L’assedio di Torino si ascrive in un conflitto internazionale più ampio che viene ricordato come la Guerra di Successione Spagnola e che vide fronteggiarsi due delle dinastie più importanti d’Europa: i Borboni, rappresentati dal Re Sole Luigi XIV di Francia, e gli Asburgo d’Austria dell’imperatore del Sacro Romano Impero, Leopoldo I. Il conflitto esplose all’indomani della morte senza eredi del re di Spagna Carlo II d’Asburgo quando la Corona iberica passò nelle mani del nipote indiretto diciassettenne Filippo di Borbone, duca d’Angiò. Il giovane Filippo era però nipote diretto di Luigi XIV e Maria Teresa d’Asburgo di Spagna. A questa successione dinastica si opposero gli Asburgo d’Austria in quanto in palio vi era il controllo sia sulla Spagna, sia sui suoi possedimenti continentali e soprattutto su quelli coloniali. La guerra durò un decennio e vide fronteggiarsi da una parte la Francia e la Spagna e dall’altra il Sacro Romano Impero, l’Inghilterra, l’Olanda, la Prussia, il Portogallo e la Danimarca.
In un primo momento il piccolo ducato di Savoia, guidato da Vittorio Amedeo II, si schierò con la Francia ma dopo un’intensa attività diplomatica e lunghe trattative il duca giunse all’alleanza strategica del 1704 con gli Asburgo che in caso di vittoria avrebbe portato all’acquisizione del Monferrato, dell’area lombarda compresa tra Alessandria e Valenza, della Lomellina e della Valsesia. Conseguenza del Trattato di Torino fu l’avvio delle operazioni militari da parte di Luigi XIV contro il Piemonte e che portarono in breve tempo alla conquista francese delle città di Susa, Pinerolo, Vercelli, Chivasso, Ivrea e Nizza. I francesi adottarono la tecnica bellica della terra bruciata, ovvero distruggevano tutto ciò che non serviva ai loro piani di combattimento, dai ponti alle fortificazioni, dai porti fluviali agli edifici. Già nel settembre del 1705 le truppe nemiche si avvicinarono al capoluogo piemontese che contava circa quarantacinquemila abitanti e un contingente a sua difesa di diecimila soldati. L’assedio iniziò nel maggio dell’anno successivo con un attacco diretto alla cittadella attraverso lavori di scavi sotto le mura cittadine al fine di raggiungere il centro della piazzaforte con gallerie nel sottosuolo. Le fortificazioni di Torino, iniziate nel 1564 per opera di Emanuele Filiberto, erano state realizzate proprio in ottica di aggressioni di questo genere e consistevano in una fitta rete di cunicoli e camminamenti sotterranei che avevano il duplice scopo di intercettare gli scavi nemici e di far saltare in aria le batterie di breccia situate in superficie. Secondo la ricostruzione fatta dal generale Amoretti, al momento dell’assedio la rete di gallerie raggiungeva un’estensione di ventuno chilometri e la profondità di quattordici metri. Episodio che molti ricorderanno fu quello che vide come protagonista Pietro Micca che con il suo sacrificio nella notte tra il 29 e il 30 agosto impedì il passaggio di una pattuglia francese che era penetrata in una delle gallerie.
Torino subì un durissimo assedio aggravato dalle difficoltà di rifornimento di viveri, polveri e munizioni. Vittorio Amedeo II decise di uscire dalla città a metà giugno lasciando un presidio militare al comando del generale Daun e poco distante dalla città attese le truppe del principe Eugenio di Savoia giunte ormai a Carmagnola. Famosa e impressa in alcune tele fu la loro salita sulla collina di Superga per pianificare l’attacco decisivo del loro esercito composto da 30.000 effettivi contro i 41.000 francesi e che avvenne il 7 settembre. In quel giorno i corpi prussiani e la cavalleria imperiale di Eugenio dopo diversi scontri cruenti riuscirono a sfondare il fronte destro dell’esercito transalpino guidato dal duca d’Orléans. A questo punto Vittorio Amedeo II a capo della sua cavalleria caricò le linee nemiche e il presidio di Torino fuoriuscì dalla città per portare a compimento l’attacco. L’assedio di Torino ebbe fine e il Piemonte ritornò libero.
Nel 1713 ad Utrecht Vittorio Amedeo II ottenne il titolo regio e gli ampliamenti territoriali promessi come il Monferrato e in più veniva concessa anche la Sicilia, che sei anni più tardi avrebbe scambiato con la Sardegna. La vittoria sui Francesi inserì di diritto questo piccolo stato in mezzo alle grandi potenze europee nella gestione della politica europea e pose freno alla volontà espansionistica di Luigi XIV nella penisola italiana. La lunga strada del Risorgimento venne tracciata.

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