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Comune di Caselle Torinese
giovedì, Febbraio 29, 2024

“Longi da Torino miglia ondeci di strada, ritrovasi Balangero…”

Dalla relazione dell'Intendente Sicco del 1753

Con questo numero riprendo gli articoli che descrivono il territorio da Borgaro a Lanzo così come si presentava nel XVIII secolo agli occhi dell’Intendente Sicco.
Ricordo che nella sua politica antifeudale e di accentramento del potere, Vittorio Amedeo II avviò una serie di riforme poi completate dal suo successore Carlo Emanuele III che nel 1731, con l’emanazione del cosiddetto Editto di Perequazione, attuò una profonda riforma e razionalizzazione fiscale del territorio, dotandosi di un imponente strumento di conoscenza del territorio e delle sue ricchezze patrimoniali, che gli servì soprattutto per ridurre le esenzioni del clero e della nobiltà, e riacquistare il controllo delle aree allodiali.
Lo stato sabaudo venne riorganizzato in Province, e ogni provincia aveva un suo Intendente che tra i suoi compiti aveva anche quello di relazionare regolarmente all’amministrazione centrale tutti i comuni della sua giurisdizione dal punto di vista economico e sociale.
Nell’estate del 1752 l’Intendente Sicco si recò così a Balangero per la sua ispezione, da cui redasse la seguente relazione, ricca di dati sulla demografia, sull’economia, sull’ambiente e sulla amministrazione locale sia civile che religiosa, a cui spesso accompagnava le sue osservazioni e richiami alle autorità locali.
Per motivi di spazio la relazione non viene riportata integralmente, ma comunque tutte le parti più salienti sono trascritte in modo da capire come si presentava Balangero all’epoca; la relazione viene anche in parte riscritta in forma più moderna, con tra parentesi alcune mie osservazioni e precisazioni.

Territorio e Diocesi
Longi da Torino miglia ondeci di strada, e sotto questa Diocesi Arcivescovile (quella di Torino) ritrovasi il presente luogo, qual è situato parte in pianura, e parte in poca salita, tutto unito, e formante recinto, con una sola Borgata separata, qual è distante da quello circa un miglio al di là del Fiume Stura, denominata le Cafasse, qual per una parte però ritrovasi sul Territorio di Mathi (in questo periodo il territorio dell’attuale Comune di Cafasse era in parte sotto Balangero, ed in parte sotto Mathi).

Situazione del territorio
Tra il luogo, ed essa Borgata di Cafasse si contano capi di casa 250, de quali, e comparativamente gli uni agli altri, avuti riguardi alle rispettive loro qualità, e condizioni, se ne danno per comodi n° 25, per meno comodi 115, e li restanti ( 110) per più o meno poveri, e fra questi la maggior parte di loro vive con le sue giornaliere fatiche (l’Intendente nelle sue relazioni ha suddiviso la popolazione in tre fasce sociali, e da questi dati si può notare come in generale il reddito della popolazione di Balangero era tendenzialmente basso, tanto che il 44% delle famiglie erano considerate povere, e solo il 10% benestanti).

Chiesa Parrocchiale
La Chiesa Parrocchiale, sotto il titolo di S.Giacomo Maggiore, vedesi appostata sovra una piccola montuosità d’una capacità sufficiente, con la faccia rivolta verso ponente colla sua canonica vicina divisa solo da una contrada.
Questo Beneficio con cura d’Anime resta di libera colazione.
Il Parroco presentaneo che ha la distintiva di Prevosto si chiama il Sig. D. Giuseppe Maria Perelli del luogo di Nole (Don Giuseppe Maria Perelli fu parroco di Balangero a partire dal giugno del 1743, fino alla fine del 1770).

