Il Gaslighting

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Gaslighting è un termine che ultimamente ha assunto grande popolarità. Prende il nome dall’opera teatrale “Gas Light” di Hamilton del 1938, che divenne un famoso film del 1944 la cui interprete è Ingrid Bergman. La protagonista è una donna, Bella Manningham, che subisce una sottile manipolazione psicologica da parte del marito. Il marito, lentamente, le fa credere che la donna immagini cose inesistenti quando lui stesso altera oppure sottrae oggetti presenti in casa. Egli addirittura manomette l’intensità della luminosità delle lampade di casa (da qui il termine inglese gas light che significa “luce a gas”) e insiste che la donna lo stia immaginando, facendole dubitare delle sue percezioni. La convince, anche per via dell’isolamento a cui la costringe, di essere pazza. Per fortuna la vicenda finisce bene in quanto il marito impostore viene smascherato.

La parola gaslighting viene usata sempre più comunemente per indicare una forma di manipolazione psicologica, in cui la vittima viene isolata e resa insicura, tanto da dubitare della propria capacità di giudizio (proprio come è accaduto nell’opera). Non raramente è praticata da mariti fedifraghi che accusano la moglie di vedere le cose in modo distorto negando le evidenze. Le donne tradite possono finire con il dubitare del proprio esame di realtà e diventare ancora più accondiscendenti con i mariti. Tendono a isolarsi e a sentirsi disorientate, rischiando di cadere nella depressione. La cosa che rende grave il gaslighting è che il manipolatore è una persona di fiducia: il partner.

Come si fa a capire se si è vittime di gaslighting? Sembrerebbe che i manipolatori attirino a sé delle persone insicure, che tendono a sentirsi in colpa anziché mettere in discussione l’altra persona. Le vittime possono avere la sensazione che ci sia qualcosa che non va, ma il loro sospetto viene messo da parte perché il manipolatore le rassicura sul fatto di essere molto innamorato.. Come si fa a scoprire un possibile manipolatore? Bisognerebbe insospettirsi quando il partner, alle richieste di chiarimenti utilizza troppo la frase “è una tua fantasia”. Inoltre, quando si sente che si sta perdendo fiducia in sé stessi, si è in difficoltà a decidere in autonomia, si ha sempre la sensazione di sbagliare e ci si sente in dovere di chiedere scusa al partner per avere dubitato, vuol proprio dire che qualcosa nel rapporto non va bene. Il manipolatore usa vari trucchetti per abbindolare la sua vittima, ad esempio affascinarla con doti che in realtà non ha, oppure, al contrario, mostrarsi eccessivamente sofferente. Per non parlare di quando si mette a fare il finto tonto o addirittura il martire! La cosa certa è che il manipolatore ha dei vantaggi a tenere a sé la sua vittima che se fosse lasciata libera e fosse più lucida, se ne andrebbe lasciandolo da solo.

Il fenomeno si presenta all’interno della coppia, ma non solo. Può riguardare anche il rapporto con i figli, quando già dall’infanzia i genitori negano le loro esperienze e ne favoriscono l’isolamento. Il figlio così fatica a raggiungere l’autonomia e a fidarsi delle proprie sensazioni. Il gaslighting riguarda anche il contesto sociale più ampio, nei casi in cui si cerca di convincere che le discriminazione e le oppressioni siano una cosa normale.

Sia che il perpetuatore sia il partner, il genitore, il capo ufficio… c’è sempre lo stesso schema di base: si negano le realtà evidenti e poi se ne propongono di alternative ed improbabili, facendole passare come reali. Il contesto in cui il processo avviene è sempre caratterizzato da uno squilibrio di potere tra la vittima e il perpetuatore. Lo squilibrio è possibile perché ancora vi sono forti disuguaglianze sociali, tra uomini e donne, tra capi e dipendenti, tra ricchi e poveri. Inoltre, per essere efficace è importante che avvenga in una situazione di isolamento, dove non possono arrivare abbastanza informazioni. Le vittime vengono poi fatte sentire in colpa, si fa provare vergogna, e questo rende ancora più fragili.

Il termine gaslighting negli ultimi anni è diventato molto popolare e abusato, andando a descrivere situazioni che non sempre rientrano nella definizione. Questo probabilmente perché ognuno di noi potrebbe essersi sentito vittima di manipolazioni. Bisogna stare attenti però a non fare di tutta l’erba un fascio, ovvero, bisogna sapere distinguere tra l’abile condizionamento e la manipolazione scorretta, i cui confini a volte sono labili. Siamo infatti circondati da messaggi che vogliono condizionare il nostro comportamento e modo di pensare, basti pensare alla pubblicità per indurci a comprare oppure alla politica, che cambiando un termine ci fa intuire che una stessa situazione è buona oppure cattiva. C’è poi chi ci lusinga e ci fa complimenti per ottenere vantaggi. La differenza tra il condizionamento e la manipolazione è che nel primo caso i rifiuti sono consentiti, mentre nel secondo caso non sono ammessi e provocano reazioni aggressive nel manipolatore.

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