Con Franco ci eravamo scritti poco tempo fa per ampliare una vecchia intervista dedicata al “Monferrato”, l’albergo-music pub che aveva gestito a Caselle dall’inizio degli Anni Ottanta. In particolare, cercavo qualche fotografia, ma mi disse che, incredibilmente per i parametri odierni, non ne aveva neppure una. Avevamo disquisito un po’ sulla profezia di Italo Calvino, che, nel 1970, aveva acutamente anticipato il mondo di oggi, affermando che “ci sarà un futuro in cui fotograferemo tutto e saremo incapaci di ricordare ciò che conta davvero.” Avremmo dovuto scriverci a breve, ma poi, come molti altri, anch’io ho appreso la notizia della sua morte da Facebook. La prima reazione è stata di incredulità, perché di Franco ho sempre avuto l’idea di una sorta di highlander, capace di rialzarsi con il sorriso anche quando si è trovato a terra senza più nulla; e capace di ricominciare da zero magari dalla parte opposta del pianeta, come solo certi personaggi eroici del passato sapevano fare. Del “Monferrato”, è vero, non ci sono fotografie, ma il locale è ben impresso nella memoria di chi, in quegli anni, lo ha frequentato. Siamo all’inizio degli Anni Ottanta e una delle novità mediatiche è la diffusione dei video clip musicali. A Torino nascono i primi video-pub e grazie a Franco anche a Caselle. Ma il “Monferrato” non è un pub in stile postmoderno, postindustrilale, postatomico, come quelli spuntati in città, ma un’antica locanda con interni in legno, che continua a funzionare anche come albergo. Ma a piano terra, nel locale birreria, è la musica a fare da padrona, sempre presente e varia grazie alla ricchissima discografia in vinile del gestore, i video musicali (soprattutto concerti rock) proiettati sullo schermo e il piccolo palco, che ebbe una sua breve ma intensa attività live. In quei primi Anni Ottanta, è uno dei pochissimi locali in zona dove è possibile ascoltare musica dal vivo, con una selezione che spazia fra rock, blues e jazz. “Al Monferrato i concerti vennero effettuati nei primi anni di apertura”, mi raccontò Franco. “Ma poi, in seguito all’incendio del cinema Statuto, ci furono norme più restrittive per l’agibilità dei locali pubblici e non ci fu più possibile fare musica dal vivo. Ai tempi avevamo un’organizzazione per portare gruppi jazz insieme ad altre birrerie torinesi, come la “n.8” e “La Contea” (entrambe defunte ormai da parecchi anni, ndr). Suonarono da noi nomi importanti del panorama jazz, tra cui Dick Mazzanti e Aldo Rindone, oltre a esibizioni di bands rock e metal, come i “Fil di Ferro”. E a questo proposito voglio ricordare “i giovedì metallari”, che ebbero un successo straordinario. Gruppi di motociclisti arrivavano anche da lontano, ad esempio dalla Svizzera, per partecipare.”
Quando sentivi il rombo lontano dei motori e poi li vedevi apparire tutti insieme, in una nuvola di fumo, ti sentivi catapultato in qualche vecchio film tipo “Fronte del porto”. E certe sere le moto dei bikers occupavano l’intera via. Ma uno dei ricordi più belli che Franco aveva del Monferrato è legato a quella che chiamava invasione africana: “Avevo una quindicina di stanze che affittavo per lunghi periodi – tranne una dove viveva un giovane sardo – a ragazzi provenienti dall’Africa. Fu un’esperienza straordinaria e divertentissima e a quei tempi eravamo la locanda più “cheap” d’Italia. Poi nel ’91, dopo una vacanza in Indonesia, decisi che era lì che volevo vivere. Vendetti tutto e mi trasferii a Pangandaran sull’isola di Giava, in Indonesia dove creai il “Francisco Brillo Restaurant”, che purtroppo venne spazzato via dallo Tsunami del 17 luglio 2006”.
Ma nel frattempo la sua vocazione “on the road” l’aveva già portato altrove, insieme alla famiglia: dapprima, con un salto davvero acrobatico, a Vonzo, una frazione di Chialamberto, poi in Sardegna e infine a Londra, dove rimase una decina di anni, fino a quando, nove anni or sono, decise di tornare in Indonesia, sempre a Pangandaran. Terza palma sulla sinistra, scrisse allora sulla sua pagina Facebook.

Autore, giornalista e musicista. Ha pubblicato libri dedicati alla “cultura della bicicletta”, resoconti di viaggio, testi di argomento pedagogico, di narrativa per ragazzi e di storia locale. Ha scritto di musica per il settimanale Il Risveglio ed è autore per la rivista Canavèis.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.