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mercoledì, Febbraio 28, 2024

Il costo della vita


La cenerentola delle materie è tornata di moda assumendo un peso importante nel giudizio finale dei ragazzi: educazione civica. È tirata in ballo in  presenza di casi difficili, quelli dove educazione, buon senso, cedono spazio alla violenza. La scuola ci prova; e la famiglia?
Per alcuni è quasi una consuetudine vivere spegnendo i neuroni tanto da non considerare sacra la vita propria o quella altrui.
Qualcosa è andato storto, e non certo per le ore di educazione civica, tante o poche che siano. Le notizie di insegnanti aggrediti fisicamente, minacciati, derisi e messi online come trofei ci raccontano come i valori cardine dell’esistenza siano finiti nella spazzatura. Il tutto sempre ripreso e pubblicato sui social: il crimine – perché non vedo altri termini – filmato e firmato dagli autori. Insomma, un qualcosa di cui vantarsi.
Minori (o minorati) che non accettano esista un limite consapevoli spesso della loro impunità, e sicuramente non allarmati da un eventuale “percorso di recupero”, nel caso vengano consegnati ad una giustizia ormai allo sbando.
Cosa alberghi nelle menti di ragazzi grandicelli che ammazzano a bastonate un povero animale, capra o anatra che sia, mentre riprendono l’orrore per poi postarlo online, non ci è dato saperlo.
Un andazzo che fa proseliti.
Esattamente come ne fanno coloro che in macchina sfidano la morte: se poi questa arriva, allora ecco le lacrime ormai inutili di chi ha fatto una manovra scellerata nel pieno di un incrocio durante la ripresa di quella che nelle loro teste è poco più di una ragazzata, ovviamente per poi consegnare la registrazione alla rete e ai followers che si nutrono dello stesso cibo.
Passano dal folle gesto di aggrapparsi a una macchina in piena velocità al buttarsi tra le onde di un mare mosso o in un lago, senza considerare che di lì a poco potrebbero essere in un obitorio. Ma sì: vuoi che capiti proprio a me?
E quel musicista ucciso da un 17enne per motivi banali da un giovanissimo armato?
Le cronache parlavano di un minore, ma un minore non va in giro con la pistola carica: un minore è quello cui la mamma porta la minestrina a tavola.
Quante ore spese inutilmente in aula e non solo (con una famiglia latitante) per far comprendere in quale modo si debba vivere tra una moltitudine di persone rispettandole!
E salendo nella graduatoria degli orrori c’è senza dubbio il numero crescente di violenze e omicidi ai danni delle donne.
Lo stupro di gruppo pare ormai un modo come altri per passare una serata: dire “la ragazza era ubriaca, era sotto l’effetto di droghe” e che, in quanto tale, non poteva e non riusciva a urlare “basta smettetela”, diventa la scorciatoia per una pena minore, sicuramente per sminuire la violenza, perché nonostante le lotte, le quote rosa, le scarpette rosse, ci sono ancora dei talebani misogini in giro.
E cosa è mancato a quel ragazzo che con altri ha colpito le pareti di un casolare fino a quando il tetto è crollato senza lasciargli scampo o al tiktoker che si è suicidato in diretta?
Molte storie, tutte tragiche, senza ritorno e fior di sociologi e psicologi a interrogarsi del perché spesso la vita debba essere messa in pericolo ma soprattutto perché questo debba essere fatto davanti a una platea: tutto ridotto a spettacolo, violento, ma pur sempre spettacolo, e la platea chiede sia sempre alzata l’asticella del rischio.
Un voyeurismo mediatico.
Si è formata una società nella quale alcuni individui sono completamente privi di qualsivoglia senso del dovere, di responsabilità, del rispetto delle regole, e mai che affiori un pur velato senso di colpa da parte di chi si rende protagonista di atti efferati o che istigano all’emulazione.
Non solo: in merito alla povertà di valori è allarmante il successo del libro di Vannacci “Il mondo al contrario”.
Mai avrei pensato che un simile testo, un inno all’intolleranza uscito dall’Iran più profondo, dalla Germania nazista o dal “ventennio”, potesse diventare un best seller ed entrare in un’aula scolastica.
E inquieta vedere la locandina di una discoteca con l’immagine di una ragazza che vomita  sponsorizzare l’evento dello sballo notturno senza limiti.
Fatti che pongono interrogativi cui forse nemmeno il personaggio di Quelo (Corrado Guzzanti) saprebbe dare risposta.

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Luciano Simonetti
Luciano Simonetti
Sono Luciano Simonetti, impiegato presso una azienda facente parte di un gruppo americano. Abito a Caselle Torinese e nacqui a Torino nel 1959. Adoro scrivere, pur non sapendolo fare, e ammiro con una punta di invidia coloro che hanno fatto della scrittura un mestiere. Lavoro a parte, nel tempo libero da impegni vari, amo inforcare la bici, camminare, almeno fin quando le articolazioni non mi fanno ricordare l’età. Ascolto molta musica, di tutti i generi, anche se la mia preferita è quella nata nel periodo ‘60, ’70, brodo primordiale di meraviglie immortali. Quando all’inizio del 2016 mi fu proposta la collaborazione con COSE NOSTRE, mi sono tremati i polsi: così ho iniziato a mettere per iscritto i miei piccoli pensieri. Scrivere è un esercizio che mi rilassa, una sorta di terapia per comunicare o semplicemente ricordare.

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