Il dono di Thot e quello di…Alpitour al Museo Egizio

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Mentre il mondo attende l’apertura del GEM, Grand Egyptian Museum, il più grande complesso museale archeologico al mondo  che sta per essere inaugurato al Cairo, a Torino nel nostro meraviglioso Museo Egizio  che sta per festeggiare nel 2024 i duecento anni dalla fondazione, si è tenuta una sorprendente conferenza stampa in cui è stato annunciato un accordo quadriennale con Alpitour che prevede un investimento di 800 mila euro.
Un impegno non da poco per una società privata che ha capito come sia importante sostenere progetti culturali e trasmettere il valore della scoperta, del viaggio, sia quello più vicino e simbolico attraverso il museo stesso, sia quello reale che raggiunge mete più lontane, all’insegna del divertimento ma sempre illuminate da una visione di cultura e di inclusione. Grazie a questo “mecenate” verrà rivisto e migliorato ulteriormente l’allestimento della Galleria dei Re e il tempio di Ellesija saranno proposte in estate 7 serate  gratuite aperte a tutti, attività di “edutainment” dedicate ai bambini e un’esposizione “Liberi di imparare” legato al progetto di inclusione dei detenuti delle sezioni del Plana e del Primo Liceo Artistico, impegnati a ricostruire reperti tipici dell’antico Egitto.
“ Sono tre le parole che ci devono rappresentare- sottolinea sorridendo decisamente entusiasta il direttore dell’Egizio, Christian Greco -, inclusione, accessibilità, condivisione e sono felice di condividere un progetto che crede in un futuro che parte dal passato”
“ Il turismo getta ponti: dà aiuti alle popolazioni locali e i clienti tornano cambiati. Pensiamo che conoscere altri, diversi da noi, sia un aiuto anche per credere nella pace tra i popoli – aggiunge il direttore generale Alpitour World Pier Ezhaya – ed è bello che questa collaborazione parta da Torino e ci permetta di essere quello che desideriamo essere. Attenti, consapevoli.”
“Un mecenate culturale che vuole guardare al valore umano” sottolinea Tommaso Bertini Direttore Marketing Alpitour World.
Dopo la conferenza i giornalisti sono stati accompagnati a visitare la mostra “Il dono di Thot” che resterà aperta fino al 7 settembre 2023 e in futuro andrà ad occupare stabilmente un settore del Museo dedicato appunto alla scrittura.
Attualmente la mostra “Il dono di Thot”  è collocata nei nuovi spazi del Museo: 500 metri quadrati concessi dall’Accademia delle Scienze di Torino al Museo Egizio, dopo un’opera di restauro, sostenuta dalla Fondazione Compagnia di San Paolo.
Sono 170 i reperti in esposizione, tutti provenienti dalle Collezioni del Museo Egizio, ad eccezione delle tavolette cuneiformi provenienti dai Musei Reali di Torino. In mostra non ci sono solo papiri, ma anche capolavori della statuaria, oggetti in alabastro e statuine lignee. Scritte si trovano sulle fiaschette, sui tappi dei vasi, sui poggiatoi-cuscini, sui coni funebri. In altre vetrine possiamo vedere i materiali su cui scrivevano gli Egizi. Ogni vetrina permette di esplorare il passaggio tra i diversi tipi di scrittura che si sono succeduti. Perché gli Egizi cominciarono a scrivere? Indagano i curatori della mostra. Per contare  e indicare contenuti di anfore e orci, per propiziarsi un dio, per segnare appartenenze, per raccontare e fare memoria di eventi importanti come quello documentato nel Papiro del Re, l’unica lista reale d’epoca faraonica scritta a mano su papiro che sia giunta fino a noi, o nel Papiro della Congiura, un testo di cronaca giudiziaria, che ricostruisce su un papiro di oltre 5 metri di lunghezza, l’attentato a Ramesse III, indicando nomi dei congiurati e le condanne subite.
I geroglifici sono sopravvissuti fino al 500 d.C. circa, insieme allo ieratico, la cosiddetta versione corsiva del geroglifico, che fu soppiantata dal demotico, come scrittura della vita quotidiana, nel VII secolo a.C.
“Non è un caso che questa indagine sull’origine della scrittura e delle fonti scritte dell’antico Egitto prenda forma all’Egizio di Torino proprio nel 2022: quest’anno ricorre, infatti, il bicentenario della decifrazione dei geroglifici da parte di Jean-François Champollion, evento che diede inizio all’Egittologia. Il percorso che ha permesso di arrivare alla comprensione della scrittura geroglifica in epoca moderna è uno dei temi indagati dall’esposizione.- ci spiega la dott. Martina Terzoli che ci accompagna preparatissima nella visita.
“Come e perché si sia sviluppata la scrittura, che ruolo abbia avuto nella formazione dello Stato in tutte le sue articolazioni, come  abbia favorito il discorso religioso e la complessa cosmografia funeraria, sono alcuni degli interrogativi a cui cerchiamo di dare risposta, con rigore scientifico e allo stesso tempo cercando di interessare e appassionare visitatori di tutte le età”, ha dichiarato Christian Greco, direttore del Museo Egizio. Affascinanti le supposizioni che vengono fatte dagli studiosi per interpretare correttamente la direzione della lettura dei testi: dall’alto in basso? da destra a sinistra o al contrario? Sembra che la posizione della gamba più avanti nelle figure umane, attribuita in genere all’intenzione di indicare il movimento, in realtà possa suggerire il senso di lettura del testo! Viene da riflettere su quante cose siano ancora un segreto da indagare.
E in questa mostra grande spazio è riservato a Champollion che è uno degli studiosi che si accanì intorno al segreto dei segreti: la lettura dei geroglifici. A lui si deve la decifrazione della Stele di Rosetta scoperta da Pierre François Xavier Bouchard, ufficiale del corpo ingegneri al seguito dell’esercito napoleonico nel 1799 nei pressi di Fort Saint Julien el-Rashid (Rosetta), nel Delta del Nilo. Champollion riuscì nell’impresa nel 1822 e aprì la porta all’egittologia. Molto interessante anche la sala dedicata agli scribi e alla loro prestigiosa posizione nel mondo dell’antico Egitto.
Tutto secondo gli Egizi nacque da Thot, dio della scrittura. “La storia dei geroglifici si snoda attraverso tremila anni e affonda le proprie radici nel mito. La scrittura arrivò agli uomini come dono divino: secondo il mito, infatti, fu il dio Thot, con il corpo di uomo e la testa di Ibis, a idearla e a donarla agli uomini, divenendo patrono della conoscenza e degli scribi. Un mito questo tramandato fino alla cultura greca e riportato anche da Platone nel “Fedro”. E proprio da qui parte la mostra “Il dono di Thot: leggere l’antico Egitto”. Ritornando al Museo passo nelle sale dedicate all’architetto Kha e alla moglie Merit: mi vengono in mente le visite all’Egizio con i miei curiosi scolari casellesi; anche le tre mummie di sorelle che tanto li stupivano sono ancora lì, nel loro eterno sonno, da vedere e rivedere.
Naz

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