Giacomo Miglietti e Giuseppe Pellengo

Casellesi celebri

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Il geometra della Scuola
Giacomo Miglietti

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L’edificio scolastico di via Guibert, le Scuole Elementari tanto per capirsi, fu inaugurato il 23 ottobre del 1887 con una gran festa che coinvolse tutta Caselle. Il progetto fu del geometra casellese Ludovico Gastaldi.
Ma passati una cinquantina d’anni, siamo alla fine degli anni ’30 del Novecento, l’edificio si mostrava inadeguato alla popolazione scolastica che di anno in anno andava aumentando. Le nove aule nelle quali si articolava l’edificio scolastico richiedevano un nuovo ordinamento con maggiore capacità di ambiente, che permettesse di raddoppiare il loro numero ed accogliesse anche la Direzione e la Segreteria in altre nuove sale. Occorreva anche un posto per accogliere tutto il materiale scolastico, un piccolo patrimonio indispensabile per la vita della scuola.
La soluzione logica era ed è stata quella di alzare l’edificio di un piano. E questo avvenne grazie all’operato dei due sindaci del tempo Luigi Castagna (1921-23) e Andrea Gastaldi (1925-27) che lavorarono con passione per trovare i finanziamenti per ampliare la scuola, in un difficile dopoguerra.
Ed è qui che entra in azione il cav. uff. Geometra Giacomo Miglietti, perito dell’Ufficio tecnico del Comune di Caselle, ma proveniente dalla vicina Leini. A lui fu affidato l’incarico del progetto di sopraelevazione, in organico collegamento con i piani inferiori del fabbricato e secondo i validi criteri della nuova arte edilizia. I lavori iniziarono nel 1928 e finirono nell’aprile del 1930. Ne risultò un edificio scolastico unitariamente composto che occupò un tessuto preminente nella vita culturale casellese. Altri ampliamenti e migliorie alle Scuole elementari furono fatti negli anni ’60 del Novecento: importanti furono quelli su progetto dell’arch. Lussu.
Il geometra Giacomo Miglietti prese il posto di capo dell’ufficio tecnico del Comune di Caselle nel 1905, quando lasciò il campo il geom. Egidio Falletti, un agrimensore prestato al Comune. Nel 1928 Migliettì lasciò il posto al geom. Egidio Borghesio che lo coprì fino al 1945, quando sopraggiunsero i tedeschi a sfasciare il suo ufficio, ma non solo.
Ma il cav. uff. geom. Giacomo Miglietti è anche ricordato per essere stato partecipe in prima persona di una pagina di storia locale dal sapore agreste, oserei dire rusticano. Si tratta di questo. Da sempre tra Leinì e Caselle in modo particolare tra i coscritti dei due paesi non correva buon sangue, come si suol dire. Una vera e propria lotta di campanili.
Infatti, nella occasione delle feste di leva a Porta Prati (si trova grosso modo dove c’è la rotonda all’incrocio Aeroporto con strada Leini ) di Caselle si rinnovava una vera “guerra” tra i ”ranè” di Leinì e i “ciapamosche”di Caselle con insulti tra gli antagonisti, percosse e ferimenti, dai quali qualche volta ne scappò anche il morto. Insomma una lotta fratricida che durava da troppo tempo. La faida ebbe termine quando il cav. Miglietti, sindaco di Leini per 30 anni, in comune accordo col sindaco di Caselle, il notaio Converso, nel 1900 decisero di preparare ai ventenni coscritti del 1880 dei due paesi un’accoglienza cordiale. La novità fu accolta dai giovani se non con gioia fraterna, diciamo amichevolmente, quel tanto che bastò per chiudere per sempre la storiella. E da allora i coscritti del posto vissero felici e contenti.
Una lunga storia ha accompagnato questa Scuola che oggi, anno 2023, sta per finire: ripartirà inglobata nella Rodari di viale Bona. Di certo sarà un addio amaro perché era senza alcun dubbio uno tra gli edifici pubblici di Caselle il più conosciuto, il più frequentato, il più amato.

