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mercoledì, Febbraio 28, 2024

L’Italia non è un paese per giovani e “cervelli”

La storia di Simona Torrengo e Andrea Piovano È una storia di ordinaria quotidianità, quella della casellese Simona Torrengo e di suo marito  Andrea Piovano: due giovani piemontesi, che vanno a infoltire il sempre più crescente numero dei “cervelli in fuga” ossia di coloro che scelgono di lavorare all’estero. Tutte le più recenti  indagini confermano  che, per un numero sempre più elevato di giovani laureati il futuro, visto come  riconoscimento delle competenze acquisite e, di conseguenza, migliori opportunità lavorative, è fuori dall’Italia...

È una storia di ordinaria quotidianità, quella della casellese Simona Torrengo e di suo marito  Andrea Piovano: due giovani piemontesi, che vanno a infoltire il sempre più crescente numero dei “cervelli in fuga” ossia di coloro che scelgono di lavorare all’estero. Tutte le più recenti  indagini confermano  che, per un numero sempre più elevato di giovani laureati il futuro, visto come  riconoscimento delle competenze acquisite e, di conseguenza, migliori opportunità lavorative, è fuori dall’Italia. “Non siamo un paese per giovani” non è uno slogan ma una triste realtà , anche per questo occorre dar voce alle loro storie per riflettere e alimentare nuove scelte collettive.
“Mi sono laureata a Torino  nel 2007 in Fisica della Materia – racconta Simona – questa branca delle Scienze si occupa dello studio dei diversi materiali, delle loro proprietà e della possibilità di modificarli; l’applicazione di tutte queste conoscenze permette di migliorare i vari materiali e dispositivi elettronici che ormai fanno parte del nostro presente e sempre più del nostro futuro. A oggi l’Europa investe ancora troppe poche risorse nella ricerca in generale e in quest’applicazione della Fisica in particolare in confronto ai leader del settore che sono gli Stati Uniti e la Cina.
All’Università, nella mia stessa facoltà, ho conosciuto Andrea, che si è laureato come me in Fisica della Materia, proseguendo con il dottorato in Scienze dei Materiale presso l’ateneo torinese. Per entrambi la scelta di questa materia è stata fatta per  pura passione, non per una prospettiva di lavoro brillante e sicura. Dopo la laurea,  mi sono trasferita a Trento per conseguire il dottorato in Fisica. Quando entrambi abbiamo terminato gli studi, siamo andati alla ricerca di un posto di lavoro che ci permettesse anche di cominciare la nostra vita insieme, così ci siamo detti che chi avesse trovato per primo un’occupazione sufficientemente stabile, l’altro l’avrebbe seguito. Le prospettive migliori sono toccate ad Andrea a cui è stato offerto un contratto per cinque anni a Grenoble, in Francia, presso la sorgente europea di neutroni Institut Laue-Langevin, con uno stipendio tale da permetterci di vivere sotto lo stesso tetto, mentre il mio, in Italia, era un contratto a termine, pagato la metà. La scelta è stata concorde: abbiamo deciso di partire con la quasi certezza di avere non solo un indubbio vantaggio economico ma anche la possibilità di svolgere entrambi il lavoro per cui ci eravamo formati e a cui aspiravamo, quello della ricerca. Grenoble è il secondo polo tecnologico della Francia, dopo Parigi, e vanta un numero considerevole di ricercatori provenienti da tutta Europa.  É stata una scelta difficile lasciare l’Italia, ma oggi possiamo dire che la perseveranza nei nostri propositi ha avuto la meglio :  ci è stata data  la possibilità di vivere insieme e lavorare, in quella che è diventata la nostra città d’adozione da dodici anni. Grenoble è vicina:  due ore e mezza di auto ci separano da Torino e dai nostri legami familiari, la qualità di vita è senz’altro migliore e il contesto interculturale in cui lavoriamo è indubbiamente molto stimolante. Inoltre, in Francia , le famiglie vengono supportate con servizi idonei:   noi abbiamo due bambine e, per fortuna, ci sono asili nido e scuole con orari che si adattano alle  nostre esigenze lavorative, inoltre, entrambi possiamo usufruire di facilitazioni per assistere le bambine.   Devo dire che ho dovuto comunque faticare di più per conquistare il mio posto di lavoro a tempo indeterminato rispetto ad Andrea. Attualmente lavoro in uno dei laboratori del LETI del CEA dove faccio ricerca per conto di grandi aziende, per la  realizzazione di nuovi dispositivi elettronici  da immettere sul mercato. Dopo nove anni di contratti a tempo determinato, posso dire oggi, con un posto permanente, di sentirmi valorizzata per le mie competenze e pienamente soddisfatta del lavoro che svolgo. Andrea, dopo cinque anni, è stato assunto, con un concorso interno; è diventato responsabile di uno strumento di ricerca , si occupa della manutenzione e del suo miglioramento ed accoglie le “eccellenze” di tutta Europa: ricercatori che sono  arrivati  fin qui per  svolgere i loro esperimenti di punta finalizzati a pubblicazioni di stampo internazionale e a brevetti.
Tornare in Italia? Il desiderio ci sarebbe ma non esistono le condizioni oggettive per farlo, in Italia ci siamo formati in modo eccellente ma poi non siamo riusciti a essere valorizzati con il lavoro per cui ci siamo formati: il nostro sogno di essere entrambi  ricercatori si è concretizzato in Francia.”
“Il principio cardine della scienza, quasi la sua definizione, è che la verifica di tutta la conoscenza è l’esperimento. L’esperimento è il solo giudice della «verità» scientifica.” (Richard Feynman- fisico)

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