“Le guerre non sono fatte come ve le raccontano nei libri di storia. Le guerre sono fatte dalla somma dei dolori, delle sofferenze, delle ansie e delle paure di milioni di uomini semplici, mandati a combattere e a morire…”
Così inizia un bel volume titolato “Dario Lano -San Damiano d’Asti 10 novembre 1916 – disperso sul fronte russo 17 dicembre 1942”
Il volume è stato edito privatamente dal nipote di Lano, anch’egli di nome Dario. Giusto così per avere un riferimento, qualora non lo conosceste direttamente: Dario Lano è il marito della professoressa Irma Chiabotto, famiglia casellese molto conosciuta nella nostra comunità.
Ma torniamo al libro. Come ogni anno si avvicina la ricorrenza del 25 aprile e quel ricordo o meglio quei ricordi, non bisogna proprio dimenticarli. Mai. E questo libro può aiutarci.
Questo testo è stato curato con scrupolo estremo da quella bravissima archivista e storica che è Daniela Siccardi. Daniela ha prima letto e catalogato le lettere che il giovane Dario scriveva alla famiglia nel periodo del servizio militare e poi le ha collocate nel tempo e nei luoghi, quindi le ha trascritte per meglio poterle leggere. Un lavoro meticoloso e gravoso, che però ha portato i suoi frutti: tenere alla memoria tutti i sacrifici di questi giovani soldati di leva negli anni 1940-45. Avevano quasi tutti venti-ventidue anni e li hanno mandati a morire nel modo più stupido e cinico: “giocati come pedine sulla scacchiera dell’orrore”


Il volume riporta gli originali delle lettere di Dario e a fronte la sua trascrizione, con alcuni commenti a cura di Daniela, per meglio far comprendere al lettore il contesto: dove era e da dove ha scritto le missive questo giovane granatiere di Sardegna.
Commovente quanto afferma il nipote Dario, che solo dopo anni ha compreso appieno i pianti di sua nonna, la mamma del giovane disperso in Russia, dopo ogni abbraccio al nipotino. Quel ragazzino non comprendeva ancora che quell’abbraccio e quelle lacrime erano di una mamma verso il suo figliolo, figliolo che non aveva più visto e manco sapeva dove erano i suoi resti mortali. Quella mamma abbracciava un bimbo che portava il nome, il cognome e il sorriso, del suo “bimbo” partito soldato e mai più tornato. Racconta oggi Dario che gli si diceva che “bimbo e soldato” erano speculari.
Nelle foto che accompagnano il testo, vediamo un giovane granatiere di Sardegna e leggiamo le sue gesta, dal servizio militare, passando per diverse città italiane, Roma compresa, dove raccontava che stava bene e godeva di buona salute.
Commovente anche comprendere, con la discrezione di quei tempi, che era nel suo cuore una tal Carla, sua “fiamma”, di cui però non si seppe mai più nulla.
Così come non si seppe nulla dei suoi resti mortali: un disperso, proprio come migliaia di altri nostri connazionali e casellesi.
Le lettere dal fronte si intensificano e passano dal racconto piacevole della Russia, dove il soldato afferma “stiamo ancora bene”, fino alle preoccupazioni delle prime difficoltà…poi il nulla.
Disperso. Dario Lano è solo più un nome su una targa, un ricordo bellissimo per il nipote e un grande insegnamento per noi: Dario è un simbolo, come migliaia di uomini, morti e dispersi, parte di una intera generazione sacrificata e immolata sull’altare della follia.
Occorre continuare a ricordare, per onorare i nostri papà e nonni: morti, dispersi, torturati, emarginati, condannati ai lavori forzati, e non perché avessero commesso crimini orrendi, non perché avessero destabilizzato l’ordine costituito, semplicemente perché mandati allo sbaraglio, in un’impresa tragicamente folle e impossibile.
Commemoriamo i tanti, i troppi Dario Lano, a cui la vita è stata rapita, ricordiamo tutti quei ragazzi che non sono tornati, inchiniamoci davanti al loro sacrifico, troppo spesso dimenticato. E ringraziamo anche il nipote e Daniela Siccardi capaci di far emergere una storia che non va dimenticata.
Perché il sacrificio di Dario Lano, quello dei tanti morti e dispersi dell’ARMIR, non risulti vano lo si legga questo libro per capire una volta di più che ciò che è successo non si deve ripetere mai più.
Le guerre non sono fatte come ve le raccontano nei libri di storia. Le guerre sono fatte dalla somma dei dolori, delle sofferenze, delle ansie e delle paure di milioni di uomini semplici, mandati a combattere e a morire. Non scordiamolo. Mai.

Mauro Giordano
Sono nato a Torino il 23 settembre 1947, dove ho studiato e lavorato in tre aziende del settore servizi fino a tutto il 2005, quando, raggiunta l’età pensionabile ho potuto lasciare tutti i miei incarichi. Risiedo a Caselle dal 1970, anno in cui mi sposai trasferendomi da Torino nella nostra città. Fin dal 1970 ebbi l’onore di conoscere ed apprezzare il fondatore del mensile Cose Nostre, il dottor Silvio Passera, il quale fin dal primo numero mi propose di scrivere notizie relative alla Croce Verde, ente di cui facevo parte come milite a Torino e poi come milite della Sezione di Borgaro, poi divenuta Sezione di Borgaro-Caselle essendo stato il fondatore del sodalizio nel 1975. Una più corposa collaborazione con il giornale è avvenuta negli ultimi tempi e sotto la direzione di Elis Calegari, anche per effetto del maggiore tempo disponibile. Attualmente collaboro - con piacere e simpatia -anche alla stesura di notizie generali, ma sempre con matrice sociale. I miei hobby sono sempre stati permeati da una grande curiosità di tutto ciò che mi circonda: persone, fatti, lavoro, natura, buon umore e solidarietà. Ho avuto modo di conoscere tutta l’Italia, ed è questo il motivo che ora desidero dedicare tempo a “Cose Nostre”.

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