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giovedì, Aprile 18, 2024

    Emily Pellegrini: l’AI che sbugiarda i TG

    L’intelligenza artificiale è oggi in grado di creare fotografie di modelle e influencer bellissime, sinuose, ma pur sempre inesistenti. Sono ormai tanti i profili sui social media popolati da immagini di ragazze sempre perfette esteticamente e dalla condotta impeccabile: non possono generare scandali, non si possono ammalare e non possono creare alcun tipo di imbarazzo per i brand con cui collaborano, semplicemente perché non hanno una vita reale al di fuori della loro pseudo-esistenza fatta di bit.
    Aitana è una vera modella creata dall’intelligenza artificiale, che si dice guadagni più di 10.000 dollari al mese. Rebecca Galani è la prima influencer “nata” in questo modo in Italia. E poi c’è il recente caso di Emily Pellegrini, modella virtuale, apparentemente generata dall’Intelligenza Artificiale, con un profilo Instagram seguito da oltre 240.000 follower, che ne ammirano le ammalianti movenze nei video che pubblica.
    Di Emily ne hanno parlato recentemente un po’ tutte le testate giornalistiche principali. Dal Tg5 a Repubblica, dal Fatto Quotidiano al Corriere della Sera. Tutti hanno riportato lo stesso schema narrativo: sul profilo Instagram di Emily Pellegrini sono presenti video ammiccanti di una modella molto sexy che, da quanto riportano le agenzie stampa, non esiste nella realtà. Questa modella virtuale è talmente “verosimile”, che avrebbe indotto in errore più di un VIP, tra calciatori, personaggi pubblici e atleti, che le avrebbero scritto in privato per poterla corteggiare, pensando che fosse una persona realmente esistente.
    Giornali e TG hanno tutti preso per buono il “lancio” proveniente dal Regno Unito, partito da un post pubblicato sulla piattaforma Reddit (già nota per essere fucina di fake news). Ma a dispetto di quanto riportato dagli organi di informazione italiani, dopo pochi giorni è emersa verità: Emily Pellegrini non è una modella generata dall’intelligenza artificiale, ma semmai si tratta di un “banale” caso di furto di video e di “deepfake”. Detto in parole comprensibili, qualcuno ha rubato alcuni video di una modella australiana e, per potersene impossessare camuffandoli, ha applicato con alcune tecniche digitali un viso diverso da quello della legittima proprietaria del corpo. Chiunque abbia un minimo di confidenza con la tecnologia, sa perfettamente che quel livello di fluidità nei movimenti non è ancora possibile ricrearli nei video generati con la AI: oggi si possono fare “miracoli” con le foto, ma per i video, semplicemente, non è ancora possibile. Nel caso di Emily, i suoi video sembrano perfetti. Cambia un po’ il volto ma il corpo ha un effetto molto realistico. Un particolare che ha fatto insospettire più di un utente. E così che si è scoperto nel giro di pochi giorni (e qualche semplice ricerca) che c’è un motivo per cui il corpo di Emily Pellegrini è così realistico: semplicemente esiste davvero, perché si tratta dei video di una modella australiana, Ella Cervetto, alla quale la “creatrice” di Emily Pellegrino ha rubato i video trovati online.
    Possiamo dunque affermare che i nostri TG e giornali hanno contribuito a diffondere una storia falsa, che non esiste, mettendosi alla stregua di chi genera fake news. Molte persone, comprensibilmente, ci hanno creduto, perché fino a prova contraria la fonte dovrebbe essere autorevole e affidabile. Eppure, così non è stato. Fatti come questi dovrebbero indurre chi fa informazione a fare una seria riflessione sul proprio ruolo. Non può essere basato tutto su clic, spettatori, traffico e pubblicità. Questo è dannoso per la società, soprattutto per chi ha meno conoscenze tecniche e rischia di cadere nella trappola della disinformazione. Nel caso di Emily Pellegrini, bastava un minimo di attenzione al contesto, alle fonti e ai riscontri. Invece, TG5, Repubblica, Il Fatto Quotidiano e molti altri, hanno preso per buona una notizia proveniente da fonti non verificate e l’hanno diffusa attraverso i propri canali.
    Chi, come il sottoscritto, si occupa di informazione, divulgazione e diffusione della cultura digitale, si impegna a sensibilizzare i più giovani (e anche i più anziani, se dovessero avere piacere di parlarne) su cosa siano la disinformazione e le fake news e come ci si possa difendere. Si invita a prestare attenzione alle fonti, ai toni sensazionalistici, a chi ci propone una qualsiasi informazione, presentandola come vera e sperando che non venga poi verificata davvero. In questo senso, i TG e i giornali tradizionali, pur avendo sempre goduto di fede privilegiata, si sono posti alla stregua di chi produce e diffonde fake news e alimentano il clima di disorientamento e tensione che ormai aleggia un po’ ovunque nella nostra società. Come nel caso della triste fine della proprietaria della pizzeria di Lodi, prima elogiata dalla stampa, come esempio di senso civico per aver contrastato atteggiamenti discriminatori e omofobi e poi demolita dalla gogna mediatica, resa oggetto di odio sui social, perché i giornali l’hanno dipinta in maniera becera, per aver falsificato le finte recensioni scritte per potersi generare i suoi 15 minuti di notorietà. E se è importante che l’Informazione si renda conto della responsabilità che ha verso il pubblico, sempre più distante e sfiduciato, è vitale che le persone imparino a essere critiche e attente, perché non si può mai sapere da dove proverrà la prossima bufala. E se proprio non fosse possibile per TG e giornali andare verso un modello di informazione meno urlata e sensazionalistica, che almeno si formino prima e si informino meglio per non farsi ingannare da una finta-finta-modella su Instagram.

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