I bambini e i social: cosa ne pensate? Immagino che molti di voi lettori abbiano figli, nipoti o vicini di casa che passano molto, forse troppo tempo sui social. Forse tanti genitori hanno regalato uno smartphone ai propri figli senza rendersi conto in cosa si stavano infilando e solo ora capiscono quanto questo possa essere dannoso.

Un’indagine condotta nel 2020 dall’Osservatorio Nazionale adolescenza onlus e sostenuta da Google, ha rilevato che la metà dei bambini di 9 anni possiede uno smartphone. Più del 70 per cento di loro chatta regolarmente su Whatsapp con gli amici e circa il 30 per cento ha un profilo su TikTok. Questi dati sono piuttosto sconfortanti, dato che esistono delle regole per proteggere i bambini dal mondo dei social che vengono raggirate con troppa disinvoltura. L’età minima per iscriversi ai social network è di 14 anni, con deroga a 13 in presenza del consenso dei genitori. Ma i ragazzi sanno che basta non dichiarare l’età corretta o non chiedere il permesso alla famiglia, per fare come meglio credono, dato che attorno ai 9 anni dispongono di un telefono personale che tendenzialmente utilizzano in autonomia.

Utilizzare i social prima degli 11 anni mette a rischio di finire vittima di molestie e minacce, oppure può portare a comportamenti disfunzionali. Per i più piccoli c’è il rischio di sviluppare quella che si chiama FOMO (dall’inglese Fear of missing out), la paura di essere tagliati fuori. Si tratta di una forma di ansia che spinge la persona a desiderare di essere sempre connessa, perdendo interesse per la vita reale. I social non sono nati per i bambini, ma ovviamente un atteggiamento di totale chiusura verso i social può portare a comportamenti oppositivi. Gli adolescenti tendono a disobbedire alle regole e si iscrivono comunque a della app vietate. Gli adulti spesso non hanno molta cultura sui social, o, ne hanno meno dei loro figli. Gli adulti pensano che ci siano delle piattaforme più pericolose di altre, ad esempio TikTok è molto più temuta rispetto a Whatsapp, ma non si tiene conto che i contenuti possono girare allo stesso modo.

Il primo ingresso sui social dovrebbe essere guidato dai genitori, che dovrebbero spiegare tutti i rischi che si possono incontrare. Sono tanti i genitori forse un po’ ingenui che regalano un telefono ai figli e poi si accorgono che la situazione dopo poco diventa fuori controllo.

Qui di seguito vi racconterò brevemente la storia di Marisa (nome inventato), una ragazzina che aveva sviluppato la Fomo, di cui vi ho accennato sopra.

Marisa durante il lockdown del 2020 aveva iniziato a trascorrere tanto tempo sul suo telefono. Lo aveva ricevuto in regalo dal papà quando aveva circa 9 anni, nonostante la mamma non fosse d’accordo. I suoi genitori sono separati ed il papà, potendola vedere poco, tende a soddisfare i suoi desideri e la mamma, onde evitare troppe discussioni, chiude un occhio. La mamma si accorge però che, nonostante la riapertura e la possibilità di uscire, Marisa preferisce rimanere a casa con il suo telefono. Non vuole riprendere a fare sport oppure ad uscire con le sue compagne di classe. È spesso triste e rifiuta di raccontare quali siano le sue preoccupazioni. La mamma non sapendo come fare, dato che Marisa non vuole confidarsi con lei, decide di chiedere un intervento psicologico. Il papà dà il consenso alla terapia, ma pare non essersi accorto del malessere della figlia, a lui appare serena quando nei week end sta con lei, anche se passa intere giornate sul telefono. Al contrario, la mamma, più attenta allo stato emotivo della figlia, nota che proprio quando passa i week end con il papà arriva a casa turbata.

Marisa, che ha 11 anni, accetta di seguire un percorso psicologico. Vengo così a sapere da lei che da ormai qualche tempo è come se avesse una doppia vita, una nel mondo reale, poco interessante, e una nel mondo virtuale, dove conosce tante persone con cui passa il tempo a chiacchierare e a confidarsi. Questo mondo virtuale però la fa soffrire, tanto che diventa una vittima del cyberbullismo: sui social i suoi “amici”, che non ha mai incontrato nella vita reale, dopo averle fatto credere di essersi affezionati e lei, spesso la insultano e l’abbandonano. Per lei questo è fonte di grande sofferenza, tanto da cadere in depressione.

Compresa la situazione, i genitori iniziano a monitorare l’utilizzo dello smartphone della figlia, ovviamente con grande rabbia di Marisa. Senza i controlli, Marisa navigava su qualunque piattaforma, si era creata 12 email differenti ed era esposta a contenuti non idonei. Marisa è stata costretta e ridurre notevolmente l’utilizzo del telefono e ad iscriversi solo su piattaforme adeguate alla sua età. Inoltre i genitori hanno iniziato a controllare le persone con cui comunicava. In poco tempo l’ansia di Marisa è diminuita, tanto da tornare a fare sport e ad uscire con le sue coetanee. Alla fine della terapia ha ammesso di essere tornata ad essere felice, come prima del lockdown.

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