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mercoledì, Febbraio 28, 2024

Incontri tra Cielo e Terra, i Papi a Caselle

Incontri tra Cielo e Terra

Queste storia sui “Papi a Caselle” mi hanno riservato un’emozione impensata, anche perché ormai sono un vecchio cronista al quale la penna a volte s’impunta. Mi sono passati tra le mani pagine dal 1980 al 2015, tre papi: Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Francesco I; sette sindaci di Caselle: Succo, Lulli, Zavatteri (2 volte), Aghemo, Rosito, Marsaglia e Baracco. In più compare don Claudio, parroco di Caselle da 30 anni e l’industriale Filiberto Martinetto che nel 2015 ha parlato col Papa vicino, vicino. Sono sfilate sul red carpet, sul tappeto rosso dell’aeroporto, con personalità da parterre de rois, da fotografare, da “inchiostrare”, da ricordare.
L’intento di questa carrellata è appunto quello di fermare questa bella storia, di un sindaco, di una persona che si veste a festa e a nome della sua comunità va a salutare il Papa, il Vicario di Cristo sulla terra. E lo fa sulla “sua” terra, sul “suo” comune: un incontro tra Cielo e Terra.
Intorno alla parte centrale degli otto “incontri”, vale a dire il saluto tra il Papa e il Sindaco all’aeroporto di Caselle che consiste nella grande foto che ferma l’evento, ho cercato di evidenziare il Papa di turno e contornare il tutto con testi e foto inerenti la meta e le motivazioni del viaggio apostolico, quasi sempre Torino ma anche nella Val d’Aosta. Ne sono diverse pagine, spero senza forzature e agiografie. In pratica questo è un album che – lo ripetiamo – ferma pagine di storia della nostra Caselle. Ma non solo della patria cita perché questi fatti valicano la siepe di casa con un ampio respiro, pieno di colore, che sa di festa, di festa grande.  

Un cenno meritano anche le  fotografie  inserite in questa pubblicazione. Infatti tutte  quelle più significative per Caselle,  cioè il saluto tra il Papa e il sindaco sono state scattate dal Servizio fotografico dell’Osservatore Romano, il giornale ufficiale  della Santa Sede o del Vaticano che ha un archivio di 5 milioni di foto.   Da ricordare che tutte queste foto godono del copyright.  Diverse sono state fornite dai sindaci interessati, che ringrazio per la collaborazione, e una decina (per il 2010 e 2015) sono state acquistate direttamente, alla condizione che non abbiamo scopi commerciali.

Per avere un’idea di questa storia che verrà pubblicata diciamo che saranno in tutto nove puntate, la prima con l’introduzione e con cenni sugli unici tre papi che nel passato lontano, diversi secoli fa, vennero da Roma a Torino in carrozza, si presume, visto che non c’erano ancora né treni , né aerei.
Seguiranno poi una puntata per ogni viaggio papale, con breve fermata, ma intensa, nel nostro Aeroporto “Sandro Pertini” .

I Papi a Torino, una storia che parte da molto lontano

Papa Gregorio X
Nato Tedaldo Visconti (o Tebaldo o Teobaldo) (Piacenza, 1210 circa – Arezzo, 10 gennaio 1276), fu il 184º papa della Chiesa cattolica dal 1º settembre 1271 alla morte. A lui si debbono il Secondo Concilio di Lione e la Costituzione apostolica Ubi Periculum, che regola tuttora, con poche modifiche, l’elezione dei papi.
È stato beatificato da Clemente XI nel 1713.
Tedaldo Visconti nacque a Piacenza intorno al 1210 da famiglia della nobiltà cittadina che peraltro non aveva alcun legame con l’omonima famiglia dei Signori di Milano[; suo padre era, con ogni probabilità, il podestà Oberto, ed egli compì forse studi ecclesiastici come chierico e diacono nella città natale, nella cui Cattedrale è anche possibile che abbia seguito i corsi religiosi del trivio e del quadrivio, ma – in definitiva – le notizie sulla sua infanzia e giovinezza sono scarse e frammentar
Gregorio X nel 1273 passò da Torino per partecipare al secondo Concilio di Lione .

