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martedì, Febbraio 27, 2024

Giovanni Paolo II a Torino nei Luoghi Salesiani

3 – 4 settembre 1988 Il sindaco Federico Zavatteri portò al Papa il saluto dei casellesi

Nel decimo anno di pontificato Giovanni Paolo II tornò a Torino per celebrare il centenario della morte di Don Bosco: accolto dal sindaco di Caselle Federico Zavatteri e per la seconda volta dal cardinale Ballestrero. Visitò ai luoghi salesiani: la casa natale di don Bosco e il tempio del Colle, la chiesa di Sant’Andrea a Castelnuovo don Bosco, dove incontrò il Rettore Maggiore don Egidio Viganò, beatificò la giovane Laura Vicuña, per passare poi al Duomo di Chieri, la Basilica di Maria Ausiliatrice con le camerette di don Bosco, la Chiesa di S. Francesco e dell’Immacolata Concezione. Nella Cattedrale di Torino incontrò gli operatori scolastici; in Piazzetta Reale gli ammalati; all’Università e alla Scuola Applicazione dell’Esercito, dove intitolò a Francesco Faà di Bruno la cappella interna, il mondo accademico. Allo stadio dialogò con i ragazzi, al palazzetto dello sport amministrò le cresime. Conclude in piazza Castello con “Torino, il Papa ti vuole bene! – Torino, terra di santi, deve essere terra di missione”.

Nel 1988, Giovanni Paolo II compiva dieci anni di pontificato
Il Papa venuto da un paese lontano che si presentò dalla Loggia di San Pietro con un semplice “sia lodato Gesù Cristo”, aveva già percorso quasi tutto il mondo. L’affetto da cui era continuamente circondato, aumentava di giorno in giorno. L’ondata di simpatia suscitata dalle parole “se mi sbaglio mi corrigerete”, sono state il filo conduttore di una lunga storia di amicizia e dialogo. Superate le conseguenze dell’attentato del 13 maggio 1981, compiuto dal terrorista turco di estrema destra Mehemet Ali Agça, il Papa si dette con impegno ancora maggiore all’attuazione del suo programma: l’applicazione del Concilio Vaticano II. Nominò, in 5 diversi concistori, 100 nuovi cardinali, e per la prima volta riunì anche, in quattro distinte occasioni, l’intero collegio cardinalizio per studiare problemi di portata universale; rese più collegiale lo stile delle visite quinquennali dei vescovi ad limina Apostolorum; presiedette due assemblee generali ordinarie e una straordinaria (1985) del Sinodo dei Vescovi;  convocò un Sinodo particolare per l’Olanda (1981) e alcune riunioni con i Vescovi del Brasile, degli Stati Uniti, della Germania federale e della Svizzera; indisse un Sinodo speciale per l’Africa e uno per il Libano; dette un nuovo assetto agli istituti preposti all’amministrazione finanziaria della Santa Sede; celebrò l’Anno Santo straordinario della Redenzione (1983-84), concluso con la consacrazione del mondo alla Madonna, e un Anno Mariano (1987).

Non minore l’impegno ecumenico: numerosi incontri con le massime autorità delle Chiese e Confessioni non cattoliche; scambio di visite col Patriarca di Costantinopoli e col Primate anglicano (Canterbury 1982); visita al Consiglio ecumenico di Ginevra, alla comunità evangelica di Roma; incontri con le comunità luterane dei Paesi Baltici). Il dialogo teologico con l’ortodossia procedette in profondità anche se con nuove difficoltà dovute alla presenza di cattolici di rito greco-bizantino nei territori dell’Europa orientale, specialmente in Ucraina; analogamente proseguirono quelli bilaterali con altri gruppi. Pur tra molte difficoltà fece procedere il dialogo religioso con l’ebraismo: punto culminante fu la storica visita alla Sinagoga di Roma (1986). In difesa dei valori umani (pace, progresso, difesa dell’ambiente, diritti umani) il papa incoraggiò molto anche il dialogo con le altre religioni, specialmente con l’islamismo. Non per questo riteneva esaurita l’azione missionaria, che anzi incoraggiava con le sue visite nei diversi continenti, col ribadire il dovere dell’annunzio e della cooperazione missionaria, col promuovere gli studi in vista dell’inculturazione del Vangelo nelle diverse civiltà, il potenziamento della gerarchia locale nei paesi una volta detti ”di missione”, ma ancora bisognosi dell’aiuto dall’estero.

Cenni del discorso di Giovanni Paolo II ai giovani al «confronto ’88», a Valdocco

“Cari giovani, San Giovanni Bosco soleva ripetere ai suoi giovani: “Qui con voi mi trovo bene, è proprio la mia vita stare con voi”. Anch’io mi trovo bene con i giovani, sempre. E particolarmente stasera per questa “buona notte”, che vi do con tutto l’affetto. Saluto tutti voi qui presenti; in particolare il Rettore maggiore, don Egidio Viganò, successore di don Bosco, i sacerdoti salesiani, tutti gli educatori, la Superiora generale delle Figlie di Maria Ausiliatrice e le sue consorelle. Faccio mia questa espressione nello stesso spirito di don Bosco.
Sapete quando egli la utilizzava? Le Memorie Biografiche del santo che ci aprono uno spiraglio sulla storia spirituale di questo padre e maestro dei giovani, annotano: “Quando veniva da visitare nobili persone di alta posizione, ritornando qui, in questi luoghi, nei cortili di Valdocco, parlando ai giovani, ai suoi giovani che amava come la pupilla dei suoi occhi e che considerava come la porzione eletta delle sue cure, ritornando qui a Valdocco, alla sera per la “buona notte” ripeteva: qui con voi mi trovo bene”. Sono parole che vi impegnano.
Di don Bosco e della sua sollecitudine attiva a favore dei vostri coetanei del suo tempo si disse che “trovò i giovani com’erano e li aiutò a diventare come dovevano”: sagacemente attenti alle questioni che la vita pone, fiduciosi nell’affrontarle.
Anch’io al declinare di questo giorno, con profonda simpatia rivolgo a voi, a quanti come voi vivono nelle case salesiane ed a tutti i giovani del mondo l’augurio che quanto state compiendo per la vostra formazione porti frutti di bene.
A questo augurio unisco il cordiale invito a fare vostro lo spirito di don Bosco.
Pertanto, siate giovani ardimentosi.
Qui a Torino, nel “Confronto don Bosco ‘88” vi siete scambiati esperienze e progetti. Rinvigoriti da tali testimonianze e prospettive, tornate ai vostri gruppi, alle comunità giovanili e parrocchiali, con la forza di chi ha colto con maggior profondità quanto può Cristo in un cuore che ha coraggio”.

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Gianni Rigodanza
Gianni Rigodanza
Gianni Rigodanza è un giornalista e scrittore. Maestro del lavoro, Casellese dell’Anno, premio regionale di giornalismo; tra i fondatori, redattore e direttore di Cose Nostre per 32 anni. Finalista del 3°concorso letterario Marello. Autore di diversi libri di storia locale. Ha scritto per il Risveglio, Oltre e Canavèis.

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