Lui lo diceva sempre: c’è chi cerca l’oro, chi il petrolio, altri fanno pazzie per i minerali o le farfalle, e via discorrendo. Insomma tutti, che più chi meno, hanno una loro passioncella, tanto per mettere ogni tanto una virgola ai giorni della vita. Lui, Nostrone, no, lui collezionava solo un certo sorriso, quello di Cosina.
A volte s’incontravano per brevissimi fugaci saluti, sempre di corsa. Quasi sempre a lei scappava un sorriso, e lui lo prendeva e lo passava alla moviola della memoria e poi controllava nella sua collezione che portava nel cuore se questo c’era già o se era un doppione. Una mania la sua, una storia senza senso. Ma tant’è il suo era un modo per sognare a occhi aperti, per avere fantasie di scorta, o forse per fare dei viaggi in paradiso senza poterselo permettere. D’altra parte il sognare è attaccare il carro ad una stella.
Nella sua collezione di quei sorrisi ne vedeva di tutti i tipi: belli, brutti, con l’influenza, con la tosse, senza, ecc. Ognuno era fatto in un certo modo, aveva un significato, era un mezzo per comunicare senza parlare, senza dire niente ma anche dire tanto. E poi, e poi, Nostrone da sempre pensava che i sorrisi sono come le stelle nella tenda della notte.
E sorridi tu che sorrido io e intanto arrivò la sera della vigilia di San Valentino. Per carità non che questo fosse molto rilevante per la storia che lo interessava la quale era un gioco di simpatia, più che altro.
Fatto sta che il giorno dopo, tutto tirato a lucido, con un mazzolino di viole in mano si recò al tacito appuntamento. Cosina quando lo vide subito inarcò le ciglia dalla sorpresa, poi capì che era solo un omaggio alla sua grazia e lo inondò con un sorriso grande, grande come tutto il mondo. E lui subito, in diretta, lo controllò con tutti gli altri che aveva in memoria e s’accorse subito che non lo aveva ancora nella sua collezione. Dall’emozione si svegliò di soprassalto: il sogno era finito e cominciava la vita di tutti i giorni. Ma era contento lo stesso, le sue assurde fantasie ormai facevano parte del suo mondo e andavano a braccetto col suo modo di vivere.
Il resto era solo realtà.

Racconto già pubblicato su Cose Nostre nel febbraio del 2001, vignetta di Giulio Gianolio

Gianni Rigodanza è un giornalista e scrittore. Maestro del lavoro, Casellese dell’Anno, premio regionale di giornalismo; tra i fondatori, redattore e direttore di Cose Nostre per 32 anni. Finalista del 3°concorso letterario Marello. Autore di diversi libri di storia locale. Ha scritto per il Risveglio, Oltre e Canavèis.

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