Papa Martino V
Nato Ottone (o Oddone) Colonna (Genazzano, 1368 – Roma, 20 febbraio 1431), fu il 206º Papa della Chiesa cattolica dal 1417 alla morte. Fu eletto dal concilio di Costanza, che doveva risolvere lo scisma prodottosi all’interno della Chiesa a seguito del trasferimento della curia da Avignone a Roma. Figlio di Agapito Colonna signore di Genazzano e di Caterina Conti (a sua volta figlia di Giovanni Conti e di Margherita Colonna), Oddone nacque a Genazzano, “capitale” dello stato feudale paterno non lungi da Roma, in una data oscillante tra il 25 gennaio 1369 e il 25 gennaio 1370.. Studiò, successivamente, all’Università di Perugia e, conclusi gli studi, divenne protonotario apostolico sotto papa Urbano VI. In virtù dei suoi successi, fu nominato il 12 giugno 1405 cardinale diacono di San Giorgio in Velabro da Innocenzo VII. Fu anche amministratore della sede suburbicaria di Palestrina dal 1401 al 1405 e per un breve periodo nel 1412. Nell’estate del 1408 abbandonò Gregorio XII, dopo aver visto le mancate trattative tra il pontefice romano e quello avignonese. Avendo partecipato al 1409, Oddone Colonna, fu scomunicato da parte di Gregorio XII. Ebbe sempre parte nell’attività conciliare durante l’elezione dei due papi dell’obbedienza “pisana” Alessandro V e Giovanni XXIII. A quest’ultimo, particolarmente, fu sempre fedele, anche durante le prime travagliate sessioni del Concilio di Costanza, fino alla sconsiderata fuga del papa pisano tra il 20 e il 21 marzo del 1415. Eletto Papa da pochi mesi, nel 1418 visitò la neonata Università di Torino

Papa Pio VII
Barnaba Niccolò Maria Luigi  Chiaramonti (Cesena, 14 agosto 1742 – Roma, 20 agosto 1823), fu il 251º vescovo di Roma e papa della Chiesa cattolica (1800-1823); apparteneva all’ordine benedettino. Nacque a Cesena, penultimo figlio del conte Scipione Chiaramonti e di Giovanna Coronata Ghini dei marchesi Ghini, nobile casato di Romagna, Conti, Patrizi di Cesena e di San Marino Cavalieri di S.Giovanni e Frieri dell’Ospedale di Santo Spirito. La madre, donna di profonda religiosità, entrerà in seguito tra le monache Carmelitane a Fano. Attraverso la famiglia della madre, inoltre, Barnaba era imparentato con Angelo Braschi, suo predecessore con il nome di Pio VI.
Al contrario dei suoi fratelli, non completò gli studi nel Collegio dei nobili di Ravenna ma, all’età di 14 anni, entrò nel monastero benedettino di Santa Maria del Monte nella sua città natale, prendendo il nome di Gregorio. I suoi superiori, resisi conto delle capacità del giovane, lo inviarono prima a Padova e successivamente a Roma al collegio di Sant’Anselmo, nell’abbazia di San Paolo fuori le mura, perché si perfezionasse nello studio della teologia.     Pio VII salì a Torino in due occasioni, per veder la Sindone: nel 1804 e nel 1815.

13 aprile 1980: e dopo 171 anni un Papa visita Torino!

Nel numero di Aprile del 1980 di Cose Nostre in prima pagina presentava una foto di Livio Bonicatto dell’arrivo del Papa a Caselle con queste parole e col titolo “Il Papa a Caselle”.
“Ha suscitato grande entusiasmo e gioia a Torino, e di riflesso a Caselle, la visita del Papa avvenuta domenica 13 aprile. A dare il benvenuto a Giovanni Paolo II al suo arrivo all’aeroporto, insieme ad altre autorità, erano presenti anche il sindaco di Caselle Cesare Succo e l’arciprete don Ferdinando Miniotti nella sua veste di Cappellano dell’aeroporto. Per la zona di Torino, una delle più inquiete e tormentate d’Italia, la benedizione, la parola e il sorriso di Papa Wojtyla sono stati segni incancellabili di pace, di speranza e di invito al reciproco rispetto.
E con questo spirito che il nostro giornale ha voluto ricordare questo eccezionale avvenimento ed anche perché resti fermata l’immagine della Veste Bianca che viene da lontano e che per un giorno ci è stata tanto vicina”.

