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giovedì, Aprile 18, 2024

    Lo sbarco che portò alla liberazione di Roma

    Ottant’anni fa, il 22 gennaio del 1944, venne dato il via ad un’ampia operazione militare, chiamata operazione Shingle e che noi ricordiamo come lo sbarco di Anzio. Venne pianificata durante la conferenza di Marrakech del 7-8 gennaio dal primo ministro inglese Winston Churchill e dal presidente americano Franklin D. Roosevelt con lo scopo di aggirare la linea di difesa tedesca Gustav, che poco più a sud all’altezza di Cassino bloccava l’avanzata delle forze alleate, e liberare Roma. Così alle prime ore del 22 gennaio con un convoglio di 374 navi sbarcava la I divisione britannica sul tratto di costa tra le Torri Caldara e San Lorenzo a nord di Anzio mentre la III divisione americana approdò sull’arco costiero compreso tra Nettuno e Torre Astura, chiamate in codice Peter Beach e X Ray Beach. Durante il periodo fascista i comuni di Anzio e Nettuno erano stati uniti sotto un unico nome, Nettunia, e ancora oggi i due sindaci dei comuni si contendono le celebrazioni di questa missione. Nonostante si concluse con la liberazione dall’occupazione nazifascista della Capitale, l’operazione è stata considerata dalla storiografia come un fallimento in quanto durò più delle previsioni, oltre quattro mesi, e comportò un numero elevatissimo, oltre quarantamila, tra morti e feriti nelle file dei soldati alleati. Tra questi, ricordiamo la morte di E.F. Waters, padre dell’ex bassista dei Pink Floyd Roger Waters.
    Il comando delle operazioni di terra venne affidato al generale John P. Lucas, il quale appena sbarcato dovette fare i conti con solo due battaglioni della 29° divisione corazzata Panzergrenadier. Se, quindi, il comandante delle forze tedesche, il feldmaresciallo Albert Kesselring venne inizialmente colto di sorpresa dall’attacco, grazie alla rapidità delle sue truppe mobilitate attraverso l’ordine di azione Caso Richard, il quale prevedeva una reazione pianificata in caso di sbarco sulla costa tirrenica, riuscì a creare un cordone difensivo di fronte alla testa di ponte alleata. Alla resistenza dei tedeschi si aggiunse il maltempo consistente in piogge abbondanti che resero l’avanzamento del contingente alleato più difficile del previsto. Le divisioni sbarcate ad Anzio erano chiaramente insufficienti al raggiungimento degli obiettivi preposti e per questo motivo furono fatti affluire con urgenza rinforzi notevoli fino ad arrivare a tre divisioni americane e tre britanniche tra gennaio e aprile, alle quali si aggiunsero anche reparti speciali, come la prima Special Force americano-canadese che da sola fronteggiò il Canale Mussolini. Ne seguirono feroci combattimenti, soprattutto per l’accanita difesa tedesca che poteva contare su postazioni ben equipaggiate. In questo contesto la quasi totalità della popolazione di Anzio e Nettuno, i profughi provenienti da Aprilia, da Ardea e dall’Agro Pontino vennero imbarcati su navi alleate dal porto di Anzio per giungere a Napoli, e per essere poi trasportati verso regioni del sud dove il pericolo bellico era limitato. L’avanzata, nonostante le evidenti difficoltà, procedette di pari passo alla ritirata delle truppe tedesche, che nell’eseguirla si resero responsabili di una metodica opera di distruzione delle principali vie di comunicazione, tra le quali le ferrovie erano l’obiettivo prioritario.
    Il 25 maggio venne presa Cisterna, il 28 maggio venne riconquistata Aprilia, il 1 giugno venne liberata Velletri e infine il 4 giugno le truppe guidate dal generale Mark Clark e dal generale Lucian Truscott, che nel frattempo aveva preso il posto di Lukas, entrarono a Roma.
    Lo sbarco di Anzio fu caratterizzato da un atteggiamento di iniziale inerzia dovuto certamente dalla mancanza di precise disposizioni da parte del comando generale, ma anche per l’insufficienza delle risorse impiegate e per lo scetticismo americano verso l’intera campagna d’Italia, che consideravano come un fronte di importanza secondaria.

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