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lunedì, Maggio 20, 2024

    Lo stretto indispensabile

    Lo so: scorre una lacrima mentre troviamo ancora una traccia di sabbia sul fondo della valigia, ma l’estate sta finendo; riponiamo stuoie, sgonfiamo i materassini, laviamo i costumi e riprendiamo la vita di tutti i giorni.

    Magari facendoci pure due conti su quanto ci siano costate le vacanze: carburante, autostrada, albergo, cene, escursioni, gelati e quant’altro, ma tant’è. Capitano una volta l’anno e privarci pure del meritato riposo contribuirebbe solo a far crescere l’ennesimo malessere.

    La app della nostra banca ci mostra freddamente che le uscite superano di gran lunga il nostro stipendio o la nostra pensione. Ma è vero: non abbiamo stipendi d’oro, come ha detto Piero Fassino dalla Camera dei Deputati. E se lo dice lui, se lo dicono loro, figuriamoci i nostri: una vera botta all’autostima. Il buon Piero, alto e dinoccolato.

    Diciamo avrei preferito un più sobrio silenzio piuttosto d’ una simile uscita da parte di un esponente della sinistra. Vero è che la sinistra ormai non la troverebbe nemmeno più la Federica Sciarelli: i suoi leader la stanno demolendo con ostinata meticolosità.

    Detto questo, sempre mentre noi facciamo veramente quelli che si chiamano “i conti della serva” perché il mutuo incombe così come i costi folli per il ritorno a scuola dei figli e per la spesa al supermercato dove è rincarato tutto, qualcuno a conti fatti incassa fra i 13 mila e i 14 mila euro al mese: stipendio, diaria per affitto, albergo, viaggi spostamenti, ristoranti e così via.

    Non è la prima volta che i cosiddetti politici piangono miseria, ma quando accade sale giustamente una grande indignazione, un senso di nausea e una valanga di “chissenefrega” ci travolge.

    Chiunque si sposti per lavoro, se deve stare lontano per studio, si paga tutto, fino all’ultimo centesimo; ed è così per i nostri figli quando sono costretti a lasciare la propria città, il proprio Paese per andare a cercare fortuna o lavoro.

    Tutto è a carico nostro, non senza sacrifici. Spesso rinunciando a qualcosa, magari a fatica, ma andiamo avanti. Dove sono i faciloni che suggeriscono di “andare a fare i camerieri” per mantenerti?!

    Aggiungo pure le cure mediche, il vitto e tutto ciò che l’esistenza ci mette davanti, precarietà compresa.

    Accade in un Paese, il nostro, nel quale un corruttore legato alla mafia, un personaggio che si è letteralmente comprato anche la dignità dei suoi collaboratori, rovinando una nazione, viene santificato e magari ricordato con piazze o vie a lui dedicate.

    Un Paese nel quale il mafioso dei mafiosi viene curato con premura e attenzione, rimanendo in silenzio e senza il benché minimo pentimento, mentre noi attendiamo un ricovero per anni.

    Tiriamo le somme perché settembre sarà pure il mese classico per dirsi addio, ma è anche quello economicamente più disastroso.

    Lo stipendio citato poco sopra senza le altre voci aggiuntive è di quasi cinquemila euro, cifra che farebbe comodo a chiunque; quell’uscita altro non fa che allontanare ancor più la gente dalla politica, dalle eventuali votazioni, dalla fiducia in personaggi che vivono altre esistenze. D’altronde il grande venditore ha tracciato la strada, come ricorda Tajani.

    E noi lì a raccattare bonus per tirare avanti là dove è possibile e dopo aver presentato un chilo di documenti e la sacra ISEE; ce ne sono per tutti: bambini, giovani, studenti, lavoratori, anziani. Bonus ristrutturazioni, elettrodomestici, per cultura, tv e decoder, per risparmio idrico, bollette, biciclette, monopattini e potrei continuare perché la lista è lunga, ma alla fine chi tira fuori questi soldi?

    Mai una valida iniziativa per creare lavoro e sicurezza per i giovani, che potrebbero e dovrebbero vivere guardando con fiducia al futuro anziché fare la coda al CAF per accaparrarsi più sussidi possibili.

    Mai un segno vero e potente contro l’evasione fiscale.

    Il Popolo ha bisogno di droghe, palliativi, di bonus.

    Su tutto, tornando alle sciagurate parole di Fassino, abbiamo capito che il reddito minimo, non d’oro, per poter campare è di euro 4.718.

    Finiamo di riporre le valigie, mettiamo le conchiglie sulla mensola, un ultimo sguardo alle foto: si ricomincia.

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    Luciano Simonetti
    Luciano Simonetti
    Sono Luciano Simonetti, impiegato presso una azienda facente parte di un gruppo americano. Abito a Caselle Torinese e nacqui a Torino nel 1959. Adoro scrivere, pur non sapendolo fare, e ammiro con una punta di invidia coloro che hanno fatto della scrittura un mestiere. Lavoro a parte, nel tempo libero da impegni vari, amo inforcare la bici, camminare, almeno fin quando le articolazioni non mi fanno ricordare l’età. Ascolto molta musica, di tutti i generi, anche se la mia preferita è quella nata nel periodo ‘60, ’70, brodo primordiale di meraviglie immortali. Quando all’inizio del 2016 mi fu proposta la collaborazione con COSE NOSTRE, mi sono tremati i polsi: così ho iniziato a mettere per iscritto i miei piccoli pensieri. Scrivere è un esercizio che mi rilassa, una sorta di terapia per comunicare o semplicemente ricordare.

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