Laboratorio d’arte del legno
Giuseppe Pellengo

Anche chi da sempre si occupa di storia locale a volte si trova davanti un nome che ti fa esclamare: “Carneade, ma che era costui?” È il caso di questo Giuseppe Pellengo, un personaggio capostipite di una distinta famiglia residente a Caselle fin dal XVIII secolo, fino al 1949. E allora seguendo la rubrica di don Miniotti andiamo a vedere chi era.
Siamo nel Settecento, il giovanissimo Pellengo lavora come apprendista presso alcuni mobilieri del posto, ma questo non l’impedisce di leggere libri, manuali e di specializzarsi nell’arte dell’arredamento sacro. Raccomandato anche dai fratelli Borrione, i costruttori dei Battuti e della Cappella di san Giobbe che si trovava a Porta Sole (l’odierna sede mercatale) il giovane Pellengo viene incaricato di creare alcuni candelieri per adornare la chiesa dei Battuti. Lavorando sodo riuscì felicemente nell’impresa con un risultato soddisfacente. Da lì, dal quel momento Giuseppe Pellengo si vide se non spalancata ma almeno aperta la strada dell’arte sacra, ma non solo. Ricevette altre ordinazioni dalle varie chiese di Caselle che richiesero apparati completi e grandi reliquari in forma di custodia, oggetti che ancora oggi vengono conservati ed esposti.
La fama del Pellengo si allargò anche ai paesi vicini e pertanto il lavoro aumentò. Ma gli fu di aiuto il figlio, anche lui di nome Giuseppe, e pertanto il loro laboratorio d’arte passò dal ‘700 all’800 senza cambiare né il nome né il cognome. Tantissimi furono i lavori e lo storico di Ceretta Clemente Novero stilò un elenco dei maggior lavori fatti. consultando l’Archivio di stato di Torino. Allora, vediamone alcuni.
Si parte dal 1761 nelle carte un lavoro per la famiglia Armano di Grosso; nel 1824 in Nole su ordine della Compagnia di San Rocco per la statua del santo patrono eseguita – si trova scritto – dallo scultore di statue G. Pellengo; in Ciriè nel 1831 per la Compagnia del SS Sacramento della chiesa di san Martino per la creazione e fornitura di piccoli candelieri dorati. A Caselle, tra le tante opere, da ricordare il ricco trono per la Madonna Addolorata della chiesa di san Giovanni, costruito nel 1793 dal Giuseppe Pellengo capostipite. Ma molte sono anche le opere per la casa (mobili, librerie e altro) ideati e prodotti dalla ormai famosa bottega dei Pellengo. Vediamone alcuni esempi, sempre dall’archivio di Stato: per il conte Alessandro Riccardi di Netro, Gran Maestro di cerimonie di S.A.R. Tommaso di Genova e proprietario della cascina Nuova di Mappano: un comò finemente intarsiato con medaglione centrale e due armadi blindati Luigi XIV. Per il conte Antonio Mella di Sant’Elia, della cascina Vittona di Mappano: una credenza in noce, due cassettoni intarsiati a quadrifoglio e una ribalta veneta in radica di noce. Per il conte Francesetti di Mezzenile: una coppia di consolle e un tavolo ottagonale in noce. Per il canonico Giacinto Duprè un comò inizio XIX secolo in ciliegio, un secretaire inglese di mogano, un’angoliera a due corpi; ma moltissime altre sono le opere create da questi artisti del legno, i cosiddetti minusiè (falegnami). L’accademia dei menusieri fu fondata a Torino nel 1636
Purtroppo i nipoti dei Pellengo non seguirono le orme artistiche della famiglia, preferirono invece interessarsi del commercio di tessuti preziosi in via Dora Grossa a Torino. L’ultima superstite della famiglia, Emma Vigliano vedova Pellengo, morì in Caselle il 2 settembre del 1949.
la statua della vergine Addolorata – opera del 1715 della scuola del Clemente – che si trova nella chiesa di san Giovanni ogni anno per il Settembre Casellese – la festa patronale – viene portata in processione nel centro storico. Ed ogni volta nella chiesa di San Giovanni si espone il ricco trono della Madonna.

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