Cafasse
La sopraddetta Borgata non è d’alcun profitto alla Parrocchiale, sia per la distanza sua preaccennata, ed intersecazione di detto Fiume, sia perché tengono quegli abitanti un Cappellano proprio, o sia vice curato, qual è in oggi don Ignazio Fino di Viù, con cui si fanno tutte le funzioni Parrocchiali nella Chiesa loro propria sotto il titolo di S. Grato (la Borgata di Cafasse anche se dipendeva per metà da Balangero e per metà da Mathi, era ormai praticamente indipendente, tanto che avevano un loro sacerdote nominato sì dal Parroco di Mathi, ma sulla base di due nomi scelti dalla popolazione stessa. Inoltre il parroco veniva stipendiato direttamente dagli stessi abitanti di Cafasse, ed il reddito di tale zona restava interamente alla chiesa di San Grato, senza portare “alcun profitto” alle parrocchie di Mathi e Balangero; il distacco del territorio di Cafasse venne poi definito con Regie Patenti del 23 giugno 1767 e successivo atto divisionale tra le Comunità del 23 luglio 1768).

Confraternita
Dentro il Recinto sovradetto evvi una Chiesa, o sii oratorio dedicato a S.Rocho, il quale è proprio della Confraternita ivi eretta sotto il titolo di S.ta Croce, li di cui Confratelli all’occasione di Processioni vestono l’abito bianco (le confraternite che generalmente vestivano con l’abito bianco erano quelle che si occupavano degli infermi, da distinguersi da quelli che vestivano di nero che si occupavano dei morti).

Ecclesiastici
Il Maestro di scuola eletto e pagato dalla Comunità è Don Giovanni Domenico Rolando, approvato per tal Magistero dalla Reggia Università dei Studi.
Cinque altri Sacerdoti ecclesiastici vi sono patrizi e residenti, più altri otto religiosi che più non vi risiedono. Si trovano anche cinque Chierici nativi, che attendono ai studi (generalmente proprio i paesi con basso reddito e con poco sviluppo economico invogliavano i giovani a ricercare nella carriera ecclesiastica la possibilità di emergere e garantirsi un futuro stabile, e questo spiega il numero elevato di sacerdoti che Balangero aveva).

Vassallo e reddito del Feudo
Feudatario colla solidaria giurisdizione è il Marchese di San Giorgio Guido Francesco Morizio del Caretto e Castellargento, qual avrà quivi in tal dipendenza d’annuo reddito lire mille circa, facendo sua residenza in Torino.
E per li feudi di questo luogo, Mathi e Caffasse uniti porta un solo titolo comitale (il nome completo del feudatario dell’epoca era Guido Francesco Maurizio Biandrate di San Giorgio; il Marchese abitava a Torino, e l’amministrazione del feudo di Balangero era affidata all’Avvocato Papera di Foglizzo che però abitava a Corio, e solo una volta la settimana si trasferiva a Balangero per le udienze, lasciando la gestione ordinaria a due Notai di Balangero).

Occupazioni degli abitanti
Vi è un Medico locale ed esercente, tre Notai nativi, e uno Speziale (farmacista) con piazza e bottega aperta, due Cerusici (medici) approvati e un Misuratore (geometra) nativo.
Gli altri abitanti attendono ai lavori della campagna, ed una buona parte d’essi fanno i mulattieri, cioè sogliono colle bestie loro proprie (muli), portarsi ai rispettivi mercati di Lanzo, Ciriè e Torino, a commerciar in granaglie e meliga, per lo più degli altri poi negoziano nel carbone (una caratteristica emersa da questa relazione è la scarsa redditività della terra, che spesso non era sufficiente al mantenimento della popolazione, così parallelamente alla coltivazione dei fondi, molti abitanti per sopravvivere conducevano una seconda attività di trasportatori di merci; in particolare era fiorente nel periodo invernale, quando le attività agricole erano ridotte, il trasporto del carbone).
Fiere e mercati non se ne fanno, ne altro commercio, ne si ritrovano manifatture.
Vi è un Mulino, uno proprio d’esso Sig. Marchese Feudatario, a due ruote, per il giro delle quali si gode del beneficio dell’infradescritta Bealera.

