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mercoledì, Febbraio 28, 2024

La Dialettica nell’era del Ghosting

Questo articolo nasce da tre esperienze personali: il nuovo inizio della mia attività “parallela”, come docente di strategie di digital marketing, la lettura di un libro su smartphone e adolescenti e la gestione ormai decennale come amministratore di un gruppo Facebook. Questi elementi, apparentemente disconnessi tra loro, si legano attraverso un tema comune: la diminuzione dell’interesse nel dibattito dialettico, soprattutto tra i giovani di 20-24 anni. Riflettendo sulle vivaci discussioni che occupavano i miei anni del liceo, ricordo come ci appassionavamo intorno a temi di attualità, etica e, perché no, anche sulla morale. Per acquisire qualche vantaggio nelle discussioni, ricordo lo studio del libro di Schopenhauer ‘L’arte di avere ragione’, che si concentra sull’argomentazione dialettica, ovvero l’arte di vincere una discussione indipendentemente dalla verità o dalla correttezza dell’argomento. Solo per il gusto di discutere. Queste esperienze mi hanno insegnato a difendere le mie idee e a sviluppare una certa agilità mentale, qualità che conservo ancora oggi. Al contrario, osservo una certa carenza sempre più diffusa nella capacità di esprimere e sostenere opinioni, particolarmente evidente nella generazione Z. Prima dell’avvento dei social media, piattaforme come i forum online fungevano da ponte tra il dibattito analogico e quello digitale, un’esperienza che la generazione Z non ha vissuto. Poi si sono affermati i social media come Facebook, che hanno ampliato la platea di coloro che si sono alfabetizzati digitalmente qualche anno dopo, ma che sono nati e cresciuti in contesti analogici per gran parte delle proprie vite. Pensavo potesse essere una mia impressione personale, invece ho fatto un po’ di ricerca online e ho trovato la relazione che fu allegata alla decisione ministeriale di vietare gli smartphone a scuola. Cito testualmente: “…a preoccupare di più è la progressiva perdita di facoltà mentali essenziali, le facoltà che per millenni hanno rappresentato quella che sommariamente chiamiamo intelligenza: la capacità di concentrazione, la memoria, lo spirito critico, l’adattabilità, la capacità dialettica […] È quanto sostengono, ciascuno dal proprio punto di vista scientifico, la maggior parte dei neurologi, degli psichiatri, degli psicologi, dei pedagogisti, dei grafologi, degli esponenti delle Forze dell’ordine auditi.”. Si può anche non essere d’accordo su tutto quanto riportato nella relazione, ma certamente un rischio c’è.
Ma il punto qual è? Nell’era pre-smartphone, volenti o nolenti, le interazioni si sviluppavano quasi esclusivamente in presenza. Oggi, invece, capita spesso di vedere gruppi di giovani insieme, ma separati, ognuno col naso infilato nel proprio smartphone, che intermedia e separa, andando a creare un rapporto uomo-macchina sempre più serrato, perché genera e restituisce contenuti e stimoli modellati sui gusti che i vari algoritmi rilevano. Il flusso ininterrotto di video su TikTok, lo “swipe” pigro e automatizzato, la comunicazione mono-direzionale e la possibilità di ricevere continuamente ciò che rientra nella sfera delle nostre preferenze, rende meno stimolante l’idea di confrontarsi su idee diverse e, perché no, anche conflittuali. La capacità dialettica di argomentare, cede così il posto a un sereno disinteresse che, nel peggiore dei casi, si risolve con il comando magico del “ghosting”. Il termine “ghosting” descrive questa nuova tendenza di evitare il confronto diretto, preferendo interrompere ogni comunicazione attraverso i canali digitali. Se, da un lato, può essere utile limitare i contatti con persone nocive, dall’altro, l’uso indiscriminato di questa pratica può avere risvolti negativi. È un tema davvero complesso, perché oggi, lo stesso strumento che può aiutare i giovani a creare e sviluppare un inedito modo di relazionarsi con gli altri, come affermato dalle psicologhe Alice Di Nunzio e Noemi Salvo, intervenute durante la nostra conferenza in Sala Cervi “Iperconnessi”, può anche assumere un ruolo predominante, andando così a ridurre la capacità di esprimersi e di appassionarsi realmente alle cose.
Ho fatto il possibile per non assumere toni “boomeristici” o paternalistici nell’articolo, ma temo di non essere riuscito totalmente nell’impresa. Dopo aver letto l’articolo, vi prego di cercarmi online o fermarmi per strada per dirmi qual è il vostro pensiero su questo argomento. Sarò felice di argomentare la mia posizione e, altrettanto, di confrontarmi con punti di vista diversi dal mio.

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