Maria Elisa Lulli
Il primo seme della nostra Biblioteca

Su Cose Nostre di Gennaio 2015 Antonella Ruo Redda scrive che Maria Elisa RinolfI, la nipote da cui ha ereditato il nome, racconta che “la nonna nacque il 2 febbraio 1902 a Sampierdarena, a Genova; e nonostante provenisse da una famiglia benestante, che le permise di frequentare il liceo classico, dovette presto, a seguito della prematura morte del padre, ufficiale dei carabinieri, interrompere gli studi. Successivamente conseguì il diploma magistrale che le dette la possibilità di trovare subito un lavoro, che amò profondamente e al quale si dedicò con passione per tutta la vita. Sposò mio nonno, Francois Lulli, nato in Belgio, ingegnere presso la ditta paterna che si occupava di meccanica industriale; ebbero tre figli: Lucia, mia madre, mio zio Primo, che lavorò a lungo allo sportello raccomandate dell’ufficio postale di Caselle e mia zia. Nonostante ci fossero tutti i presupposti per poter condurre una vita tranquilla e agiata, ancora una volta il destino segnò duramente la vita di mia nonna, con la morte improvvisa e dolorosa del marito, quando mia madre aveva appena 10 anni. Intanto la guerra colpì pesantemente Genova che, come tutte le grandi città industriali, a causa dei frequenti bombardamenti, era diventata un luogo in cui era sempre più difficile vivere, così mia nonna fu costretta a sfollare con i suoi figli. Trovò rifugio, per alcuni mesi, a Priola, in provincia di Cuneo, nella casa dei suoi nonni. Cresciuta secondo gli ideali socialisti, durante la sua permanenza nel Cuneese, si rese disponibile ad aiutare i partigiani che trovavano rifugio tra i monti, senza mai avere dubbi su da che parte schierarsi o quali ideali professare. Amante della lettura, in quella casa immersa nel verde, aveva raccolto i libri di una vita; mia madre ricordava spesso la grande libreria in cui si perdeva a sfogliare i suoi romanzi preferiti, lo fece fino al giorno in cui un drappello di tedeschi non arrivò e di tutte quelle pagine ne fece un grande rogo che bruciò a lungo nel cortile di casa lasciando tutti rabbiosamente ammutoliti ma non certo sconfitti. Fu negli anni della guerra, nel 1943, che mia nonna si trasferì a Torino, in Via Donizetti per lavorare come supplente: ho ritrovato delle lettere da lei scritte alla cognata Anna e al marito Domenico, rimasti a Voltri, dove raccontava la paura per i bombardamenti, il suono acuto della sirena che preannunciava il coprifuoco, ma soprattutto la grande sofferenza per la mancanza di libertà.
Non si piegò mai alla propaganda fascista tanto che mia madre mi raccontò che fu convocata in caserma ed invitata ad essere più “in linea” con le direttive fasciste visto l’incarico che rivestiva.
Poi arrivò la nomina a Caselle, presso la Scuola Elementare di Via Guibert – dove insegnò fino alla morte nel 1961- e con i figli andò ad abitare in Via Bianco di Barbania”.
Ed è lì, nella scuola elementare che nacque il Centro di Lettura di Caselle. Siamo negli anni ’50 dello scorso secolo, era una stanzetta quanto mai angusta, e i pochi libri che occhieggiavano da modeste scaffalature rendevano il posto ancora più piccolino. E tuttavia era una cosa grande per la responsabile del primo centro di lettura nato a Caselle nella Scuola elementare di via Guibert, su iniziativa del Provveditorato agli Studi. La maestra Maria Elisa Lulli nata Giusto è stata la mamma di Lucia Lulli che da 1985 al 1987 fu la prima donna sindaco di Caselle.
Per lei “quel posto” era grande e luminoso perché i “suoi” libri emanavano luce che altri posti molto più grandi non riuscivano ad avere. Era da vent’anni un’insegnante elementare della Scuola di via Guibert – allora c’era solo quella di scuola – con capelli ormai grigi e il servizio di bibliotecaria per gli adulti lo faceva al di fuori dell’orario normale, di sera.
Non è che ci fosse molto da scegliere ma la maestra Lulli consigliava con passione e grande conoscenza della letteratura i non moltissimi frequentatori, lieta e sorridente se al ritorno il libro scelto era stato interessante. Maria Elisa Lulli morì nel 1961 a soli 59 anni.
Non è facile sapere in quali anni iniziò esattamente il centro di lettura del Provveditorato, di certo nei primi anni del dopoguerra visto che durante il decennio che va dal 1950 e 1960 era in funzione. E rimase nella scuola di via Guibert fino al 1972.
La maestra Maria Elisa Lulli illuminò col suo comportamento il suo angusto Centro di Lettura nella Scuola elementare – chi scrive ne fu testimone – e questo fu il primo seme della nostra Biblioteca civica che da qualche migliaio di volumi ora, anno 2022, passa i 43 mila. Sicuramente, logicamente, il suo era quindi il primo nome da inserire nella lista dei candidati a intitolare l’importante istituzione culturale pubblica di Caselle. Ma non è andata così!

