Maggiore pilota, un eroe del nostro cielo
                    Gaspare Bona

Gaspare Bona (Carignano, 18 dicembre 1895 – Caselle, 25 novembre 1940) è stato un dirigente d’azienda, pilota automobilistico, aviatore e musicista italiano
Leggiamo su Wikipedia che era figlio dell’industriale Valerio Massimo Bona (1851-1898), di famiglia originaria di Sordevolo (Biella) – e di Federica Cassinis (1866-1958). Rimasto orfano ancora nell’infanzia, entrò ben presto nell’azienda tessile di famiglia, la «Valerio ed Eugenio Fratelli Bona» di Carignano, assieme al fratello Lorenzo Valerio Bona, con il quale condusse la ditta distinguendosi per la grande attenzione alla necessità di privilegiare i soci con responsabilità dirette nell’azienda e di salvaguardare i salari e la qualità della vita degli operai, soprattutto nel delicato decennio dal 1930 al 1940, in cui ebbe un ruolo di dirigenza determinante.
Da giovane studia a Verviers, in Belgio, all’École Textile, poi viene inviato in America Latina per una delicata operazione di collocazione di merci in momento di crollo dei prezzi. Nel 1921-1922 torna a Carignano e si avvia alla direzione dell’azienda di famiglia operando dapprima da dirigente nel settore tecnico disegnatori con Lorenzo Delleani. Nell’ottobre 1923 acquista da Alberto Delleani una splendida villa con parco in Carignano, dove vive scapolo coltivando le sue predilezioni letterarie, musicali e sportive.
Nel 1931, con il fratello Lorenzo, partecipa alla spartizione del deficit del Foot-Ball Club Juventus, squadra nella quale Valerio fu anche attivo come calciatore negli anni precedenti e successivi alla prima guerra mondiale. Il 22 maggio 1930 Gaspare fonda, con gli industriali Battista Farina detto Pinin, Giovanni Battista Devalle, Pietro Monateri, Arrigo De Angeli e Vincenzo Lancia, la Società Anonima Carrozzeria Pinin Farina (meglio nota come Pininfarina), di cui diviene anche primo Presidente del Consiglio d’Amministrazione]. Come il fratello Lorenzo Valerio, allo scoppio della seconda guerra mondiale si arruola volontario. Operò nella Regia Aeronautica con il grado di Maggiore pilota, partecipando ad una campagna di guerra nel Mediterraneo. Pochi mesi dopo precipita, a bordo di un Fiat C.R.42, al campo a volo di Caselle, durante un volo di prova. Era Cavaliere dell’Ordine equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme e, negli anni ’30 aveva compiuto un pellegrinaggio aereo a Gerusalemme.
ll maggiore pilota della Aeronautica militare Gaspare Bona cadde il 25 novembre del 1940, fu una delle prime vittime italiane della seconda guerra mondiale, quella del 1940 -1945. Nell’opuscolo fatto dagli amici in ricordo del maggiore c’è scritto che: “Gaspare Bona, lavoratore e conduttore di uomini ha retto le sue maestranze con serena competenza ed esigente amore come milizie della patria in ascesa. Dell’ardimento s’era fatta disciplina, della musica nobiltà e conforto, della fede luce interiore. É caduto sacrificandosi volontario di un dovere di cittadino.”

“Ho conosciuto Gaspare anni fa. Egli veniva all’Aeroporto di Mirafiori in Torino per volare presso l’aero Club, dopo avere presenziato alle attività dei suoi stabilimenti di Torino e Carignano. Egli riscuoteva molta stima da parte dei suoi colleghi aviatori. Nel 1938 era stato richiamato alle armi e destinato alla Scuola di pilotaggio di Cameri, che io in quell’epoca comandavo; così ho potuto meglio apprezzare le sue qualità di generosità, educazione e disciplina per la sua forte personalità.
Conseguito il brevetto di pilota militare – scrive ancora il generale Brach Papa – fu destinato all’Aeroporto di Caselle Torinese, dove si fece apprezzare dai suoi superiori per la sua forte personalità. Durante un’esercitazione di carattere militare nel cielo di Caselle il suo aereo subiva un grave guasto, per non cadere sull’abitato egli dirigeva il velivolo in direzione del Campo Volo dove precipitava, perdendo la vita in servizio comandato, lasciando un vivo rimpianto nei suoi colleghi aviatori”.
Leggendo questo viene spontaneo, sia per l’autore di questa pubblicazione sia per i lettori, accostare la vicenda del maggiore Gaspare Bona a quanto successe al tenente colonnello pilota Manlio Quarantelli sui cieli di Caselle il 1° giugno del 1984 quando per un guasto al motore per non precipitare sull’abitato manovrò per portarlo in campo aperto, ma questa manovra gli costò la vita.
Qurantelli e Bona sono stati gli eroi del nostro cielo.

