inferiore a quella nazionale che si è attestata al -72,6%, questo grazie all’importante contributo del traffico charter invernale che nei primi mesi dello scorso anno era stato ancora abbastanza normale.

Come passeggeri siamo al 13° posto della scala nazionale su 40 aeroporti, ma ricordiamo che nel 2000 eravamo al 9° posto.

 Boeing 737 della compagnia rumena Blue Air attualmente tra le più attive a Caselle.

 

Lufthansa da cinquanta anni a Caselle

Il 1° aprile 1971, la compagnia aerea di bandiera tedesca Lufthansa, inaugurava il collegamento regolare, Francoforte-Torino, con cadenza giornaliera.

Il primo volo venne effettuato con il bireattore Boeing 737-130 immatricolato D-ABEW “Bayreuth”. Il velivolo era il più piccolo della famiglia della casa costruttrice americana, ed inizialmente veniva denominato “baby Boeing” o “piccolo barilotto”, essendo un po’ tozzetto rispetto ai suoi fratelli maggiori. In seguito ebbe un successo enorme nelle vendite con oltre 10.000 aerei venduti in svariate versioni.

Nei 50 anni di attività sullo scalo di Caselle, la Lufthansa, è sempre stata molto attiva, impiegando non solo i suoi aerei ma anche con le consociate come avviene oggi con l’italiana Air Dolomiti (100% del Gruppo Lufthansa).

A causa della pandemia oggigiorno i collegamenti sono più diradati, comunque sempre attivi.

Nuovo volo per Palermo

Dal 1° giugno la compagnia low cost Wizz Air, inaugurerà il nuovo volo da Torino per Palermo. Quattro le frequenze settimanali: martedì, giovedì, sabato e domenica. Con la stagione estiva saranno 7 le destinazioni della low cost dell’Europa orientale, oltre alla new entry Palermo ci sarà Bari, Bacau, Bucarest, Chisinau, Iasi e Tirana.

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