Ferdinando Miniotti
Per 44 anni arciprete parrocchia San Giovanni

Tra i tanti casellesi celebri è doveroso ricordare don Ferdinando Miniotti, che fu parroco della chiesa di San Giovanni Evangelista di Caselle per 44 anni, dal 1941 al 1985. Ma non tanto per il quasi mezzo secolo di cura delle anime di mezza Caselle, il suo predecessore mons. Giovanni Mussa fu parroco per 45 anni, dal 1895 al 1940. Quindi non solo per la quantità del suo apostolato, ma per avere con serenità, umiltà, saggezza e discrezione portato nella comunità casellese il seme della speranza, dell’amore e della pace. Con la sua profonda cultura e grande passione di storiografo, insieme con l’amico Mentin Novero, frugò nelle radici più profonde di Caselle e con la sua calligrafia a mano, chiara e ordinata, quasi ottocentesca, ci lasciò un patrimonio di dati e di fatti storici.
Collaborò, per la parte di storia locale, al mensile casellese Cose Nostre fin dalla sua fondazione, dal 1972 fino al 1985, e nelle annate di quegli anni del periodico locale è possibile trovare una miniera di notizie sulla nostra storia, e dalla quale per buona parte ha attinto questo articolo.
Alcuni cenni biografici. Don Ferdinando Miniotti nacque ad Andezeno, un ameno paesino arroccato sulle colline del Chierese il 18 luglio del 1908. A 11 anni entra nel Seminario di Bra dove compie gli studi ginnasiali. A Chieri segue i corsi liceali e a Torino nel Seminario metropolitano gli studi di teologia. !I 12 aprile del 1931 riceve il Diaconato e il 28 giugno sempre del 1931, diventa Prete, giovanissimo, con la dispensa di 13 mesi sull’età abitualmente richiesta.
Da quel momento la sua vita si allinea, si interseca, si completa con quella di Cristo. Il 29 giugno del 1931 celebra la sua prima messa a Giaveno, dove la sua famiglia si era trasferita. Diventa assistente nelle Colonie Dalmate di Traù ed isola di Veglia, poi nelle Colonie di Monaco Principato, per approdare in seguito al Convitto arcivescovile di Bra, dove riveste anche l’impegnativa carica di vice rettore ed insegnante nella Scuola di avviamento professionale di Bra.
In mezzo a tutta questa attività don Miniotti, sempre per farsi le ossa, fa sei mesi come vicario a Coazze. Dal 1° settembre 1934 è vice parroco a S. Gaetano di Torino e dopo regolare concorso il 5 maggio del 1941 viene eletto
parroco di Caselle Torinese. Fa la sua solenne entrata nella parrocchia di S. Giovanni il 13 luglio del 1941, sotto una pioggia torrenziale. A riceverlo, tra le tante autorità e tantissimi fedeli, anche il parroco di S. Maria, il canonico don Michelangelo Rossetti.
Da allora la storia dell’arciprete si intreccia con la storia di Caselle e ne diventa un preciso e fermo punto di riferimento.
Anche per la “sua” chiesa, San Giovanni, fece tanto. Ricordiamo che subito dopo la guerra don Miniotti diede mano al rinnovamento interno con la formazione del nuovo pavimento, la Cripta nel sotto chiesa, la Grotta di Lourdes e al rinnovamento complea dei banchi della chiesa in faggio evaporato. Nel 1959 promosse i lavori per la sistemazione del tetto della chiesa, tinteggiatura dell’esterno e successivamente, lavori presso l’Oratorio parrocchiale di via Gibellini. Lavorò quasi sempre nell’ombra, senza mai essere sotto i riflettori, ma “qualcuno” se ne accorse lo stesso del suo buon operare perché fu nominato Arciprete.
Nel giugno del 1985, dopo 44 anni di servizio, per limiti di età lasciò la sua missione. A lui subentrò don Claudio, con una unica parrocchia, non più divise tra San Giovanni e Santa Maria.
Dopo qualche mese a Caselle anche per motivi di salute l’arciprete soggiornò a Valperga presso l’Istituto delle Figlie della Speranza. E a Valperga morì il 28 novembre del 1993, aveva 85 anni. I funerali si svolsero a Caselle in forma solenne il 1° dicembre: e quel giorno fu decretato lutto cittadino.

g.r.

Gianni Rigodanza è un giornalista e scrittore. Maestro del lavoro, Casellese dell’Anno, premio regionale di giornalismo; tra i fondatori, redattore e direttore di Cose Nostre per 32 anni. Finalista del 3°concorso letterario Marello. Autore di diversi libri di storia locale. Ha scritto per il Risveglio, Oltre e Canavèis.

1 commento

  1. le Amministrazioni Comunali che si sono avvicendate negli anni non hanno certamente Onorato questi due Casellesi che tanto hanno dato alla Comunità !!

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