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venerdì, Marzo 1, 2024

Le bombe della Seconda Guerra Mondiale su Caselle

Recentemente è tornata d’attualità la vicenda delle bombe inesplose durante un bombardamento della II guerra mondiale, vicenda a cui è anche seguita una interrogazione formale all’Amministrazione Comunale da parte della lista Progetto Caselle 2027, come visto nel numero scorso del giornale.
Su queste pagine, nel febbraio del 2019, in un articolo sugli attacchi aerei subiti dal nostro paese, mi ero già occupato di questo avvenimento, ma visto il nuovo interesse ripubblichiamo le vicende, arricchendo l’articolo sia con una mappa in cui si individuano i vari attacchi aerei subiti durante la guerra (sulla base dei documenti e delle varie testimonianze), sia dalle lettere ritrovate nell’archivio comunale in cui si tratta delle bombe inesplose.


Le lettere parlano di una planimetria in cui si trovavano queste bombe, purtroppo le ricerche finora effettuate, sia nell’archivio comunale, sia nell’archivio della Prefettura, non hanno permesso di ritrovarla, almeno per ora; comunque secondo alcune testimonianze si può individuare la zona in cui sono cadute, con buon approssimazione.
Come avevo già detto, i libri di storia locale hanno sempre trattato l’aeroporto durante il periodo di guerra in maniera scarna e superficiale, nonostante fosse per l’epoca di notevole importanza, e capace di ospitare più di ottocento militari, e ancor di più durante il conflitto.


Realizzato all’inizio degli Anni ’30 e durato poco più di una decina di anni, prima di essere distrutto dai tedeschi durante la loro ritirata, fu comunque di vitale importanza soprattutto durante la guerra, sia per la difesa dei cieli torinesi, sia per la formazione di nuovi reparti coi nuovi aerei che progressivamente venivano prodotti dall’industria torinese, e sicuramente scriveremo in futuro la sua storia.
Nonostante la presenza di questa base, durante la guerra Caselle, per fortuna, non fu mai oggetto di sistematici bombardamenti, questo perché gli obiettivi primari degli alleati erano soprattutto le grandi industrie che avevano sede nel cuore di Torino. Il territorio circostante fu oggetto solo di sporadiche incursioni aeree con danni tutto sommato limitati.
Nel primo anno del conflitto, dopo l’armistizio con la Francia, il territorio casellese insieme a tutto il Torinese, fu interessato da diversi sorvoli di aerei alleati, probabilmente inglesi, che avevano il compito di rilevare con precisione quali erano le forze difensive e quali potevano essere gli obiettivi strategici, in preparazione dei futuri bombardamenti che negli anni successivi devastarono Torino.
I documenti ritrovati riportano diversi sorvoli di aerei nemici nel periodo da settembre a novembre del 1940, che testimoniano probabilmente questa attività ricognitiva.
Nell’autunno del 1942 cominciarono i primi grandi bombardamenti su Torino.
Le prime bombe
L’8 ed il 9 dicembre due massicci attacchi aerei su Torino provocarono rispettivamente 212 e 65 vittime, mentre a Caselle il 10 dicembre 1942, come scritto in un documento d’archivio, si segnalano le prime bombe cadute: “Ore 22.00 vengono sganciate alcune bombe sulla cascina Commenda” che causarono danni alla cascina che si incendiò in parte, ma fortunatamente senza provocare vittime.
Tre di queste bombe non esplosero, come rileva una lettera dell’11 gennaio 1943 della Direzione Artiglieria di Torino – Ufficio rastrellamento bombe, e indirizzata al podestà del Comune di Caselle in cui si segnalava che tre bombe lanciate dal nemico nell’incursione del 10 dicembre nelle vicinanze di Caselle, non erano state rimosse perché profondamente interrate in terreno acquitrinoso. Si pregava inoltre di voler comunicare l’esatta ubicazione delle bombe, possibilmente con una piantina.
Il 1943 fu l’anno peggiore per Torino; i bombardamenti divennero sempre più frequenti e le incursioni quasi giornaliere, e gli aerei nemici sempre più numerosi, mentre quelli italiani, obsoleti e poco armati, poco potevano contro queste incursioni di centinaia di bombardieri protetti da caccia moderni e pesantemente armati.
Alcuni di essi si spingevano anche oltre la città di Torino, per colpire obiettivi secondari nelle campagne circostanti.
A Caselle si segnalò nuovamente un cascinale bombardato il 1° febbraio 1943, e diverse bombe cadute in aperta campagna nella regione Fagnola, alcune esplose e altre inesplose lanciate il 13 luglio 1943, anche in questo caso senza vittime.
Il 13 luglio fu la notte del più duro bombardamento di Torino di tutta la guerra, che provocò ben 792 vittime. Con oltre 250 bombardieri, senza contare tutti i caccia di scorta, è probabile che alcuni di essi sganciarono le bombe per errore al di fuori degli obiettivi stabiliti e che finirono in aperta campagna, come probabilmente successe per quelli della Fagnola.

