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venerdì, Aprile 19, 2024

    La depressione maschile

    Ci sono molti maschi depressi. Può sembrare un’affermazione banale, ma non lo è per chi ha dei prototipi di ideale maschile un po’ antiquati. La depressione maschile è spesso vissuta come uno stigma: un maschio deve essere forte e virile, mentre la depressione è una malattia nell’immaginario collegata a fragilità, caratteristica concessa alle femmine ma non ai maschi. Dato che per gli uomini risulta più difficile parlare del proprio disagio per non apparire deboli, di conseguenza è anche più complesso chiedere aiuto. Alle donne, anche per fattori culturali, risulta più naturale parlare delle proprie emozioni e problemi.

    In effetti la depressione è una malattia che colpisce di più le donne, per circa due terzi, e sembra essere collegata a fattori ormonali. Però, il restante terzo della popolazione depressa è maschile. Considerando che la depressione è tra le prime cause di mortalità e disabilità a livello mondiale, e i depressi nel mondo si stima siano circa 280 milioni, riguarda un numero impressionante anche di uomini. Alcuni uomini che ne soffrono potrebbero non essere capaci di riconoscerlo, sia perché i sintomi della depressione maschile e femminile possono essere differenti, sia perché un uomo può non essere pronto ad accettare di soffrirne.

    Quando si pensa alla depressione, la si collega al silenzio, alla tristezza. Ma questa malattia non si presenta solo in questo modo. Ci sono persone, in prevalenza uomini, che reagiscono con rabbia e aggressività. Avere addosso queste sensazioni può portare la persona ad usare alcool e sostanze stupefacenti per trovare sollievo immediato, anziché riconoscerle come segnali di malattia. Il ricorso alle cure può avvenire solo in un secondo tempo, quando la persona è ormai in uno stato di dipendenza: a questo punto, risulta complicato capire che alla base vi è una depressione e ci si concentra sulla dipendenza.

    Come si fa a comprendere se si tratta di una crisi passeggera, o di una malattia? Sicuramente un indicatore è il tempo: se il malessere dura da oltre due mesi, si può iniziare ad escludere che si tratti di qualcosa di passeggero. È bene poi ricordare che, come tutte le malattie, anche la depressione porta dei disagi nella vita quotidiana. Ci si sente in uno stato che impedisce di fare le cose di prima, oppure come le si faceva prima. Sia gli uomini che le donne, quando cadono in depressione si isolano. Stare in mezzo alla gente diventa faticoso, sia nel caso in cui prevalga la tristezza, sia che prevalga la rabbia e l’aggressività.

    La depressione può portare il malato a togliersi la vita. Il suicidio per depressione è più diffuso tra gli uomini, forse perché la malattia in loro si esprime con maggiore impulsività e nei momenti più duri non riescono a tollerare la sofferenza. Pare esserci nei pazienti maschi depressi una maggiore incidenza di criminalità. Il dato sarebbe spiegato con il fatto che il disturbo negli uomini si manifesti con agitazione ed irritabilità che porta a reazioni aggressive alla minima contrarietà. La detenzione da un lato potrebbe essere un’occasione per persone di questo tipo di avvicinarsi alle cure, ma, come ci dicono i fatti di cronaca, purtroppo non è così. Chi ha già un disagio di tipo mentale, all’interno delle mura del carcere, può trovare un posto per amplificare la sofferenza, dove comportamenti di autolesionismo e rischio di suicidio aumentano.

    I maschi accettano la cura con i farmaci meno delle femmine, forse perché gli psicofarmaci compromettono il desiderio sessuale. Oltre ai farmaci pare essere cruciale il ruolo delle psicoterapie, a cui i giovani accedono con facilità mentre i più anziani sono restii, tendono a preferire i farmaci, o, purtroppo, nessuna cura. Tra gli adolescenti si riscontrano alterazioni comportamentali, rabbia e aggressività che non possono passare inosservati ai genitori. Il lock down ha amplificato il disagio, e molti di loro con la riapertura non sono più riusciti a integrarsi nella vita normale. Proprio questo è uno dei motivi che ha portato, a livello politico, all’erogazione del bonus psicologo, di cui hanno usufruito anche molti minori. Le ricerche attuali dimostrano come le psicoterapie portino a risultati migliori rispetto ai farmaci, perché insegnano a lavorare sui propri punti deboli e ad affrontare i problemi. A volte un momento di depressione nella vita può essere un’opportunità di crescita. È auspicabile che sempre più persone, anziché vergognarsi, facciano coming out per dare forza a chi soffre. Sono molti i i personaggi dello spettacolo che testimoniano di aver vissuto momenti di smarrimento e sconforto e di essere riusciti a superarli con vari tipi di aiuti: con farmaci, psicologi, amici e famigliari, l’arrivo di nuove opportunità… nella speranza che ascoltare chi c’è l’ha fatta faccia uscire dall’isolamento chi soffre di depressione e dia la forza di accedere alle cure, superando degli insensati stigmi.

    Per maggiori informazioni visita: www.psicoborgaro.it

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