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martedì, Aprile 16, 2024

    La supremazia navale inglese: la battaglia di Trafalgar

    L’avversario più temibile contro i piani espansionistici di Napoleone è stata senza ombra di dubbio la Gran Bretagna, che con la sua Marina era l’assoluta dominatrice dei mari, e in particolare aveva il pieno controllo del canale della Manica. L’imperatore francese desiderava chiudere una volta per tutte i conti con gli inglesi ed era consapevole che per realizzare il suo sogno di dominio sull’Europa era necessario confrontarsi con l’arma più potente in mano loro, la Royal Navy appunto. Così nel 1805 Napoleone riunì a Boulogne, sulla riva francese della Manica, un’armata composta da 150mila uomini pronti ad attraversare il canale in una sola giornata a bordo di un’imponente flotta di barconi. L’alleanza con la Spagna poneva nelle mani francesi anche la poderosa flotta di re Carlo V. Il piano prevedeva che le principali flotte francesi forzassero il blocco inglese, per poi dirigersi verso le colonie delle Antille attraversando l’Atlantico. Questa manovra avrebbe costretto gran parte della Marina nemica a inseguirle ma proprio in questo frangente le navi francesi, dopo essersi ricomposte, sarebbero dovute tornare velocemente nei mari europei per completare la liberazione delle flotte amiche bloccate nei porti e puntare sulla Manica con la massa critica di 50 navi. Vi è da precisare che però le battaglie navali erano molto meno prevedibili di quelle terrestri in quanto fortemente condizionate dalle bizzarrie del tempo e dalle difficoltà delle comunicazioni via mare.

    Il progetto di Napoleone però fallì subito quando il tentativo di sole 20 navi al comando di Pierre de Villeneuve di forzare capo Finisterre per raggiungere la flotta di stanza a Brest al fine liberarla fu respinto dall’ammiraglio inglese Calder. Villeneuve dovette ripiegare su Cadice dove l’attendeva il grosso della flotta spagnola. Sulle sue tracce si era già messo un capace e determinato ufficiale inglese, il vice ammiraglio Horatio Nelson. Oltre a possedere una leadership fuori dal comune, Nelson era dotato anche di un’incrollabile fiducia nei propri mezzi e nei suoi uomini e di una formidabile tenacia nel perseguire gli obiettivi che gli venivano posti.  Dopo miglia e miglia percorse in inseguimenti e in avvistamenti la sfida tra le grandi due flotte avvenne il 21 ottobre 1805 a Capo Trafalgar, a metà strada tra Cadice e Gibilterra. La Marina inglese era forte di circa 17mila uomini e poco più di 2000 cannoni; di contro la flotta franco-spagnola disponeva di 21mila uomini con poco più di 1300 cannoni.

    Nelson aveva disposto la flotta su due colonne, una guidata da lui sulla Victory e l’altra nelle mani dell’ammiraglio Collingwood sulla Royal Sovereign, con l’intento di aprire al centro la linea nemica, che nel frattempo si era schierata in una specie di mezzaluna, e di affondare le imbarcazioni ammiraglie, concludendo in un secondo momento la battaglia in singoli duelli con i vascelli francesi in ritirata. Collingwood si diresse verso l’ammiraglia Santa Ana e un’ora più tardi l’arrivo di Nelson, oltre a isolarla, provocò anche la spaccatura in due tronconi della flotta franco-spagnola. Questa azione decisiva spinse la battaglia in scontri tra singole imbarcazioni. Le navi incominciarono un selvaggio fuoco ravvicinato e i francesi tentarono più volte l’abbordaggio, venendo sempre respinti dal fuoco inglese. Fu in questi momenti concitati che Nelson venne colpito da un tiratore scelto nemico. Morì tre ore e mezza dopo, a battaglia conclusa e a vittoria ottenuta, sicuro di aver compiuto il proprio dovere: 22 navi nemiche catturate o distrutte contro nessuna inglese.

    Le conseguenze della battaglia di Trafalgar non furono evidenti a breve termine né per Napoleone né per i suoi avversari ma era indubbio che il tentativo di strangolare la Gran Bretagna per mezzo di un blocco economico continentale si rivelò un colossale insuccesso politico. Per recuperare lo svantaggio sui mari, Napoleone dovette impegnare risorse ingentissime in programmi i cui primi risultati si intravidero solo nel 1814, quando però era ormai troppo tardi. La Gran Bretagna, padrona indisturbata dei mari, aveva potuto nel frattempo fomentare focolai di conflitto ovunque lo ritenesse utile e già dal 1811 la Francia aveva perduto tutte le sue colonie a vantaggio inglese.

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