Gli attacchi al suolo
A seguito della firma dell’armistizio dell’8 settembre, i tedeschi tre giorni più tardi occuparono l’aeroporto di Caselle, ormai abbandonato, iniziando una nuova fase della guerra aerea.
L’industria aeronautica torinese era stata ormai quasi completamente distrutta e i pochi aerei rimasti ben poco potevano fare contro le incursioni anglo-americane.
Anche le contraeree erano ormai ridotte ai minimi termini, tanto che a partire dall’8 novembre gli alleati iniziarono a bombardare Torino di giorno.
Mancando una efficace difesa aerea, iniziarono anche le prime incursioni con caccia bombardieri che, con attacchi aerei a bassa quota iniziarono a colpire gli obiettivi più disparati, spesso su segnalazione dei partigiani.
Il 3 agosto 1944 alcuni caccia compirono un mitragliamento a bassa quota dell’aeroporto di Caselle, colpendo probabilmente i pochi aerei rimasti e ferendo un operaio che si stava recando al lavoro.
Il comando aeronautico tedesco, con l’industria torinese ormai quasi del tutto distrutta e un’aviazione ridotta a pochi velivoli, decise di abbandonare le proprie basi in Piemonte per concentrare tutti i velivoli rimasti al nord-est dell’Italia.
Per evitare che gli aeroporti potessero tornare utili agli alleati, decisero di minarli tutti, così il 30 settembre 1944 l’aeroporto di Caselle venne distrutto, insieme a quelli di Venaria, Mirafiori, Casabianca, ecc.
Con il cielo ormai completamente in mano all’aviazione alleata, i raid diurni si intensificarono diventando quasi quotidiani, colpendo tutto quanto poteva sembrare un obiettivo militare.
Il 21 gennaio 1945 un treno militare composto di carri merci carichi di materiali militari vari, fra cui esplosivi e munizioni, che viaggiava verso Torino, mentre si trovava in prossimità del confine tra Caselle e Borgaro venne attaccato da aerei alleati.
Pesantemente mitragliato il convoglio si incendiò, per poi esplodere in parte, causando danni materiali notevoli e diversi feriti.
La relazione della società ferroviaria, nella descrizione dei propri danni, riportò un danneggiamento grave dei binari e della linea aerea di contatto; anche il locomotore del treno, per il mitragliamento aereo, subì gravi danni.
L’incursione al Filatoio Nuovo
Il 24 aprile 1945, a guerra ormai quasi finita, avvenne l’attacco forse più grave avvenuto sul territorio casellese. l’incursione al Filatoio Nuovo.


Riportiamo integralmente quanto scritto nella lettera inviata alla Prefettura:
“Segnalazione offesa aerea del 24/4/1945
Con riferimento alla precedente comunicazione telefonica confermo che l’attacco aereo sul territorio di questo Comune avvenne verso le ore 19.45 di ieri 24 corrente da parte di otto bombardieri, con obbiettivo sul gruppo di Stabilimenti industriali siti in regione Filatoio Nuovo, ad un chilometro a Nord del concentrico di questo Comune.
Vennero sganciate otto bombe, di cui tre colpirono i fabbricati, una la ferrovia Torino-Nord e le altre caddero in campagna. Tutte esplose. Seguirono diverse raffiche di mitraglia.
I danni maggiori ebbe a subirli lo stabilimento Tintoria Leone & Caselli, colpito da tre bombe nei reparti di lavorazione, ove più tardi si sviluppò un incendio che distrusse interamente i reparti stessi. Poco danno riportò lo stabilimento succursale S.P.A. situato vicino al predetto.
La bomba caduta sulla ferrovia ne divelse il binario e danneggiò le linee elettriche ad alta tensione (9.000 e 30.000) correnti lungo la ferrovia stessa.
Fra le persone abitanti nella zona una donna riportò la frattura di un braccio ed alcuni altri riportarono leggere ferite.”
Il giorno successivo, visto che l’obiettivo primario dell’officina della Fiat SPA non era stato colpito, alle ore 12 due caccia mitragliarono nuovamente lo stabilimento colpendo del materiale esistente nel cortile causando solo danni lievi e nessun danno alle persone.
L’obiettivo dei caccia era uno stabilimento destinato ad officina per la riparazione dei veicoli militari che si era insediato a Caselle durante la guerra.
Questo era una succursale dello stabilimento Fiat SPA di Corso Ferrucci che, a seguito dei bombardamenti, era stato quasi completamente distrutto e quindi decentrato nei vari paesi della periferia torinese per poter proseguire le attività produttive.
La bomba che cadde sulla ferrovia viene descritta, nella relazione della società ferroviaria, come una bomba dirompente di grande potenza che distrusse completamente per circa settanta metri i binari. La bomba formò un cratere nell’interbinario di circa 12 metri di diametro, e parte delle rotaie vennero lanciate dall’esplosione sulla linea elettrica ad alta tensione che correva parallelamente al binario, distruggendola per circa 150 metri.
Altre bombe esplosero nei campi, ma a pochissima distanza da due cascine, e fu un vero miracolo che non vennero colpite e che non provocarono vittime.
Un testimone, allora sedicenne, ricorda bene questi aerei che all’improvviso, all’imbrunire, arrivarono da ovest a bassa quota e lui, che lavorava nei campi, ebbe appena il tempo di buttarsi in un fosso vicino quando una bomba esplose nel campo ricoprendolo di terra.
Mentre per i grossi bombardamenti è facile risalire ai reparti che hanno partecipato all’azione, in questi casi è molto più difficile sapere quali aerei effettuarono questi attacchi, a meno che non si ritrovino documenti specifici.
Dalle varie cronologie di guerra si riesce solo a sapere che in quel giorno 119 velivoli P-38 “Lightning”e P-51 “Mustang” della Fifteenth Air Force effettuarono quasi 300 missioni di ricognizione armata sull’Italia del nord colpendo obiettivi vari, come il traffico stradale, ponti, ferrovie ecc.
Le testimonianze ricordano vagamente che erano aerei non molto grossi, forse monomotori, descrizione che ben si adatta ai P-51.
In memoria di questo avvenimento nella chiesa di Santa Maria di Caselle è conservato un ex voto fatto dipingere dalla famiglia Corgiat nel 1946 e dedicato a Santa Rita.
Si rimanda all’articolo del febbraio 2019 per vedere sia la foto dell’ex voto, sia la tabella con l’elenco delle incursioni ritrovate sui documenti ad oggi.

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