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giovedì, Febbraio 29, 2024

Le elezioni nell’antica Roma

Il procedimento elettorale dell’antica Roma del quale abbiamo maggiori testimonianze è senza ombra di dubbio quello che portava alla nomina della più alta carica politica che si poteva rivestire nella Repubblica romana, quella dei consoli.
Requisito indispensabile per ottenere una carica politica era essere iscritto alla lista dei candidati e per accedervi bisognava rispondere a determinati criteri: innanzitutto possedere sia la cittadinanza romana e sia l’iscrizione al censo; avere compiuto quarantadue anni di età; avere già ricoperto una carica pubblica tra quelle di questore, di edile o di pretore; non avere assunto già un altro incarico e non essere sottoposto ad alcun processo penale. Appartenere a una famiglia ricca e potente era per il candidato una condizione che portava parecchi vantaggi e favoriva la futura elezione. Infatti finanziare una campagna elettorale era particolarmente oneroso e per organizzarla ci volevano almeno un milione di sesterzi che corrispondevano più o meno a due milioni di euro attuali. Occorre tenere anche in considerazione che l’incarico non era remunerato e durava solo un anno, per cui se si desiderava trarre profitto dal potere si disponeva di tempi ristretti e solo in un secondo momento si potevano ottenere dei vantaggi attraverso a un’eventuale designazione a governatore di qualche provincia.
Un altro requisito non meno fondamentale di quelli materiali era rappresentato dal carisma del futuro console. Le capacità oratorie e gestionali, l’integrità morale e la saggezza si affiancavano alla qualità più importante, l’autoritas, termine latino che veniva inteso come la capacità di una persona di attirare la fiducia e il rispetto degli altri. Le imprese militari o i successi politici compiuti nel passato erano degli ottimi biglietti da visita per un candidato insieme alle promesse di favori. Nell’antica Roma non vi erano partiti politici come li intendiamo noi oggi ma era di un’importanza decisiva disporre di un’estesa rete di relazioni personali. Uno degli obiettivi principali degli aspiranti era perciò quello di guadagnarsi il sostegno di molte persone, soprattutto tra le classi sociali dei senatori e dei cavalieri.
La nomina dei consoli e dei pretori avveniva durante i comizi centuriati ai quali prendevano parte proprio le centurie. Le centurie erano il frutto della suddivisione del popolo romano in ordini d’armi: esistevano le centurie dei cavalieri, dei fanti (suddivise in cinque classi in base alla ricchezza) e dei non combattenti. La classe dei cavalieri era composta da diciotto centurie; la prima classe dei fanti da ottanta centurie, la seconda, la terza e la quarta classe erano formate da venti centurie ciascuna, la quinta da trenta e infine la classe dei non combattenti da cinque centurie. Durante i comizi ogni centuria esprimeva un voto unico dopo aver ascoltato l’opinione dei singoli membri. Pertanto venivano espressi centonovantatre voti e la maggioranza si otteneva con novantasette preferenze. Per cui per essere eletti erano sufficienti i voti della centuria dei cavalieri e della prima classe. Talvolta si faceva partire la votazione proprio dalle prime classi e capitava di frequente che le classi inferiori neppure riuscissero a votare. Per esprimere il voto di una centuria, i componenti dovevano passare attraverso uno stretto ponte dove un assistente consegnava loro una tavoletta sulla quale si doveva annotare il nome del candidato e, subito dopo, veniva depositata in un’urna.
La campagna elettorale prendeva nome di ambitus, termine che derivava dal verbo ambeo che significava “girare intorno a qualcuno per chiedergli qualcosa”. Il candidato si cambiava la toga che portava di solito, per indossare la toga candida, una toga di colore bianco splendente, da cui deriva proprio il termine candidato. Questo indumento serviva per essere riconosciuti facilmente e a distanza nel Foro. I candidati non esprimevano idee politiche ma la loro campagna elettorale si fondava sulla personale richiesta del voto (prensatio, stretta di mano). Così i candidati passeggiando nel Foro stringevano le mani ai potenziali elettori. La popolarità di un aspirante veniva misurata dal suo seguito e perciò diveniva importante conoscere il nome di ciascun elettore. Vi erano persino degli schiavi, i nomenclatores, che erano preposti per ricordare al loro signore i nomi e le posizioni dei personaggi importanti.
Altra qualità fondamentale in un futuro console era la disponibilità nei confronti di tutti coloro che si avvicinavano. Venivano anche organizzati eventi per catturare consensi come per esempio i banchetti, particolarmente apprezzati dagli elettori.
Già nell’antica Roma si riscontrarono episodi di corruzione, di menzogne e di brogli durante le elezioni. Per esempio nel 55 a.C. l’elezione di Vatinio a discapito di quella di Catone il Giovane che fu favorita da una menzogna proferita da Pompeo.
Era stato anche redatto un vero e proprio manuale elettorale dal titolo Commentariolum petitions. In questo compendio di Quinto Cicerone, fratello del famoso oratore Marco Tullio Cicerone, venivano riportati parecchi consigli su come vincere le elezioni, sulle strategie per ottenere popolarità, su chi era indispensabile puntare per richiedere i voti e su come assicurare benefici dalla propria elezione.

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