Proseguiamo la nostra rassegna fra i migliori dischi degli ultimi decenni del panorama musicale indipendente, nati qui in provincia o che comunque hanno legami con questa zona.
Ho qui, fra le mani, il cd 2011 A.D dei “Treni all’alba”, uscito, come ci ricorda il titolo, 11 anni fa. Constato, per prima cosa, che è un bell’oggetto. Ricordo quanto mi fossero odiosi i cd, all’inizio, con quella custodia di plastica che si rompeva e si scheggiava e che rendeva complicato riporvi la copertina, se mai avevi avuto l’idea di estrarla. Ma le cose cambiarono radicalmente con le custodie cartonate, che resero anche il compact disc un oggetto accettabile e talvolta, come in questo caso, davvero bello da possedere, grazie alla cover art di Domenico Sorrenti. E non può che venire un po’ di nostalgia per un’epoca non così lontana, eppure già preistorica, in cui ancora si realizzavano album fisici. Ora che la musica che ascoltiamo è quasi del tutto smaterializzata, ci si accorge che qualcosa manca. Noi – matusa – ci ricordiamo bene di questa sensazione di avere “la musica fra le mani”, mentre le nuove generazioni, che la fruiscono esclusivamente in streaming, non hanno proprio idea di che cosa sia. Bene mi dico, accingendomi ad un riascolto, dopo diversi anni. Estraggo il cd, che riporta anch’esso il bel disegno di copertina e mi accingo a metterlo… Già, metterlo dove? Ricordo che il lettore cd smise di funzionare ormai diversi anni fa e finì in discarica e quello del pc è fuso da parecchio tempo e non mi si è mai presentata la necessità di farlo aggiustare. C’è sempre il portatile, anzi no, dimenticavo, i nuovi computer ne sono sprovvisti. Ho un attimo di smarrimento, osservando l’oggetto assolutamente inutile che ho fra le mani. Ma per fortuna c’è Spotify che mi viene in aiuto.
I “Treni all’Alba” è stato un progetto nato nel 2003 dall’incontro di 2 musicisti torinesi e 2 aostani. Vi troviamo Daniele Pierini alle chitarre, alla tuba e al trombone, Paolo Carlotto alle chitarre, Felice Sciscioli alla batteria e infine alle tastiere una vecchia conoscenza locale, Sabino Pace, personaggio molto conosciuto nel Ciriacese per essere stato direttore artistico e indiscutibile anima pulsante del Taurus di Ciriè, negli anni d’oro della sua gestione fra il 2006 e il 2012. A quei tempi Sabino, prima di trasferirsi a Parigi dove vive tutt’ora, divideva la sua attività di tastierista con i Treni all’alba con quella di cantante con i Titor.
2011 A.D, totalmente strumentale, nei suoi 9 brani spazia tra folk acustico, ispirazioni mediterranee, innumerevoli riverberi di progressive, fino al rock più corposo, il tutto suonato con un’attitudine che non sembra nascondere l’ascendenza punk di alcuni dei musicisti. Ricordo bene, nel risentirlo, il grande impatto che la band aveva dal vivo.
La produzione e distribuzione dell’album era affidata a INRI (www.inritorino.com) etichetta torinese nata proprio in quello stesso anno, gestita e coordinata da Paolo Pavanello e Davide Pavanello (già fondatori dell’agenzia Metatron, nonché rispettivamente chitarrista e bassista dei Linea77). Un casa discografica che ha svolto un ruolo fondamentale per la musica dell’ultimo decennio, producendo, tra gli altri, artisti come Levante, Ex Otago, Dardust, Bianco.
2011 A.D. può ancora essere ascoltato in streaming sulle principali piattaforme come Spotify e Amazon Music. Su Youtube è possibile trovare anche il bel videoclip che il regista Sergio Luca Loreni ha realizzato per il brano “L’arte della guerra”.

Autore, giornalista e musicista. Ha pubblicato libri dedicati alla “cultura della bicicletta”, resoconti di viaggio, testi di argomento pedagogico, di narrativa per ragazzi e di storia locale. Ha scritto di musica per il settimanale Il Risveglio ed è autore per la rivista Canavèis.

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