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martedì, Febbraio 27, 2024

Cattivi consigli


Non studiare.
Non serve. Non stare sui libri per ore fino a consumarti la vista per cercare di comprendere un concetto, una teoria o un pensiero.
Se proprio ne hai voglia, apri il web e con alcuni comodissimi “copia e incolla” potrai illuderti di avere imparato. Un piccolo inganno aiuta.
Sgombra il cervello da pensieri che potrebbero offuscare una limpida giornata di sole e abbandonati alla passività, mollemente disteso sul divano, con le cuffiette che ti farciscono i neuroni di musica trap.
Se proprio dovessi entrare a scuola e beccarti una insufficienza non preoccuparti: sotto al 5 forse nessun insegnante oserebbe scendere anche se il tuo compito dovesse risultare un’offesa alla cultura; nel caso accadesse i tuoi genitori metterebbero in moto una denuncia per turbativa grave del pargolo con possibili futuri problemi di crescita, e gli avvocati farebbero carne da macello del pedagogo così poco accorto della delicatezza della tua fragile psiche, affiancati pure dal preside che allontanerebbe il docente dalle scuole del regno.
Potrai contare sul bonus psicologo.
In questa scuola non si boccia, anzi ti illuderanno con la balla che si è tutti primi; qui non si redarguisce l’alunno svogliato o consapevolmente pigro, lo si promuove. Guarda, giusto perché tu sia ancora più tranquillo, ti dirò che i voti non esistono più, sono stati sostituiti da giudizi che gli insegnanti stendono quotidianamente con solerzia, scrivendo un piccolo poema che descriva esattamente ciò che sei ma senza urtare la suscettibilità tua e nemmeno quella dei tuoi genitori, edulcorando il tutto affinché sia più digeribile; nessuno ti dirà “ Studia di più! “ mettendo un bel 3 sul tuo foglio stracolmo di errori ed orrori ortografici, ma si dilungheranno con parole vaghe per non offenderti.
Resterai traumatizzato comunque: crescendo darai la colpa alla società, va sempre di moda, un evergreen.
Ma non scoraggiarti perché il lavoro del futuro è lì a portata di mano, e tu hai tutti i numeri per poter sfondare: sei ignorante e grezzo quanto basta, non sai chi sia stato Dante, i congiuntivi li hai aboliti dal tuo vocabolario di appena duecento parole, non conosci la Storia, e per te già Cappuccetto Rosso sarebbe incomprensibile, e allora vai!
Sarai uno yuotuber, anzi un tiktoker, un influencer, avrai i tuoi follower che seguiranno qualunque fesseria tirerai fuori, qualunque stupidaggine riuscirai a concepire, perché il loro quoziente è addirittura un paio di punti al di sotto del tuo.
Non studiare, non serve. Sarai mica pazzo a frequentare un liceo, a laurearti con la “magistrale” e affrontare anni di dottorato magari in giro per il mondo in compagnia di altri giovani che hanno fame di cultura, di sapere, che darebbero lustro e onore al proprio Paese e invece verranno ingoiati da un call center, o andranno in giro a cercare clienti per le agenzie immobiliari, e che davanti a loro vedranno passare l’ennesimo raccomandato per quel posto che sanno benissimo di meritare? E allora lascia perdere, fermati alle medie, anzi alle elementari, alla materna se riesci, ma fermati.
Non fare come quelli che dopo anni di sacrifici e porte sbattute in faccia sono costretti a emigrare, a lasciare il Paese per avere delle opportunità, comunque con dolore e il cuore a pezzi, con uno Stato che anziché occuparsi del futuro, dei giovani, di creare opportunità, lavoro, si occupa dei rave party, dei cinghiali, dei POS, e che aiuta gli evasori, i furbi, gli yes man e ti invita a fare le stagioni nei campi come uno schiavo e propone una economia da ‘800.
Resta lì, passivo e pensaci: ti alzi al mattino, fai quattro smorfie al cellulare, le pubblichi e vedrai quanti like; proponi cretinate perché la gente deve rimanere anestetizzata e non vuole tu parli di temi attuali: fa’ in modo che la tua ignoranza diventi il bene più prezioso per te e il più ricercato dalla massa.
Confessa a tutti che non hai mai aperto un libro o un’enciclopedia perché non ci sono i filmati come sul web, dichiara che non ti depili e non ti profumi, ostenta la tua incapacità di esporre correttamente un concetto senza autotune, e avrai il successo: dare alla gente ciò che vuole è il fine.
Tranne il soffermarsi a pensare. Tranne la cultura.

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Luciano Simonetti
Luciano Simonetti
Sono Luciano Simonetti, impiegato presso una azienda facente parte di un gruppo americano. Abito a Caselle Torinese e nacqui a Torino nel 1959. Adoro scrivere, pur non sapendolo fare, e ammiro con una punta di invidia coloro che hanno fatto della scrittura un mestiere. Lavoro a parte, nel tempo libero da impegni vari, amo inforcare la bici, camminare, almeno fin quando le articolazioni non mi fanno ricordare l’età. Ascolto molta musica, di tutti i generi, anche se la mia preferita è quella nata nel periodo ‘60, ’70, brodo primordiale di meraviglie immortali. Quando all’inizio del 2016 mi fu proposta la collaborazione con COSE NOSTRE, mi sono tremati i polsi: così ho iniziato a mettere per iscritto i miei piccoli pensieri. Scrivere è un esercizio che mi rilassa, una sorta di terapia per comunicare o semplicemente ricordare.

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