Karol Josef Wojtyla nacque a Wadowice, a una quarantina di chilometri da Cracovia, in Polonia, il 18 maggio 1920. Due giorni dopo fu battezzato nella chiesa parrocchiale col nome del padre, Karol. In casa lo chiamavano «Lolek, Carletto».
Il papà, figlio di un sarto, fu ufficiale dell’esercito dallo sguardo penetrante e dai baffi sottili. La mamma, Emilia Kaczorowska, nacque invece a Biala il 23 marzo 1884, figlia di un sellaio, quinta di otto fratelli e sorelle. Il 10 maggio 1905 Karol sposò Emilia: lui aveva 26 anni, lei 21. Abitarono a Bielsk.
Eletto papa nell’ottobre del 1978 morì a Roma la sera del 2 aprile del 2005. La sua morte e i suoi funerali, alla presenza di delegazioni di 169 Paesi, furono eventi di straordinaria rilevanza mondiale. Fu beatificato il 1° maggio del 2011 davanti a un milione di persone, tra i quali tantissimi polacchi.

“Torino non aver paura, vivi in pace! Sia lodato Gesù Cristo!”
“Con queste parole a me care – ha detto il Papa – e anche a voi familiari, io saluto Torino, in quest’incontro con l’intera città e col mondo del lavoro, che porta al vertice la letizia e la ricchezza spirituali di tutti gli altri incontri, e conclude la mia odierna visita tra voi. Con queste parole io vi saluto tutti, e tutti porto nel cuore![…]È come se mi venisse incontro la storia della vostra amata città, dal primo nucleo romano di “Augusta Taurinorum”, fino ai suoi successivi sviluppi, quando l’annuncio del cristianesimo si radicò e si confuse con le vicende della “civitas” terrena, favorita nel suo affermarsi dalle condizioni ambientali e dall’innata nobiltà e operosità dei suoi figli. Rendo onore alla ricca e severa tradizione culturale e civile della città: con la irradiazione della sua università, fondata già nel 1404, e di rinomanza europea; con la fama delle sue istituzioni culturali, dei suoi musei, delle sue accademie; con quell’indiscussa autorità che ben meritò alla città il privilegio, sia pur temporaneo, di assurgere a capitale d’Italia. È questa Torino che saluto; la Torino di ieri e di oggi, con la sua eredità passata e con le sue presenti risorse di intelligenza, di cultura, di attività in tutti i settori. Arrivederci Torino! Vivi in pace, vivi in pace!”
Fu questo il messaggio conclusivo di una giornata intensa, il leit-motiv della prima visita di Papa Wojtyla alla Chiesa di Torino. Una città colpita duramente dal terrorismo e dalla crisi economica e l’arcivescovo cardinal Anastasio Ballestrero, insieme con il sindaco Diego Novelli, sul sagrato della basilica della Consolata, alle 9 del mattino di una domenica uggiosa, si rivolsero al Pontefice con parole di saluto e di speranza. Dopo l’accoglienza alla Consolata, il Santo Padre visitò il Cottolengo e rivolto ai malati e ai sofferenti della Piccola Casa della Divina Provvidenza li invitò a “farsi coraggio”.

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Gianni Rigodanza
Gianni Rigodanza
Gianni Rigodanza è un giornalista e scrittore. Maestro del lavoro, Casellese dell’Anno, premio regionale di giornalismo; tra i fondatori, redattore e direttore di Cose Nostre per 32 anni. Finalista del 3°concorso letterario Marello. Autore di diversi libri di storia locale. Ha scritto per il Risveglio, Oltre e Canavèis.

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