Miniera
Una miniera di Ferro esiste sulla Montagna detta de Carpaneti, presentemente però incolta, e che fin dall’anno 1716 su ordine Regio ne sia stato inibito lo scavamento a cagione dei pregiudizij (dei danni) sovra li rispettivi beni dei Particolari, allorché in tempo d’escrescenza delle acque, et massime di pioggie continue, scorrendo la terra e giara (ghiaia) d’essa miniera sovra li medesimi, di molto rendevali deteriorati (la ricerca del ferro nella montagna di San Vittore venne intrapresa nel 1588 dal Signore di Lanzo Marchese d’Este, vantando antichi diritti feudali; la miniera venne poi abbandonata sia per la scarsità del materiale estratto, sia per i danni causati dalla terra scavata che durante le piogge veniva dilavata sui terreni sottostanti).

Consiglio Comunale
Il Consiglio della Comunità, come luogo mediocre è composto d’un Sindaco e quattro Consiglieri.
Resta in qualche maggior considerazione nel luogo detto Giò Domenico Bovis, e vi sarebbe anche per persona capace di ben giudicio ad esser Consigliere il Sig. Antonio Copperi, ma perché ritrovasi affittavole e Procuratore del preffato Marchese Feudatario, non resta in nessun modo attendibile il di lui ingresso nel Consiglio (è da notare come l’Intendente si preoccupa di non far entrare nel Consiglio Comunale Antonio Copperi, anche se persona “capace”, questo perché procuratore del feudatario, e quindi in chiaro conflitto d’interesse con le attività della Comunità.

Casa comunale
La Comunità ha una casa propria dentro il luogo, la qual serve per abitazione al Maestro di Scuola, ed al Serviente della medesima nominato, come altresì per farvi la adunanze consiliari e per custodirvi l’archivio delle Scritture.
Qual visitatosi si è ritrovato in buon ordine, munito del suo inventario formato in seguito al Regio Editto del 29 Aprile 1738, ma senza il suo Registro delle ricevute per l’estrazione di dette Scritture (all’epoca particolare attenzione veniva posta nella tenuta dell’archivio comunale, in quanto fondamentale per la conservazione degli atti e dei titoli che garantivano i diritti e le proprietà della Comunità; in questo punto l’Intendente richiama il Segretario Comunale a tenere il registro delle entrate e uscite dei documenti dall’archivio).

Catasto
Il vecchio Catasto fattosi nell’anno 1609, non ha più correlativo, e di servizio il libro de Trasporti, e sebben viasene cominciato un novo, con permesso dell’Uffizio non si è per altro quello rinvenuto ancora perfezionato, anzi in fogli disgiunti, e non legato (rilegato), si è quindi strettamente ingiunta detta Comunità di dover senza ritardo farvelo compire regolarmente a pena, in difetto, della sospensione dei rispettivi stipendi.
E ciò in fin a tanto che migliorate le circostanze dei tempi correnti, trovisi questa Comunità nel comodo di devenir ad una nova misura generale dei beni del suo territorio colla formazion instantanea della mappa, riforma di detto cattastro (in questo punto l’Intendente richiama duramente il Comune ed il Segretario, tanto da minacciarli di sospendergli lo stipendio, a provvedere con sollecitudine la realizzazione di un nuovo catasto, in quanto viene ancora usato quello del 1609, ormai non più aggiornato. E così in effetti venne fatto, così come si ritrova attualmente nell’archivio comunale).

