Come riuscire a condensare, a raccontare in poche righe cinquant’anni?
Riavvolgere il nastro della storia di Cose Nostre è riavvolgere la storia della mia, delle nostre vite: i timidi inizi, tutto il domani davanti, amori e figli, orizzonti sconosciuti e intriganti ad aprirsi…
E per una volta è davvero bello voltarsi, guardare indietro, ripensare a tutto il cammino fatto per dire con fierezza e orgoglio: “ Dai, è andata bene!”
La scommessa che facemmo mezzo secolo fa è vinta e non c’è tema di smentite. Anzi, il bello deve ancora venire, perché – pur nelle terribili difficoltà che il momento propone- “ Cose Nostre” sta vivendo un momento florido, in totale controtendenza rispetto a tanta altra editoria. Questo è il frutto d’un impianto solido che nel corso degli anni ha saputo attingere dalle radici, mantenendo sempre schiena e barra dritte, mai contravvenendo a quanto nel 1972 c’eravamo riproposti.
Basta leggere un stralcio di quanto Silvio Passera, il nostro indimenticato e indimenticabile primo direttore, ebbe a scrivere nell’ editoriale d’esordio per verificarlo:
“Al suo primo incontro in edicola con Cose Nostre, è naturale che il lettore si ponga alcune spontanee domande su questo nuovo personaggio anche se minore della vita casellese. Perché è nato? Chi l’ha fondato e chi lo scrive? Quali interessi porta avanti? La sua denominazione lungi dall’essere in rapporto con scopi reconditi o sospetti, è nata all’ultimo momento su proposta di alcuni promotori che, scusate il paragone, si sono comportati come volte capita al neo padre di fronte alla naturale domanda della levatrice: il figlio come lo chiamiamo? Avevamo discusso a lungo sull’impostazione e ci eravamo impegnati al massimo per superare le numerose difficoltà tecniche, ma avevamo sempre rinviato il momento di decidere la testata del giornale… Il nostro giornale sarà un periodico di informazione…quindi ogni aspetto della vita casellese sarà trattato dalla redazione con uno scopo ben preciso direi, esclusivo: quello di informare. Non sarà compito infatti di questo foglio ergersi a giudice o illudersi di risolvere i problemi del paese, né potrà divenire strumento di chicchessia.”
Ecco, noi continuiamo a essere quelli là ed è bello scoprire di non essere cambiati, di non aver mai derogato, fedeli al solco che ci ha originato: siamo nati liberi e liberi continuiamo a esistere, senza asservirci mai. Testimoni equidistanti, mai protagonisti dei fatti; forti dell’idea che tutti, davvero tutti, possano e debbano avere spazio e voce.
Certo, nel corso degli anni “ Cose Nostre” si è modificato, è innegabile: guardo con commozione e tumulto di sentimenti verso le quattro pagine del primo numero, ma altresì, con enorme fierezza, constato che cosa sia oggi il nostro giornale.
Assumendone la direzione nel dicembre del 2004, coronando uno dei miei sogni, nel primo editoriale scrissi, rubando una frase a Pierangelo Bertoli, che Cose Nostre sarebbe stato un giornale “ con un piede nel passato e uno sguardo dritto e aperto nel futuro”. Spero di aver mantenuto fede a quanto mi ero ripromesso.
E di continuare a farlo.

Elis Calegari è nato a Caselle Torinese il 24 dicembre del 1952. Ha contribuito a fondare " Cose Nostre", firmandolo sin dal suo primo numero, nel marzo del '72, e, coronando un sogno, diventandone direttore responsabile nel novembre del 2004. Iscritto all' Ordine dei Giornalisti dal 1989, scrive di tennis e sport da sempre. Nel corso della sua carriera giornalistica, dopo essere stato collaboratore di prestigiose testate quali “Match Ball” e “Il Tennis Italiano”, ha creato e diretto “Nuovo Tennis” e “ 0/15 Tennis Magazine”, seguendo per più di un ventennio i più importanti appuntamenti del massimo circuito tennistico mondiale: Wimbledon, Roland Garros, il torneo di Montecarlo, le ATP Finals a Francoforte, svariati match di Coppa Davis, e gli Internazionali d'Italia per molte edizioni. “ Nuovo Tennis” e la collaborazione con altra testate gli hanno offerto la possibilità di intervistare e conoscere in modo esclusivo molti dei più grandi tennisti della storia e parecchi campioni olimpionici azzurri. È tra gli autori di due fortunati libri: “ Un marciapiede per Torino” e “Il Tennis”.

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