Nel medioevo fu castellana di Ciriè, Lanzo e Caselle
                         Margherita di Savoia

Caselle, in comune con Ciriè e Lanzo, ha una storia che affonda le sue radici nel medioevo, là in fondo, tra il XIII e il XIV secolo. E tra le tante storie, molte delle quali si perdono nella nebbia dei secoli ne esce una figura, una castellana, dal nome di Margherita. Una ragazza, questa, di buona famiglia come si suole dire, visto che era niente di meno che la figlia di Amedeo V conte di Savoia, detto il Grande, secondogenito di Tommaso II che ereditò la contea nel 1285 e morì ad Avignone nel 1323. Amedeo V conte di Savoia ebbe otto figli con la prima moglie e quattro con la seconda. Margherita nacque il 6 luglio del 1279. Aveva 17 anni nel 1296 quando andò sposa a Giovanni I marchese di Monferrato. Ma ben presto, a soli 28 anni, restò vedova. Ma non ebbe preoccupazioni economiche per tirare avanti perché il conte suo padre la fece sovrana, tra l’altro, delle castellanie di Ciriè (che fu la sede del suo regno), Caselle e Lanzo.
Come già accennato nel 1296 Giovanni I di Monferrato sposò Margherita, la diciassettenne settima figlia del conte Amedeo di Savoia detto il Grande. Nel 1305 muore Giovanni I e Margherita rimane vedova a 28 anni. Ottiene in usufrutto perpetuo vedovile le castellanie di Ciriè, Lanzo e Caselle e nel giugno del 1306 ne prende possesso insediandosi nel castello di Ciriè. Margherita gestì con fermezza le tre castellanie. Riuscì a contrastare i pericoli e redimere le pretese che dall’esterno incombevano sui suoi possedimenti. Fece costruire molti ricetti per la difesa delle popolazioni, ma soprattutto seppe accattivarsi la benevolenza dei sudditi con la concessione di statuti e di franchigie che alleggerivano i pesanti obblighi gravanti sulla comunità. Il suo fu un governo saggio, caratterizzato da un lungo periodo di pace. Un’epoca emblematica che trasformò il territorio da travagliata zona di confine a nucleo storico del regno sabaudo.
Ricordiamo ancora che le castellanie di Margherita, con i relativi i castelli, erano a Ciriè, la principale perché tra l’altro lì risiedeva la corte di Margherita, a Lanzo, il centro principale delle Valli, e infine a Caselle, la più vicina a Torino. Il principe Edoardo, fratello di Margherita, in nome di questa e del padre si prese speciale cura per il Castello di Caselle. Carpentieri e manovali cominciarono subito i lavori: fu fatta la “posterla”, parola questa che significa porticina di dietro nelle fortificazioni del passato, piccola porta che veniva aperta in luogo nascosto e distante dalle porte principali per assicurare una via di comunicazione fra l’interno e l’esterno della cinta, da utilizzarsi in speciali circostanze. Ancora oggi molti casellesi parlano, ovviamente per sentito dire, di questo cunicolo che partirebbe sotto il castello di piazza Boschiassi e pare vada verso oltre l’attuale via del Teatro, se non addirittura verso Venaria. Inoltre furono fatte altre porte e fu ricostruito il ponte levatoio. Il castello ieri e ancora oggi, è dotato di un bel giardino antistante la parte principale del fabbricato; ricordiamo che il lato che guarda oggi piazza Boschiassi è il retro del castello, il davanti è all’interno. Giardino armoniosamente rinascimentale e che penetra nel cortile ben disposto e ornato.
Ricordiamo ancora che si sposò il 10 giugno del 1296, aveva 17 anni, con Giovanni I di Monferrato, che ne aveva 19 e che improvvisamente morì nel 1305, forse avvelenato. Margherita quindi rimase vedova a 28 anni, dopo circa nove anni di matrimonio. La coppia non ebbe figli.
Il marito che lasciò vedova giovane e bella la nostra Margherita era Giovanni I degli Aleramici il Giusto (1277– 9 gennaio 1305) fu marchese del Monferrato. Era figlio, unico maschio, di Guglielmo VII del Monferrato e della sua seconda moglie Beatrice di Castiglia, figlia di Alfonso X di Castiglia. Deceduto senza eredi, gli succedette il nipote Teodoro, figlio della sorella Violante del Monferrato. Giovanni I , si legge sulla biografia, fu ultimo marchese di Monferrato e signore d’Ivrea appartenente alla famiglia discendente da Aleramo. Da giovane venne posto sotto la tutela del marchese di Saluzzo Tommaso, che aveva preso la difesa dei territori monferrini dopo che Guglielmo VII era stato catturato dai nemici.
Le tre castellanie, anche nel nostro tempo, a turno fino a vent’anni fa la ricordarono con appuntamenti di grande festosità, con percorsi storici, gare, costumi dell’epoca, sempre seguiti da tantissima gente, cioè dai suoi castellani.
Margherita contessa di Savoia, marchesa del Monferrato, castellana di Ciriè, Lanzo e Caselle morì il 6 agosto del 1349. Aveva 70 anni.
Caselle, a differenza di molte città italiane, non ha una via intestata a dei Savoia; con la nostra Margherita forse sarebbe un buon motivo per ovviare.

Gianni Rigodanza è un giornalista e scrittore. Maestro del lavoro, Casellese dell’Anno, premio regionale di giornalismo; tra i fondatori, redattore e direttore di Cose Nostre per 32 anni. Finalista del 3°concorso letterario Marello. Autore di diversi libri di storia locale. Ha scritto per il Risveglio, Oltre e Canavèis.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.