La Congregazione
La Congregazione di Carità eretta nel presente luogo ha un reddito fisso di lire 19 d’annuo fitto d’una pezza propria sul territorio, ed in altre lire 22.11.8 per proventi d’un capitale di £ 971.13 dovuto dalla Comunità medesima.
Si fanno le congreghe dei Direttori per proveder all’esigenze dell’opera e si fanno le solite ricerche (di elemosine), così alla Chiesa, come alle case del luogo e territorio, et massime in tempo dei raccolti.
Non vi son altri Poveri, che li Terrieri, e se alcun Forestiere vi capita non viene sovvenuto. Li veri Poveri inabili del luogo restano convenientemente assistiti tanto sani, che amalati (in questo punto si fa notare che gli unici poveri del paese sono i braccianti agricoli, che però vengono assistiti dalla comunità; inoltre viene precisato che i poveri che arrivavano da altri paesi non venivano aiutati).

Terreni e pascoli
Li terreni del presente luogo sono divisi in prati, campi e alteni, facendo gli alteni e campi due settimi circa dell’intero territorio, li prati un quarto circa, consistendo il rimanente in pascoli comuni e monti gerbidi, producenti qualche Brecco e poco Pascolo, e quantanque si faccia ogni possibile per la coltura degli [altri] fruttiferi, sendo un luogo composto di molte famiglie non si può raccoglier tanto frutto, che basti per il sostenimento d’esse, perloché una bona parte dei particolari tengono bestie da basto per attendere chi da una parte, chi da un’altra, con esse guadagnarsi del pane, e per lo più trovansi pure con debiti alla fine dell’anno per l’accompra del fieno bisognevole, sia per dette bestie, che per le bovine, per mancarvene una quantità ragionevole al bisogno del luogo.
E li terreni d’essi beni, parlando dai Registranti, sono in parte d’una qualità mediocre, ed in altra parte ben inferiore, per esser d’una creta rossa, valdenga e giarosa, che per renderla di qualche prodotto, convien che sia più dell’ordinario nutrita d’ingrassi (sia in questo punto che in quello precedente si rimarca come il territorio di Balangero sia sostanzialmente povero e scarsamente fertile, tanto che i contadini non riescono a produrre abbastanza fieno per i loro animali e sono costretti a comprarlo facendosi dei debiti e obbligando molti di loro ad avere un secondo lavoro come trasportatori).
Il territorio si è visto quasi di troppo arboreggiato di noci, castagne, roveri, albera, verne e di altra specie di piante, e che su tal particolare sono ben solleciti li terrazzamenti per nuovi piantamenti (anche qui l’Intendente fa presente la presenza di troppi boschi, e incoraggia il disboscamento per la formazione di nuove terre coltivabili).

Bealera
Una Bealera derivasi da tempo immemorabile per questa Communità da detto Fiume, senza che siasi riconosciuto aversi alcuna concessione.
Dell’acqua d’essa Bealera se ne serve detto Sig. Marchese Feudatario per il suo mulino, indi per una bona parte li Particolari, ne usano per l’innaffiamento dei loro prati, senza alcuna distribuzione, ne riparto regolato.

Fiume
Interseca queste fini detto Fiume Stura verso mezzo giorno, sovra il medesimo si sostiene da detta Comunità un Porto costruttovi da anni tre in qua, la di cui spesa si ripartisce sovra li Terrieri, e sovente all’occasione di piene, aggiunge corrosioni a beni di quella parte che sono della mediocre qualità suddetta (il porto di cui si parla era in realtà costituito da un barcaiolo che si occupava dietro compenso di traghettare quanti dovevano attraversare il fiume; considerata la natura torrentizia della Stura, questo servizio era sovente sospeso nei periodi di pioggia).

Torrenti
Vi passa altresì il Torrente Banna, che nasce e discorre dalle Montagne di Corio e Coazzolo, ed in tempo d’escrescenze danneggia pur li beni contigui.
Cinque Ritani pur anche scorrono per queste parti che provengono dalla Montagna, ed al tempo di pioggia non discontinuate ingrossandosi oltre modo, vengono a danneggiar a luogo a luogo il territorio medesimo (da notare in questi ultimi punti come erano molto frequenti i danneggiamenti causati dagli straripamenti dei rivi e torrenti).

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